mercoledì 17 ottobre 2012

Dal Covolo: «Luciani, modello del buon pastore»

17 ottobre 2012


TESTIMONE DEL VANGELO
Cade oggi il centesimo anniversario della nascita di Albino Lucani, l’indimenticato Giovanni Paolo I che fu Pontefice per soli 33 giorni. Una ricorrenza importante non solo per la cifra tonda ma soprattutto perché proprio oggi si compie a Roma un gesto importante nel cammino che potrebbe portare, forse anche in tempi brevi, il "Papa del sorriso" all’onore degli altari. Alla vigilia di questo evento Avvenire ha intervistato il vescovo Enrico dal Covolo, rettore della Lateranense e postulatore della causa di papa Luciani.

Eccellenza in che cosa consiste la cerimonia odierna?
Si tratta di un evento semplice ma significativo, della consegna del Summarium, cioè della prima parte dell’interaPositio, al prefetto della Congregazione delle cause dei santi, il cardinale Angelo Amato. Come è noto, la Positio è il dossier che dimostra al meglio l’eroicità della vita e delle virtù della persona di cui si parla. Il Summarium è una sorta di sintesi delle testimonianze offerte al riguardo dai testimoni interrogati. Nel caso di Luciani, si tratta di 167 testimoni. Alla cerimonia parteciperanno da una parte i superiori del dicastero; dall’altra io stesso, la mia collaboratrice per la causa, la dottoressa Stefania Falasca e un rappresentate del vescovo di Belluno-Feltre, don Davide Fiocco.

Quando è prevista la consegna della Positio completa?
La seconda parte della Positio, quella che raccoglie i documenti e, in generale, le questioni storico-biografiche, è quasi pronta. Così avremo due grossi volumi, elegantemente rilegati in tela rossa, come vuole la prassi, ed entro la fine dell’anno la Congregazione dei Santi avrà a sua disposizione la "Positio" completa per gli esami di rito.


Quali saranno i passaggi successivi della Causa?
Gli esami di rito sono due: uno da parte dei Consultori della Congregazione, l’altro da parte dei cardinali e vescovi membri del dicastero. Se, come speriamo, l’esito sarà positivo, il Santo Padre darà ordine alla Congregazione di preparare il Decreto sull’eroicità, il che comporterà per Luciani il titolo di "Venerabile".


Si può fare una previsione di tempi?
Se intende alludere alla beatificazione, devo aggiungere che - dopo l’approvazione della Positio - occorrerà ancora concludere il processo parallelo sul presunto miracolo. Come si vede, si tratta di un iter alquanto complesso. Nella migliore delle ipotesi, ci vorranno ancora quattro o cinque anni. 


Benedetto XVI per la causa del suo predecessore Giovanni Paolo II oltre a concedere una deroga per l’inizio del processo ha disposto anche che l’iter seguisse una corsia preferenziale. Prevede che lo stesso potrà accadere con Giovanni Paolo I accorciando così sensibilmente i tempi per vedere papa Lucani salire all’onore degli altari?
Naturalmente è ciò che io spero. Ma questo appartiene alla libera decisione del Papa...


La Positio affronta questioni che hanno particolarmente solleticato il nostro mondo mediatico, come le circostanze della morte di Giovanni Paolo I, o i suoi colloqui con suor Lucia a Fatima o la sua famosa frase su Dio "padre" e anche "madre"?
Sì, tutte le questioni vengono affrontate. Posso anticipare che verrà dissipato ogni dubbio su una presunta "morte indotta" di Luciani; che l’attribuzione di una sorta di profezia sull’elezione di Luciani a papa e sulla sua rapida morte, da parte di suor Lucia, non ha fondamento alcuno; che la famosa frase su Dio padre e madre, ricondotta al suo contesto proprio, risulta perfettamente ortodossa.


Al termine dell’udienza generale dello scorso 26 settembre lei, insieme al vescovo Giuseppe Andrich di Belluno-Feltre, ha avuto modo di parlare a Benedetto XVI della causa di beatificazione di papa Luciani. Cosa ci può dire di quel colloquio? 
Abbiamo aggiornato il Papa sull’andamento della causa e gli abbiamo anticipato l’evento del 17 ottobre. Il Papa si è mostrato molto interessato. Egli non ha mai nascosto la sua grande ammirazione per Giovanni Paolo I. Basti pensare a quanto disse nel 2003 l’allora cardinale Joseph Ratzinger alla rivista 30Giorni. «Personalmente - spiegò in quella intervista - sono convintissimo che era un santo. Per la sua grande bontà, semplicità, umiltà. E per il suo grande coraggio. Perché aveva anche il coraggio di dire le cose con grande chiarezza, anche andando contro le opinioni correnti. E anche per la sua grande cultura di fede. Non era solo un semplice parroco che per caso era diventato patriarca. Era un uomo di grande cultura teologica e di grande senso ed esperienza pastorale. I suoi scritti sulla catechesi sono preziosi. Ed è bellissimo il suo libro Illustrissimi, che lessi subito dopo l’elezione. Sì, sono convintissimo che è un santo».


Qual è la cifra della santità di Giovanni Paolo I, che ha retto il soglio di Pietro per appena 33 giorni, e qual è il messaggio che la sua testimonianza può dare alla Chiesa di oggi?
Sono convinto che se - come speriamo - Giovanni Paolo I giungerà all’onore degli altari, questo sarà perché egli incarna il modello del buon pastore, che dà la vita per il suo gregge. L’accettazione stessa del supremo impegno pastorale fu un gesto di autentico eroismo, come apparirà chiaramente dalla Positio.


Eccellenza, lei ha avuto modo di conoscere personalmente Albino Luciani. Che ricordo ne ha? 
L’ho già raccontato più volte, quindi non mi dilungo sui dettagli. Posso dire che quel giovane prete (eravamo nei primi anni Cinquanta: lui aveva poco più di quarant’anni, e io molti, molti anni di meno...) mi affascinava. Col senno di poi, direi che mi sembrava un salesiano. Non escludo che la sua testimonianza sacerdotale possa aver avuto un peso non indifferente nella mia storia di vocazione.

Gianni Cardinale

http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/luciani-modello-del-buon-pastore.aspx

«Quella di Luciani fu morte naturale»

Canale d’Agordo, il postulatore Dal Covolo ne è certo dopo aver esaminato i documenti della causa di beatificazione

di Francesco Dal Mas
CANALE D’AGORDO. Alla vigilia del primo centenario della nascita di Albino Luciani, il futuro papa Giovanni Paolo I, che porterà domani a Canale numerosi pellegrinaggi, fra i quali quelli di Belluno e Vittorio Veneto, viene chiarito, probabilmente in via definitiva, il giallo della morte. E la chiarificazione arriva da una fonte autorevole, quella del bellunese monsignor Enrico Dal Covolo, postulatore della causa di beatificazione.
Dalla documentazione sulla quale Stefania Falasca sta lavorando per preparare la “positio”, «vengono fuori delle novità interessanti, emergono nuovi dettagli sullo stato di salute di Papa Luciani e, grazie alle testimonianze (167 persone sentite) e ai documenti medici raccolti, la conferma definitiva che scagiona qualsiasi sospetto di morte indotta», ha detto ieri Dal Covolo.
Domani il monsignore di origini feltrine consegnerà al prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, cardinale Angelo Amato, una prima parte della “positio”, ovvero di tutta la documentazione raccolta sulle virtù eroiche, sulla vita e sul presunto miracolo compiuto da Giovanni Paolo I.
«Il giorno 17 consegneremo la “positio”, fa sapere infatti Dal Covolo, «da lì riprenderà il processo sul miracolo e sono convinto che entro poco tempo, non sappiamo di preciso quanto, il Papa sarà beato. Tutto è appeso a fili molto sottili, bisogna esser prudenti».
Ci vorranno, probabilmente, altri due o tre anni, mentre pare procedere più speditamente la causa di beatificazione di Paolo VI, il predecessore di Luciani. «Papa Benedetto XVI che ho incontrato qualche settimana fa», aggiunge Dal Covolo, «mi ha confermato di esser molto contento per questo passo in avanti verso la beatificazione e mi ha invitato alla prudenza. Lui sostiene con forza questa causa, con affetto e attenzione. Ha dato una benedizione speciale».
Quando l’allora cardinale Ratzinger venne a Belluno, pochi mesi prima di essere eletto papa, confermò infatti di pregare ogni giorno Luciani come fosse già santo. Ed è quanto accade anche ai pellegrini che si recano a Canale d’Agordo. Riscontri puntuali della morte naturale di Luciani si ricavano anche dall’ultimo libro di Ivan Marsura, che sempre domani sarà consegnato al Papa. Marsura ha ascoltato il medico personale di Luciani, Antonio Da Ros, che vive a Vittorio Veneto, uno dei suoi segretari, monsignor Jhon Magee, già segretario di papa Luciani e ora vescovo in Inghilterra, una guardia svizzera che aveva accesso, in quei tempi, all’appartamento pontificio. Tutti hanno escluso il decesso indotto.
È pur vero che il dottor Da Ros ha riconfermato che Luciani, in quel periodo, si trovava in buone condizioni di salute, ancorché negli ultimi giorni avesse le gambe gonfie, come successivamente testimoniò l’allora vescovo di Belluno-Feltre, monsignor Maffeo Ducoli.

lunedì 15 ottobre 2012

" Mio fratello Papa seppe tutto a Fatima "

L' INTERVISTA / L' OTTANTUNENNE CONGIUNTO DI GIOVANNI PAOLO I SVELA PER LA PRIMA VOLTA PARTICOLARI INEDITI SULLA VITA E SULLA FINE DI ALBINO

Edoardo Luciani: suor Lucia gli predisse il Pontificato e subito dopo la morte " Quando torno' da quel viaggio venne qui in paese ed era sconvolto A un' altra religiosa rivelo' che il suo successore sarebbe stato straniero "


----------------------------------------------------------------- L'INTERVISTA / L'ottantunenne congiunto di Giovanni Paolo I svela per la prima volta particolari inediti sulla vita e sulla fine di Albino "Mio fratello Papa seppe tutto a Fatima" Edoardo Luciani: suor Lucia gli predisse il Pontificato e subito dopo la morte "Quando torno' da quel viaggio venne qui in paese ed era sconvolto A un'altra religiosa rivelo' che il suo successore sarebbe stato straniero" DAL NOSTRO INVIATO CANALE D'AGORDO (Belluno) - "E' venuto fin quassu' per parlare con me? E cosa vuole che abbia da dirle, io? Ho 81 anni, sono vecchio, e anche un po' sordo...". Invece ha tante cose da dire Edoardo Luciani, fratello di quel "Papa del sorriso" di cui si parla in questi giorni, tra ventennale dell'elezione e ventennale della morte. Ha tanto da dire lui, e ha tanto da dire anche questo piccolo paese di montagna che ha avuto un Papa e che non fa nulla per esibirlo, salvo una statua discreta, quasi nascosta dietro la porta d'ingresso della chiesa parrocchiale. Non si riesce a capire davvero chi fu papa Luciani se non si viene qui, in questo suo piccolo paese, se non si parla con i suoi familiari, se non si entra nella casa dov'e' nato, una vecchia casa da montanari dove nulla, ne' una targa ne' un busto, ricorda l'illustre inquilino. Parli con Edoardo Luciani e ti sembra di vedere, come in uno specchio, l'umilta' e la semplicita' di un pontefice che aveva sorpreso e colpito milioni di persone, con quel modo di fare da parroco, cosi' inedito in quella cattedra. "Lei e' del Corriere? Ah, ma io non leggo il Corriere, compro solo il Gazzettino la domenica. Comunque venga su, ha fatto tanta strada, un bicchiere di vino se l'e' meritato". Ottantun anni, ex maestro di scuola elementare, ex sindaco del paese ("Tre volte ho fatto il sindaco. Per chi? Ma per la Dc, si capisce!"), dieci figli e ventitre' nipoti: un esercito, ma neanche un prete ne' una suora. "Come mai? Mah, ce l'ha chiesto anche il segretario del Santo Padre, l'anno scorso, mentre eravamo a cena da lui: "Come mai nessun sacerdote?". Ma prima di noi ha risposto il Papa: "Lo Spirito soffia dove vuole". "Lei mi chiede di mio fratello, mio fratello papa. Ma i ricordi piu' cari che ho sono quelli di quando eravamo ragazzi, e andavamo in montagna insieme. Partivamo all'una e mezza, al massimo alle due di notte: cosi' vedevamo l'alba dalle cime. Lui era cinque anni piu' vecchio, per me era una guida. Un uomo semplice, e' vero. Ma non ingenuo. Dopo cinque minuti che aveva davanti una persona, l'aveva gia' "pesata". Era un furbo, altro che. Furbo, che non vuol dire furbastro". Un Papa che e' durato un soffio. "Ha sorriso solo 33 giorni", titolo' il Corriere il 30 settembre 1978. C'e' chi dice che Albino Luciani sapesse tutto. Sapeva qual era il suo destino, sapeva che sarebbe diventato Papa e che sarebbe morto poco dopo. Forse glielo rivelo' suor Lucia, l'ultima delle veggenti di Fatima ancora in vita. "Guardi, almeno un fatto e' certo e posso confermarglielo io, perche' e' una cosa che ho visto con i miei occhi, e che ho sentito con le mie orecchie. Nel marzo del '78, quando era patriarca di Venezia, ando' in pellegrinaggio a Fatima. Al ritorno venne qui a Canale per guidare in parrocchia una meditazione sulla Quaresima. Siccome in canonica non c'era il riscaldamento, e faceva freddo, e lui era malato, venne a stare qui da me. Il giorno del suo arrivo io ero stato a Belluno, e rincasai verso sera. Mia moglie mi venne incontro e mi disse: "Guarda che se ne sta sempre solo, pare che stia poco bene". Lo vidi qui, in questa stanza, che e' poi quella dov'e' nato. Guardi, era seduto proprio li' dov'e' seduto lei adesso. Solo e pensieroso. Gli chiesi cos'avesse. Mi rispose: "Sai che sono stato a Fatima?". Certo, dissi. "Ma sai anche che suor Lucia mi ha mandato a chiamare, e mi ha voluto parlare?". Questo no, questo non lo sapevo, risposi. E lui: "Sai che continuo a pensare a quello che mi ha detto?". Subito dopo prese il breviario e ando' in camera a pregare". E non aggiunse altro? "No. Il giorno dopo era ancora cosi', strano, e ancora mi disse che continuava a pensare a quello che gli aveva detto suor Lucia. Non mi ha mai voluto svelare il contenuto di quel colloquio a Fatima. Quando mori', il suo segretario, che l'aveva accompagnato a Fatima, mi racconto' che quel colloquio con suor Lucia era durato due ore, che mio fratello ne era uscito sconvolto e che per tutto il viaggio di ritorno non aveva aperto bocca. Posso dirlo? Secondo me lui sapeva che sarebbe diventato Papa, e che sarebbe morto poco dopo". E ci sarebbero altri segnali, altri indizi in questo senso? "Quando e' morto, abbiamo ricevuto una lettera da Manila. Ci riferivano che poche ore prima che mio fratello morisse, durante una conferenza pubblica, l'arcivescovo di Manila, cardinale Jaime Sin (ancora vivo e in carica, ndr) aveva raccontato che il giorno dell'insediamento era andato a complimentarsi con lui, e Albino gli aveva risposto: "Ma il mio pontificato sara' breve". E non e' l'unica testimonianza di una simile "profezia". "No, una cosa simile ce l'ha detta suor Vincenza Taffarel, la religiosa infermiera che l'ha seguito fin dai tempi in cui era vescovo di Vittorio Veneto. Ci ha raccontato che un giorno, nello studio del pontefice, lui le disse: "Su questa sedia rimarro' poco, perche' presto ci sara' uno straniero". Chissa' quanti sorrideranno, increduli. C'e' pero' un altro fatto, misterioso, che chiunque puo' verificare, perche' e' un fatto pubblico, ed e' stato pure filmato. Il 16 settembre 1972 papa Paolo VI, diretto al congresso eucaristico di Udine, fece sosta a Venezia, dove Luciani era patriarca. Nella piazza gremita dai fedeli Paolo VI, con un gesto senza precedenti, si tolse la stola papale e la mise sulle spalle di colui che sei anni piu' tardi gli sarebbe succeduto. "Io c'ero, quel giorno. Ricordo benissimo che Paolo VI, prima di dare la stola a mio fratello, si giro' verso la folla come per dire: guardate bene cosa sto facendo, e cercate di capirne il significato. Albino divento' rosso come non l'avevo mai visto, e a me vennero i brividi". Ricorda l'ultima volta che vide suo fratello? "Ricordo. Mi saluto' come non aveva mai fatto, abbracciandomi piu' volte. E guardi che non ci eravamo mai abbracciati, io e lui, neanche da ragazzi... Eppure, quando ci lasciammo torno' indietro, mi raggiunse all'ascensore e mi riabbraccio' ancora una volta". E se l'avessero ucciso? C'e' chi ha scritto dei libri, su quest'ipotesi. Il primo fu David Yallop, con quel suo "In nome di Dio". "Hanno messo insieme una serie di "gialli" che non stanno in piedi. Come quello dell'orologio scomparso. "Dov'e' finito l'orologio del papa?", si chiede Yallop. Guardi li' dov'e' finito", dice Edoardo Luciani, e indica il polso di sua moglie. Eccolo qui, l'orologio che fu prima di Paolo VI e poi di Giovanni Paolo I. Sul retro della cassa e' inciso lo stemma di papa Montini. + un Longines di metallo, un orologio economico. Michele Brambilla 


----------------------------------------------------------------- UN NUOVO LIBRO E due sere prima di spirare previde l'avvento di Wojtyla MILANO - Agli "indizi" riferiti da Edoardo Luciani nell'intervista qui sopra, se ne aggiungono ora altri che confermano l'ipotesi di una misteriosa "conoscenza", da parte di Albino Luciani, di cio' che gli sarebbe accaduto. Due sono raccontati in un libro appena uscito e scritto da due giornalisti del "Giornale", Andrea Tornielli e Alessandro Zangrando. In questo libro, "Papa Luciani, il parroco del mondo" (Edizioni Segno di Udine, 225 pagine, 20.000 lire), si riferisce un particolare, finora inedito, che da' un significato nuovo al clamoroso gesto di Paolo VI. Tornielli e Zangrando hanno scoperto che la mattina del 16 settembre 1972, alle 7.30, poco prima di partire per Venezia, Papa Montini scrisse di suo pugno una "nota complementare" al suo testamento. Quel giorno, quindi, Paolo VI pensava alla sua morte, e al suo successore. E con un gesto senza precedenti nella storia della Chiesa si tolse la stola papale per metterla sulle spalle di chi sarebbe stato, sei anni piu' tardi, il futuro pontefice. Sempre nel libro "Papa Luciani, il parroco del mondo" e' riportato anche il racconto di John Magee, oggi vescovo irlandese. Magee ricorda che due sere prima di morire Luciani gli disse che presto al suo posto sarebbe stato eletto quel vescovo che, al conclave, stava seduto davanti a lui. E di fronte a Luciani, al conclave, era seduto proprio Karol Wojtyla. Un'altra testimonianza sul misterioso presentimento di papa Luciani e' quella di monsignor Maffeo Ducoli, vescovo emerito di Belluno - Feltre, che in un'intervista che apparira' sul prossimo numero di "Tracce", mensile di Comunione e liberazione, racconta di una telefonata la sera dell'elezione e di una cena due giorni prima della morte. -------------------------------------------------------------


---- LA VITA * NASCITA Giovanni Paolo I nasce a Forno di Canale (Belluno), il 17 ottobre 1912 * LA MISSIONE Nel 1935 e' ordinato sacerdote * PONTIFICATO Il 26 agosto 1978 diventa Papa. Muore 33 giorni dopo, il 28 settembre 1978


Brambilla Michele

(16 settembre 1998) - Corriere della Sera

“C’è la conferma, Papa Luciani non fu ucciso”. A Tgcom24 parla Mons. Enrico dal Covolo

15-10-2012


Giovanni Paolo I

Tra due giorni, il 17 ottobre 2012, sarà il centesimo anniversario della nascita di Papa Luciani, Giovanni Paolo I, scomparso dopo soli 33 giorni di pomtificato. Mercoledì, il postulatore della causa di beatificazione di Albino Luciani, Mons. Enrico dal Covolo, rettore magnifico della Pontificia Università Lateranense, consegnerà al Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il Card. Angelo Amato, una prima parte della positio, ovvero di tutta la documentazione raccolta sulle virtù eroiche, sulla vita e sul presunto miracolo compiuto da Giovanni Paolo I.

“Vengono fuori delle novità interessanti”, dice a Stanze Vaticane – Tgcom24 Mons. dal Covolo, ” emergono nuovi dettagli sullo stato di salute di Papa Luciani e, grazie alle testimonianze (167 persone sentite) e ai documenti medici raccolti, la conferma definitiva che scagiona qualsiasi sospetto di morte indotta”.
Mons. dal Covolo dopo queste novità quale sarà il prossimo passo?
Giorno 17 consegneremo la positio, da lì riprenderà il processo sul miracolo e sono convinto che entro poco tempo, non sappiamo di preciso ancora quanto, il  Papa sarà beato. Tutto è appeso a fili molto sottili, bisogna esser prudenti!
Esser prudenti è l’invito che le è arrivato anche dal Papa?
Papa Benedetto XVI che ho incontrato qualche settimana fa mi ha confermato di esser molto contento per questo passo in avanti verso la beatificazione e mi ha invitato alla prudenza. Lui sostiene con forza questa causa, con affetto e attenzione. Ha dato una benedizione speciale.
Perché Giovanni Paolo I diventerà beato?
Lo diventa perchè è il pastore buono che ha dato la sua vita senza risparmio per la santa Chiesa. Nonostante lo stato di salute precario, l’accettazione del pontificato da parte sua è stato eroico.
È stato comunque un Pontefice molto amato, definito “Papa del Sorriso”…
Nonostante gli appellativi dei fedeli, devo dire che non sempre ha incontrato l’amore della gente: era una persona molto rigorosa su ciò che riguarda la dottrina della fede, non transigeva affatto e vari episodi della sua vita lo dimostrano (come quando da Vescovo di Vittorio Veneto portò via il Santissimo dal tabernacolo dalla chiesa di Montaner dopo che la comunità di fedeli – diventati poi scismatici ortodossi – aveva, per protesta, impedito al parroco da lui nominato di insediarsi in parrocchia – cfr. M. Roncalli, Giovanni Paolo I, Edizioni San Paolo).
“Noi siamo oggetti da parte di Dio di un amore intramontabile. E’ papà; più ancora è madre. Non vuol farci del male; vuol farci solo del bene, a tutti“, disse Papa Luciani durante l’Angelus del 10 settembre 1978. Anche per questa affermazione venne molto criticato…
Per la elaborazione della positio questa affermazione ê stata esaminata dai nostri consultori con molta attenzione perchè estrapolata dal contesto poteva apparire poco ortodossa…
E a che conclusione si è giunti?
Oggi possiamo dire che c’è certezza che il Papa si espresse in modo corretto. Dio è Padre, ma ama i suoi figli con le viscere materne, il che appartiene alla tradizione biblica (vedi il cantico del Benedictus).  Dio quindi ci ama come un padre e allo stesso tempo con l’affetto che darebbe anche una madre!
Dicevamo era un Papa rigido sulla dottrina ma allo stesso molto umile…
Sì, era un suo tratto distintivo. Ricordo che da Patriarca di Venezia fu invitato ad un pranzo in una parrocchia; a tavola gli versarono il vino, lui in genere beveva pochissimo, bagnava solo le labbra, invece questa volta finì tutto il bicchiere. Dopo un po’ si accorsero che al posto del vino avevano versato dell’aceto. “Eminenza”, gli dissero dopo il pranzo in disparte, “non si è accorto che era aceto?”. E lui rispose: “È vero, anche a me era sembrato aceto”. Quella volta bevve tutto senza fiatare per evitare che il parroco che lo aveva invitato facesse brutta figura. Copriva spesso le mancanze degli altri in silenzio, ovviamente tranne che sulla morale cattolica!
Un carattere buono insomma…
Era sempre stato così, io l’ho conosciuto quando era sacerdote a Feltre, era coetaneo di mio zio e si conoscevano molto bene… Lui poi veniva spesso a casa di mia nonna perchè lei si confessava con Don Luciani. Noi bambini eravamo molto presi, affascinati da questo pretino giovane. Voleva insegnarci a giocare a scacchi o a dama, ma non ci riuscì: eravamo un po’ troppo monelli per quei giochi!
E poi da grande si è ritrovato a seguire la sua causa di beatificazione…
Sì, e quando sono stato nominato dal Papa rettore della Lateranense ho dovuto abbandonare le cause dei salesiani che seguivo (tra queste ho tenuto soltanto quella di Jan Tyranowsky, il laico salesiano, guida spirituale di Giovanni Paolo II sepolto a Cracovia che portò avanti l’iniziativa del rosario vivente). Oltre a questa causa, ho chiesto ovviamente di tenere anche quella di Papa Luciani proprio per una questione di affetto, per il legame con questa figura e soprattutto per far andare avanti per bene il processo di beatificazione.  Un cambio di postulatore avrebbe di certo rallentato tutto l’iter per la consegna della positio.
Dalla positio vengono fuori anche novità sull’incontro tra Albino Luciani e Suor Lucia di Fatima?
Non ci fu nessuna profezia sul pontificato o sui 33 giorni, fu un incontro cordiale e molto semplice. Lo stesso Card. Bertone ha detto più volte che Suor Lucia non pronunciò mai quelle parole. È tutta una bufala!

sabato 13 ottobre 2012

Giovanni Paolo I: il papa del sorriso

1/10/2012 

I due papi
GIOVANNI PAOLO I CON IL CARDINALE KAROL WOJTYLA SUO SUCCESSORE

Nai dimenticato e ora rivalutato per le sue intuizioni e sfide, umanamente incompiute, per la brevità del suo pontificato

LORENZO CARLESSO
ROMA

Venerdì 29 settembre 1978 i telespettatori della Rai videro interrotti i consueti programmi d’inizio mattinata. La linea fu data a Giuseppe Vannucchi del Tg1. Sistemati gli occhiali e congiunte le mani il giornalista annunciò: «Questa edizione straordinaria del telegiornale si apre per una notizia che già sta facendo il giro del mondo: è morto il papa […] Giovanni Paolo I. È morto dopo appena trentaquattro giorni dalla sua elezione, uno dei più brevi pontificati della storia». In precedenza la notizia era già stata trasmessa nel corso del giornale radio delle ore 7,30.

La scomparsa di papa Luciani, avvenuta nella notte del giorno prima, provocò sgomento e dolore. Eletto al soglio di Pietro il 26 agosto, Giovanni Paolo I aveva colpito tutti per la sua semplicità e bonarietà. Sacerdote della diocesi di Belluno, era stato nominato vescovo di Vittorio Veneto da Giovanni XXIII e successivamente, patriarca di Venezia e cardinale da Paolo VI. Accettata l’elezione a Pontefice, Luciani decise di ripagare la fiducia dei suoi due predecessori adottandone i nomi. Una novità senza precedenti per la storia della Chiesa.

La sua morte improvvisa diede adito negli anni successivi a congetture, sospetti e storie fantasiose. Articoli di giornale, trasmissioni televisive e libri si interrogarono sulle ultime ore di vita del Papa. Qualcuno arrivò ad ipotizzare una morte non naturale. Tra i più fantasiosi il libro di David Yallop, In nome di Dio. La morte di Papa Luciani. In realtà nessuna di queste ricostruzioni è stata in grado di fornire una sola prova. Si tratta di voci, in parte alimentate dalla confusa gestione della notizia della morte, caratterizzata da imprecisioni, errori, ingenuità di chi fu chiamato in quel triste frangente a ricoprire un ruolo di primo piano

A distanza di anni è stato possibile chiarire le principali discordanze trapelate a poche ore dalla morte: 1) a scoprire la salma di Luciani, non fu, come si disse, uno dei due segretari del Papa, l’irlandese John Magee, ma la fedele suor Vincenza; 2) il Papa non leggeva il noto testo medievale L’imitazione di Cristo, o dei documenti relativi alla Segreteria di Stato, ma delle sue vecchie omelie; 3) la causa del decesso non fu con  molta probabilità infarto al miocardio, che lascia visibili segni di sofferenza, ma embolia polmonare, che provoca una morte istantanea. Già nel 1975, nel corso di un viaggio in Brasile, Luciani aveva sofferto a causa di un embolo poi rivelatosi non fatale. Negli anni Sessanta aveva subito due operazioni chirurgiche; in gioventù era stato ricoverato due volte per sospetta tubercolosi. Appena nato era stato battezzato dalla levatrice Maria Fiocco, per timore che non potesse sopravvivere.

Poche ore prima di morire il Papa manifestò dei malesseri. Ricordò il suo segretario, don Diego Lorenzi: «Quella sera, l’ultima sera in cui fu in vita, ha accusato delle fitte al petto verso metà della cena. Alla nostra richiesta di convocare un medico, ha risposto: mi sta passando, mi sta passando. E siccome la nostra educazione nel rispettare i superiori, tanto più un Papa, ci impediva di disobbedire abbiamo ritenuto opportuno non chiamare il medico. Fu una omissione di cui non potemmo valutare la gravità». 

Nelle prime ore del giorno seguente la tragica scoperta di suor Vincenza, che corse ad avvisare padre Magee. Avvisati del trapasso, i familiari di Luciani raggiunsero Roma. Tra i ricordi, quello della nipote Lina Petri, rimane tra i più significativi: «Nel letto c’era mio zio morto, che guardava con la faccia rivolta verso la porta da cui io sono entrata; con un sorriso, cioè sorrideva, un sorriso lieve, ma sorrideva. Questa è un’immagine che mi è rimasta impressa sempre, anche ora dopo tanti anni. Tanto è vero che io ho avuto come un sobbalzo e ho pensato: ecco lui ha sorriso a qualcuno, cioè, nel momento in cui moriva vedeva qualcuno, forse un qualcuno con la maiuscola. Lui gli ha sorriso». Quasi una conferma di quanto chiesto al Signore da Luciani: «Ti chiedo una grazia: vorrei che Tu mi fossi vicino nell’ora in cui chiuderò gli occhi alla terra. Vorrei che tu tenessi la mia mano nella tua, come fa la mamma con il suo bambino nell’ora del pericolo. Grazie, Signore».

Tra gli epitaffi qualcuno ricordò quello utilizzato per Leone XI, Pontefice per pochi giorni nell’aprile del 1605: magis ostentus quam datus (più mostrato che dato). Alle accuse rivoltegli per i suoi atteggiamenti semplici Luciani aveva risposto: «Io so che molti criticano i discorsi che faccio, e i miei modi di essere Papa. Qualcuno mi ha definito un Papa insignificante. Io l’ho sempre saputo e il Signore prima di me. Posso essere una ciabatta rotta, ma è Dio che opera in me».

I funerali di Giovanni Paolo I si tennero in piazza San Pietro il 4 ottobre del 1978, alla presenza di autorità e fedeli provenienti da tutto il mondo. La salma, deposta in una bara dal legno chiaro, fu seppellita nelle grotte vaticane accanto ai suoi predecessori. A tutt’oggi è ricordato come il Papa del sorriso, molto amato dai fedeli del Veneto sua terra d’origine.

http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/documenti/dettaglio-articolo/articolo/papa-el-papa-pope-luciani-18557/

giovedì 11 ottobre 2012

“Papa Luciani? Beato subito”

4/11/2011


Papa Luciani
PAPA LUCIANI

I gesuiti americani lanciano un appello a Raztinger per velocizzare la canonizzazione di Giovanni Paolo I, un pontefice “ingiustamente dimenticato”


GIACOMO GALEAZZI
CITTA’DEL VATICANO

 SOS, l’oblio e le «lentezze burocratiche vaticane» minacciano Luciani. Presto beato il papa «ingiustamente dimenticato» Giovanni Paolo I. «Benedetto XVI ha il potere di impedire il venir meno della luce di Albino Luciani se canonizzerà questo straordinario Pontefice», si legge nell’appello rivolto a Joseph Ratzinger dalla prestigiosa rivista newyorchese della Compagnia di Gesù, «America», tradotto in italiano da Maria Teresa Pontara per la rassegna stampa del portale finesettimana.

L’occasione indicata è il centenario della sua nascita (17 ottobre 2012). Secondo i gesuiti Usa «la causa di canonizzazione dovrebbe procedere a ritmo più sostenuto» perché «a un mondo lacerato Luciani potrebbe fornire una guida morale».I suoi 33 giorni fugaci di pontificato «sono stati eclissati dal pontificato di Giovanni Paolo II, che, coi suoi 27 anni di permanenza in carica ha registrato un’impressionante durata che va ad aggiungersi a ripercussioni storiche di grande portata».
  
Ma «la longevità di un papato non è di per sé criterio di santità», e sarebbe sbagliato concludere che Luciani non abbia lasciato un’eredità da far conoscere alle generazioni successive. «Nell’arco di appena un mese Giovanni Paolo I aveva catturato i cuori della gente in tutto il mondo, sia cattolici che non cattolici, testimoni della sua inaspettata accoglienza, ma soprattutto del trionfo della sua umiltà- evidenzia “America-. Molti di noi intuitivamente avevano riconosciuto un autentico faro di speranza nel lampo del suo sorriso benevolo, la dolcezza dei suoi modi e lacompassione al centro dei suoi discorsi pubblici». Dunque, «sarebbe una perdita incalcolabile per quelli della generazione attuale, così come per il futuro, che la sua memoria corresse il rischio di svanire nell’oblio».
  
La beatificazione, quindi, come strumento della memoria. «Una meteora è spettacolare nel suo momento glorioso, ma non lascia una traccia della sua presenza luminosa una volta che si allontana dalla nostra visione», evidenzia «America» che stabilisce un paragone con Karol Wojtyla elevato agli onori degli altari a tempo di record. «Benedetto XVI ha proclamato beato Giovanni Paolo II, una pietra miliare nel cammino del papa verso la santità- sottolinea la rivista della Compagnia di Gesù negli Stati Uniti-. La velocità con cui è proceduta la causa di canonizzazione di Karol Wojtyla è abbastanza singolare. Secondo le norme della Chiesa, il processo non può iniziare fino a quando non siano trascorsi 5 anni dalla morte del candidato, ma Benedetto XVI in questo caso ha deciso di rinunciare a tale obbligo».
  
Non è accaduto altrettanto però con Albino Luciani, la cui causa, iniziata quasi otto anni fa, procede ancora lentamente impantanata com’è nel labirinto della burocrazia vaticana, tanto che la sua conclusione definitiva è ancora in dubbio». Inoltre «per coloro la cui fede è stata riaccesa da quel papa sereno, l’attuale incertezza circa la sua canonizzazione è davvero scoraggiante».
  
La vita di Albino Luciani, infatti, «fu così esemplare che potrebbe ispirare nuovamente un mondo stanco e cinico, insieme ad un desiderio di "doni più grandi" e "un modo più eccellente"». Pontificato fugace ma non effimero. «Passò come una meteora che illumina improvvisamente il cielo e poi scomparve, lasciandoci stupiti e attoniti», osservò il cardinale Carlo Confalonieri durante la messa funebre di papa Luciani nel 1978.
  
Nel settembre 2008 Benedetto XVI ha espresso tutta la sua ammirazione verso Albino Luciani. «Giovanni Paolo I scelse come motto episcopale lo stesso di san Carlo Borromeo: Humilitas- affermò Joseph Ratzinger-.Una sola parola che sintetizza l’essenziale della vita cristiana e indica l’indispensabile virtù di chi, nella Chiesa, è chiamato al servizio dell’autorità». E aggiunse Benedetto XVI: «In una delle quattro udienze generali tenute durante il suo brevissimo pontificato disse tra l’altro, con quel tono familiare che lo contraddistingueva: "Mi limito a raccomandare una virtù, tanto cara al Signore: ha detto: imparate da me che sono mite e umile di cuore. Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili". E osservò: "Invece la tendenza, in noi tutti, è piuttosto al contrario: mettersi in mostra"». Perciò, «l’umiltà può essere considerata il suo testamento spirituale», sostiene Joseph Ratzinger.

 E con gli stessi toni ratzingeriani, «America» lancia la campagna per elevare agli onori degli altari Albino Luciani. «Giovanni Paolo I aveva scelto l’espressione "Humilitas" come suo motto episcopale, una scelta appropriata per un principe della chiesa, che affermava con convinzione: "Dobbiamo sentirci piccoli davanti a Dio," e si considerava "povera polvere"- ribadiscono i gesuiti statunitensi-. E ha vissuto fedelmente in questa convinzione, descrivendosi spesso pubblicamente come "un povero abituato alle piccole cose e al silenzio».

mercoledì 10 ottobre 2012

Pellegrinaggio per il centenario di Luciani

Canale d’Agordo, messo a punto il programma della celebrazione della prossima settimana


CANALE D’AGORDO. Mercoledì 17 ottobre ricorre il centesimo anniversario della nascita di Albino Luciani, che il 26 agosto 1978 fu eletto papa come Giovanni Paolo I. Per l'occasione la diocesi di Vittorio Veneto, dove Luciani fu vescovo dal 1958 al 1969, ha organizzato un pellegrinaggio ufficiale nel suo paese natale, Canale d’Agordo, a cui parteciperanno circa 300 persone.


Alle 16 è previsto il ritrovo dei pellegrini davanti alla casa natale del Papa, dove verrà riproposta la breve rievocazione della nascita del piccolo Albino già realizzata il 26 agosto, in occasione dell'anniversario dell'elezione del pontefice. Seguirà l'inaugurazione di un'opera bronzea dell’artista Franco Murer da parte del presidente della Fondazione Papa Luciani e sindaco di Canale, Rinaldo De Rocco. È atteso anche il pellegrinaggio ufficiale della Diocesi di Belluno-Feltre.
Alle 16.30 vi sarà quindi la messa presieduta dal vescovo d Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo; alle 18.30 una seconda celebrazione liturgica, presieduta dal vescovo Giuseppe Andrich, poiché la chiesa di Canale, seppur capiente, non potrebbe contenere il gran numero di fedeli in arrivo per l'occasione.
Sempre mercoledì 17 ci sarà anche l'emissione di un francobollo commemorativo in onore di Papa Luciani da parte del ministero dello Sviluppo economico. Il materiale filatelico sarà disponibile all’ufficio postale di Canale d’Agordo dalle 8.15 alle 13.45.
Da domenica prossima fino a domenica 21 ottobre sarà allestita una mostra filatelico-documentale su Papa Luciani nella sala consiliare del municipio. La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18, con orario continuato nei giorni 17 e il 21 ottobre.
Il 21 ottobre si svolgeranno due ulteriori importanti eventi legati alla filatelia: l'annullo speciale curato dal Circolo filatelico numismatico agordino, dalle 9 alle 14, e la presentazione ufficiale del francobollo commemorativo di Giovanni Paolo I, alle 10.30, il tutto avvrrà nella sala consiliare del municipio di Canale d’Agordo.
9 ottobre 2012

domenica 7 ottobre 2012

Documenti emanati durante il pontificato di Giovanni Paolo I - 1


IOANNES PAULUS PP. I
LITTERAE APOSTOLICAE
SACRA DIOECESIS PLACENTINAE AEDES
BEATAE VIRGINI MARIAE SUB TITULO « A CONSOLATIONE »
VEL ETIAM « A SANCTO MARCO » DICATA LEGITIME ATTOLLITUR AD CONDICIONEM DIGNITATEMQUE BASILICAE MINORIS

Ad perpetuam rei memoriam. - Progredientibus iam plurium saeculorum aetatibus sacrarium Bedoniae intradioecesis Placentinae fines cultui dicatum Beatae Virginis Mariae a Consolatione sive, vulgari ex appellattione, Dominae Nostrae a Sancto Marco, ita adsidue studioseque frequentatum est tamquam seminarium pietatis fidelium et sedes institutionis sacerdotum et meta undique illuc peregrinantium ut non tantum quasi centrum quoddam vitae totius dioecesanae pridem evaserit sed nuperius etiam instaurata reluxerit ampliore aedium complexu situ rerum convenientiore dignioreque ornatu. Nihil vero aliud Episcopus ipse Placentinus, Venerabilis Frater Henricus Manfredini, deesse existimavit ad maximum loci sacri decus aedificiique novi splendorem quam publicum Basilicae Minoris titulum quem proinde motis fidenter precibus ab hac Sede Apostolica suo tempore efflagitavit. Cum porro Nos, ponderatis rationibus singulis, arbitremur talem litturgicum honorem revera plurimum deinceps profuturum esse variis probabilibus sacrarii eiusdem usibus nec non spiritalibus demum commodis et fructibus illud adeuntium, idcirco accipientes iudicium Sacrae Congregationis pro Sacramentis et Cultu Divino prompta voluntate adsentimur roganti Ordinario ac pro Apostolicae potestatis Nostrae plenitudine constituimus harum Litterarum virtute ut templum istud, quod commemoravimus Deo consecratum in honorem Beatae Mariae Viriginis quodque « a Consolatione » sive « a Sancto Marco » communiter nuncupatur, legitime evehatur ad gradum ac dignitatem Basilicae Minoris eique addantur iura cuncta et privilegia, quae aedibus hoc nomine auctis rite conveniunt:. Praecipimus tamen ut universa illa accurate serventur, quae secundum Decretum « De titulo Basilicae Minoris » die VI Iunii mensis anno MCMLVIII emissum serventur oportet, contrariis quibusvis minime obstantibus.
Datum Romae, apud Sanctum Petrum, sub Anulo Piscatoris, die I mensis Septembris, anno MCMLXXVIII,
Pontificatus Nostri primo.
Ioannes Card. Villot
Secretarius Status


Fonte: http://es.arautos.org/view/show/5097-elevacion-al-titulo-de-basilica-menor-del-santuario-de-nuestra-se-ora-de-la-consolacion-piacenza-italia-1-de-septiembre-de-1978-

lunedì 1 ottobre 2012

«Avevo un brutto male, sono guarito»

Il miracolato


CANALE. «Albino Luciani lo prego come sia già beato, anzi, santo. E non solo perché mi ha graziato. Avevo, infatti, un brutto male e, dopo aver invocato la sua intercessione, sono guarito».


CANALE. «Albino Luciani lo prego come sia già beato,anzi, santo. E non solo perché mi ha graziato. Avevo, infatti, un brutto male e, dopo aver invocato la sua intercessione, sono guarito». Chi parla è Giuseppe Denora, ex banchiere, che per la quarta volta arriva a Canale. E questa volta portando anche la sua famiglia. «Qui mi sento di casa. La devozione a papa Luciani la si spiega con quanto lui stesso ha fatto per la Chiesa, che voleva povera, umile, semplice, slegata dal potere. Mi ha affascinato tutta la sua vita improntata a questa visione». In prima fila, accanto alla famiglia Denora, anche Daniele Bravo, la moglie e la figlia. Daniele aveva dieci anni quando Luciani lo chiamò vicino alla sua cattedra per fargli alcune domande. Gli chiese tra l’altro se voleva restare in quinta elementare o passare alla prima media. «Tutti continuano a chiedermelo, perché in verità risposi che volevo restare in quinta, dal momento che temevo di perdere la maestra e i compagni. Perfino mio figlio oggi continua a farmi, scherzando, la stessa domanda». Inutile chiedere a Bravo se sia devoto di Luciani. «Il suo insegnamento è un punto di riferimento costante della mia vita». (fdm)
27 agosto 2012

Corriere delle Alpi
http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/08/27/news/avevo-un-brutto-male-sono-guarito-1.5604784

venerdì 28 settembre 2012

“Slitta” l’istruttoria per la beatificazione del Papa del sorriso

Un primo atto ufficiale introduttivo sarà consegnato attorno al 17 ottobre, la positio completa solo in seguito


di Francesco Dal Mas
Corriere delle Alpi

Ma attorno a quella data del 17 ottobre, tra alcune settimane, ci sarà comunque la presentazione di un atto ufficiale, un documento introduttivo alla positio che verrà presentato alla Congregazione. Il resto della documentazione verrà quindi consegnato in seguito.CANALE D’AGORDO. Stefania Falasca, uno dei più accreditati studiosi di Papa Luciani, non riuscirà a concludere la “positio” su Giovanni Paolo I entro il 17 ottobre, come aveva auspicato il postulatore della causa di beatificazione mons. Enrico Dal Covolo. Il lavoro affidato alla Falasca è complesso e delicato. E il tempo non è stato sufficiente per presentare la documentazione completa alla Congregazione per le cause dei santi entro la data da tutti auspicata, anzitutto dalla stessa Falasca, quella del centenario della nascita, appunto il 17 ottobre. Data che lo stesso Dal Covolo aveva annunciato il 29 giugno ad Agordo, in occasione della celebrazione dei patroni.

Lo stato della causa di beatificazione di Giovanni Paolo I è stato illustrato ieri, in un incontro in Vaticano, a Benedetto XVI dal vescovo di Belluno-Feltre, Giuseppe Andrich, e dal vescovo rettore della Lateranense, Enrico Dal Covolo, che è il postulatore della causa.

I tempi più lunghi non motiveranno comunque un ritardo nella proclamazione di Luciani agli onori degli altari. Ci vorranno ancora dai due ai tre anni, anche se taluni avevano azzardato che Benedetto XVI avrebbe desiderato che la beatificazione avvenisse nell’anno della Fede che il papa stesso avvierà l’11 ottobre.

D’altra parte, a Canale d’Agordo, quanti visitano i luoghi di “don Albino”, come ancora viene chiamato Luciani, entrano nella chiesa parrocchiale per pregarlo come un santo, non solo come beato.

Secondo i primi riscontri della parrocchia e del Comune di Canale, i pellegrini quest’anno si possono contare in più di 50 mila, provenienti da ogni parte del mondo. I 40 gruppi organizzati dell’anno scorso che avevano prenotato la visita, sono diventati 80 già nei primi nove mesi del 2012. La mostra su papa Luciani, in canonica, ha registrato 11 mila visitatori. I libri delle grazie chieste e ricevuti, all’ingresso della chiesa, si riempiono di mese in mese.

Così, mentre domani alle 18 (preceduto alle 17 dall’incontro con i catechisti agordini) è prevista la messa nella chiesa della Pieve per ricordare l’anniversario della morte di Albino Luciani, è pronto il programma delle celebrazioni del centenario. Mercoledì 17 ottobre è il giorno del centenario della nascita e per la circostanza Canale farà il pieno di devoti del “papa del sorriso”. Quel giorno, anche il pellegrinaggio ufficiale della diocesi di Vittorio Veneto. Alle 15.30, la rievocazione davanti alla casa natale. Alle 16, in chiesa, la concelebrazione presieduta dal vescovo di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo, col vescovo Giuseppe Andrich. Per l’occasione sarà emesso un francobollo commemorativo in onore di papa Luciani da parte del ministero dello sviluppo economico, i con Poste italiane. Il 19 ottobre, a Padova, presso la chiesa di San Bellino, sarà celebrata una messa di suffragio e alle 20.30 mons. Giorgio Lise, già vice postulatore della causa di beatificazione, Pia Luciani, nipote di “don Albino” e il giornalista Fabio Zavattaro terranno una conferenza. Ultimo appuntamento il 21 ottobre, a Mestre, nel duomo di San Lorenzo con il premio “Angelo che sorride”. Anche in questo caso ci sarà un francobollo commemorativo. A questo punto non resterà che attendere il deposito della “positio” che avverrà ormai il prossimo anno. Si tratta dell’ultimo, decisivo atto del processo di beatificazione, prima della certificazione vaticana del miracolo e dell’annuncio del papa.

27 settembre 2012

giovedì 27 settembre 2012

Luciani, un papa inedito

27-09-2012

Da Vatican Insider

La prima tesi di dottorato dedicata Giovanni Paolo I svela il volto intimo del successore di Paolo VI e le radici letterarie del suo “sermo humilis”  


Gianni Valente
Roma

Mentre si avvicina il centenario della sua nascita – che cade il prossimo 17 ottobre - e a 34 anni esatti dai giorni brevi del suo pontificato, il profilo di Albino Luciani viene indagato per la prima volta da una tesi di ricerca post lauream discussa presso la “laica” Università statale di Roma Tor Vergata. A realizzare il singolare lavoro di ricerca – intitolato Sermo humilis e referenze letterarie negli scritti di papa Luciani: il caso di “Illustrissimi” – è stata Stefania Falasca, impegnata da anni come vice-postulatrice nella Causa per la beatificazione di Papa Luciani.

Curiosamente, la ricerca è stata realizzata nell’ambito degli studi letterari, e non in quello degli studi specialistici in storia della Chiesa o della spiritualità. Qualche giorno fa, nella commissione di docenti che ha esaminato la tesi di dottorato in Italianistica, coordinato dal professor Andrea Gareffi, c’era anche il noto critico letterario Giulio Ferroni.

L’indagine getta una luce nuova sullo stile di Giovanni Paolo I, sull’ampiezza e la profondità del suo orizzonte teologico e culturale a partire dai sovrabbondanti riferimenti letterari del suo ministero pastorale. E la via d’accesso utilizzata per questo approccio inedito alla figura di Luciani è la sua opera Illustrissimi, la raccolta di quaranta lettere immaginarie a personaggi romanzeschi o a illustri autori del passato – da Dickens a Bernardo di Chiaravalle, da Péguy a Quintiliano, da Figaro, barbiere di Siviglia a Manzoni, da Ippocrate a Mark Twain – pubblicate mensilmente dall’allora patriarca di Venezia sulla rivista Messaggero di Sant’Antonio, dal maggio 1971 al novembre 1974.

Giovanni Paolo I non ha avuto il tempo di scrivere encicliche o esortazioni apostoliche. L’unico testo che ha licenziato da Papa è stata proprio la quarta edizione di Illustrissimi, da lui rivista e corretta negli ultimi giorni del suo pontificato. Un testo squisitamente letterario, che può essere considerato il suo testamento umano, spirituale e pastorale, di cui la tesi di Falasca rappresenta la prima edizione critica.

Avvalendosi della consultazione delle carte personali di Luciani – quaderni, bloc notes, agende – conservati presso l’Archivio storico del Patriarcato di Venezia, e attraverso una serrata analisi intertestuale condotta sulla base della documentazione inedita, il lavoro di ricerca ha potuto ricostruire l’intero processo di redazione di Illustrissimi. L’indagine ha anche il merito di aver fatto rinvenire una parte dei volumi della ricca biblioteca personale di Luciani, dispersi dall’incuria nel tempo e solo in parte confluiti nella biblioteca dello Studium Marcianum a Venezia.

Dal serrato lavoro filologico emerge l’originalità del codice linguistico lucianeo, in grado di attingere a un repertorio umanistico-letterario vasto e versatile, rimasto finora sostanzialmente ignorato da parte della storiografia anche recente sul pontificato di Giovanni Paolo I. In particolare, proprio la familiarità di Luciani con la dimensione letteraria spinge a riconsiderare il nucleo originario della sua formazione, fuori dai clichè fioriti intorno al “parroco di montagna” finito quasi per sbaglio sul Soglio di Pietro.

La tesi di Stefania Falasca lascia in fuorigioco quanti si ostinano a scambiare l’humilitas e la semplicità di Luciani per sprovvedutezza o addirittura per mediocrità intellettuale. Se papa Montini lo considerava un «fine teologo», per il filosofo Jean Guitton il successore del suo grande amico Paolo VI era «uno scrittore nato» e la sua arte di raccontare era «abitudine acquistata mediante lungo esercizio, e non formula magico-cabalistica». La sua stessa opzione per il registro letterario e la ricerca di un linguaggio accessibile a tutti, emancipato da ogni sofisticazione, era in Luciani il frutto di un lavoro e di un’applicazione assidua.

Il Papa che recita a memoria Trilussa nelle udienze generali vuole parlare agli uomini del suo tempo nella loro lingua, quella che tutti possono comprendere. Senza pose, senza formule altisonanti e intimidatorie. Se il “conversare” è la cifra distintiva di Illustrissimi, essa rappresenta anche la chiave ultima di tutto il ministero di Luciani. Quando anche da Papa sceglie il tono colloquiale e convoca come alleati del suo magistero di predicazione poeti e scrittori, Giovanni Paolo I ripercorre le strade dei Padri della Chiesa che già nei primi secoli cristiani ricercavano la pronuntiatio, intesa come «sapienza del porgere». Il suo “sermo humilis”, irrigato con le parole della Sacra Scrittura e del genio letterario, è il modulo espressivo più consono a una Chiesa che vuole essere amica degli uomini del suo tempo. Come Agostino – fa notare Falasca nelle pagine introduttive del suo lavoro – Luciani riconosce che ogni verità rivelata va proposta suaviter, con delicatezza. Si deve in qualche modo adattare alle possibilità di ricezione di chi la riceve. Perchè «nutre l’anima solo ciò che la rende lieta». 

http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/luciani-papa-pope-el-papa-18451/

domenica 9 settembre 2012

Gli ascolti tv di domenica 26 agosto: vince Papa Luciani


serie tv



















La sfida serale della giornata di ieri 26 agosto è stata vinta dalla Rai che piazza due reti sul podio virtuale degli ascolti.
A salire sul gradino più alto è Rai Uno “Papa Luciani, il sorriso di Dio”.
La replica della famosa fiction ha ottenuto uno share vicino ai 18 punti (17,54%) con una media di telespettatori pari a 3.156.000. Al secondo posto invece troviamo Rai Due con un’altra replica: i due episodi della seconda serie di N.C.I.S. Los Angels sono stati guardati da 2.100.000 di spettatori, pari ad uno share di vicino all’11%. Completa il podio il film di Canale 5 The Bodyguard (la Guardia del corpo) che ha totalizzato 1.789.000 milioni di telespettatori con uno share dell’ 11,2%. Subito dietro l’ammiraglia Mediaset si piazza Italia Uno con il film “30 secondi in un secondo”, che ottiene un audience di 1.359.000 (7,43% di share). Il duello tra Rete 4 e Rai 3 viene vinto da Mediaset grazie al festival “Mea Puglia” organizzato da Albano (6,39% di share), che ha la meglio sulla puntata di Kilimangiaro diretta da Licia Colò (5,05%). Infine il tributo di La7 per la scomparsa di Neil Amstrong con il film Moonshot conquista uno share pari a 1,77% e 344.000 spettatori.

Papa Luciani “politico”. Ne parliamo con il biografo, Marco Roncalli


Pubblicato il 26 ago 2012 da Roberto Russo

“Papa Giovanni Paolo I aprì la via ad una nuova speranza”, così è scritto sulla lapide commemorativa affissa sul palazzo del Patriarcato di Venezia. Il pontificato di papa Luciani, infatti, pur molto breve – solo trentatré giorni – si pone, come spartiacque e al contempo come elemento di unione, tra due pontificati molto forti: quello di Paolo VI e quello di Giovanni Paolo II.

Albino Luciani veniva eletto papa il 26 agosto 1978

Il cardinal Albino Luciani, patriarca di Venezia, diventava papa proprio il 26 agosto di trentaquattro anni fa: nel tardo pomeriggio di quel sabato romano, infatti, dopo un brevissimo conclave, i cardinali scelsero Luciani come 263° papa della chiesa cattolica.
Qual è stato il ruolo politico di Giovanni Paolo I? Quale la formazione politica e sociale c’è alle spalle del Papa del Sorriso? Lo abbiamo chiesto a Marco Roncalli, biografo di papa Luciani, che ha recentemente pubblicato un biografia del pontefice (Giovanni Paolo I. Albino Luciani, Edizioni San Paolo, 736 pagine, euro 34).

Marco Roncalli, Giovanni Paolo I. Albino LucianiAnche se solo per pochi giorni, Giovanni Paolo I è stato un capo di Stato. Da patriarca di Venezia ebbe a dire: “Non esigiamo – situati a destra – che la Chiesa conservi oggi, in un mondo profondamente cambiato, tali e quali gli atteggiamenti e i riti, che andavano bene nel medioevo… Viceversa cerchiamo di non essere – situati a sinistra – troppo audaci e di non compromettere l’unità della fede e della Chiesa”. Quali sono gli elementi specifici di Luciani del modo di concepire il “governo” della Chiesa?
Occorre interrogarsi sul fatto che anche Luciani proviene da quell’area regionale, da quel Veneto che in tempi più recenti ha dato alla Chiesa tre papi [Pio X – papa dal 1903 al 1914; Giovanni XXIII – papa dal 1958 al 1963, e Giovanni Paolo I, ndr], oltre a buona parte dei gruppi dirigenti del cattolicesimo politico e sociale 
italiano, dalle sue primitive versioni intransigenti (l’Opera dei Congressi) alle più moderne declinazioni transigenti (la Democrazia cristiana di De Gasperi e dei dorotei).
Come ho cercato di dimostrare nel mio libro, Luciani attraversa con consapevolezza e costante attenzione i
differenti contesti del suo tempo, ecclesiali, culturali, ma anche propriamente politici e sociali. Quelli di lui vescovo, con maggiori responsabilità, sono poi anche anni costellati da un’evoluzione delle scelte politiche, con parte dell’elettorato di area cattolica che guarda a sinistra e nel mio libro mi fermo appunto sui pronunciamenti del 
pastore che giudicano «danno spirituale non piccolo», il fatto – ad esempio – che «i cattolici portino acque alla Base», la corrente aperturista della Dc… Ma scandagliando scandagliando lungo i binari della fede e della politica ritroviamo qui Luciani sui terreni delle battaglie sul divorzio e l’aborto, dell’inconciliabilità di marxismo e cristianesimo (ribadita in vari modi alla vigilia degli appuntamenti elettorali) e della ridiscussione del Concordato. Rileggeremo Luciani tra Bettazzi e Berlinguer, don Franzoni e Lefebvre… Lo seguiremo nelle stagioni delle stragi e del terrorismo, una catena di omicidi che non risparmia Venezia (con l’uccisione della guardia giurata Franco Battagliarin).
Marco Roncalli, biografo di Giovanni Paolo IAlbino Luciani ha avuto una ben precisa formazione politica e sociale?
Da don Giulio Gaio, vicino al Partito popolare e antifascista, come pure 
da altri dei suoi insegnanti di ginnasio e di liceo, Luciani imparò in quegli anni a interessarsi un po’ alla politica (pur
 se indirettamente, visto che a chierici e preti si chiedeva di starne lontani). Durante gli anni del regime ha condiviso i brutti momenti attraversati dall’Azione Cattolica alla quale Mussolini cercava di impedire ogni forma di intervento, con conseguenze politiche, per certi versi vane… Subito dopo la guerra anche Luciani è entrato nella mobilitazione dei cattolici contro il pericolo comunista salutata con toni convinti da don Albino già in
molti articoli contro l’illusione della fiducia accordata all’alleanza socialcomunista, apparsi ripetutamente dall’inizio del 1947 e continuati sino alle elezioni politiche dell’aprile 1948. Durante gli anni del dopoguerra Luciani si è distinto nell’opera di ricostruzione morale di una intera generazione che poi ha avuto ruoli non secondari nella politica come nel sindacato. Ma proprio questi giovani spiegano bene il principio alla base del suo agire, non politico ma educativo. A questo va aggiunto il fatto che l’impegno manifestato ad extra da Luciani viene comunque da lui vissuto in spirito di servizio dall’interno della struttura ecclesiale. Ed è a questa che il 
suo sguardo è costantemente rivolto. A essa sente di dover prestare con la sua obbedienza tutto quello che può fare
, accettando ogni incarico assegnatogli. Magari oltre i suoi stessi limiti, ad esempio per quanto concerne la salute.
Quale potrebbe essere la cifra del centrista Luciani?
La vera cifra del “centrista Luciani”, come nitidamente si staglierà durante il periodo del patriarcato a Venezia, si fonda sulla sua consapevolezza su cosa significasse essere vescovo in Italia, dopo il Concilio. Per 
lui, come ripeté chiaramente al vaticanista Giancarlo Zizola che mi piace ricordare, era questo: niente compromessi con la politica, il primato conferito alla liturgia e alla povertà nella Chiesa, curare la preparazione teologica dei preti, a costo di lasciare gli antichi manuali. Insomma, trasformare la Chiesa-castello in una Chiesa-missione, dentro un Veneto in cui la tentazione del fare politica e del pretendere la vecchia “leadership” culturale non ha perduto tutta la sua suggestione fra i preti: “La Chiesa che si rifà lievito nella pasta, d’accordo – diceva – ma senza nostalgie primitivistiche”.
Può raccontarci un aneddoto del Luciani politico?
Sul Luciani politico è interessante un ricordo del suo primo segretario a Venezia: «Ricordo una telefonata di un politico, nel 1970, in occasione della prima giunta veneziana di centrosinistra (sindaco sarà Giorgio Longo). Volevano incontrare il patriarca. Mi ha detto di rispondergli: “Se volete venire, il patriarca vi riceve; ma le scelte che fate siate capaci di farle in autonomia, perché siete cristiani, laici impegnati, uomini maturi”».
Detto questo, tra i vescovi che stanno alla larga dal potere politico non si faticherebbe a mettere ai primi posti proprio Luciani. E in ogni caso la sua tesi è questa: «Il 
rapporto con il potere politico va affrontato con grande equilibrio: la Chiesa deve insegnare, anche con i fatti, che l’autorità civile va rispettata, ma nello stesso tempo deve denunciarne gli eventuali abusi».