venerdì 29 agosto 2014

mercoledì 27 agosto 2014

Stella: «Papa Luciani? Un sacerdote trasparente, senza ipocrisia»

Il Prefetto della Congregazione del Clero ha presieduto una Messa nel 36° anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo I. «Il sorriso di Francesco ce lo fa ricordare»
 
 
LAPRESSE


26/08/2014


«Il sorriso, la semplicità, l'umanità e il suo non risparmiarsi per il servizio alla Chiesa di papa Francesco ci fa ricordare con profondo affetto il nostro Papa Luciani». Lo ha detto oggi il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il Clero, celebrando a Canale d'Agordo una Funzione solenne in occasione dell'anniversario dell'elezione a pontefice di Albino Luciani, originario del paese bellunese, il 26 agosto 1978.

«Un sacerdote trasparente, zelante e senza ipocrisia». Giovanni Paolo I viene definito innanzitutto così da Stella, che con Luciani condivide «le radici in questa terra veneta; l’ho conosciuto da vicino anche come mio Vescovo, per 11 anni, dopo aver partecipato in Roma alla sua consacrazione episcopale».

Giovanni Paolo I «sarà ricordato soprattutto come un modello di vita sacerdotale», ha affermato il Prefetto. Un sacerdote «con una vita tutta volta a rendere visibile e credibile la sostanza del Vangelo - nell’umiltà, nella carità e nella povertà - con una stupenda coincidenza tra quanto insegnava e quanto praticava e viveva, nella fedeltà quotidiana alla sua vocazione, in tutto il suo percorso, da giovane prete fino alla Cattedra di Pietro».

Prete «esemplare, dunque! Che ha speso le sue energie, prima come docente e Vicerettore del Seminario, poi come Vicario generale a Belluno e come Vescovo a Vittorio Veneto, nella cura delle vocazioni e dei sacerdoti. Ha voluto un gran bene ai suoi preti – ha rammentato il Porporato - anche a quelli che lo hanno fatto soffrire».

E poi il Cardinale ha continuato: «Nel ricordino della prima Messa don Albino aveva fatto scrivere: “Il sacrificio che oggi ti offro, ti sia grato, o Signore, e sia di conforto e di consolazione a quanti lo hanno preparato e atteso”. Ma chi l’aveva preparato e atteso? Certamente gli sarà passata davanti agli occhi la barba di quel frate cappuccino che nella primavera del 1923 gli aveva fatto scoccare la scintilla della vocazione; la maestria nell’uso della fionda di frate Remigio, predicatore quaresimale a Canale d’Agordo, conquistò Albino e gli fece cogliere il fascino di una vita spesa per il Signore». E sicuramente al futuro Papa sarà tornata alla mente anche la lettera «del papà suo Giovanni, allora emigrante in Germania per mantenere la famiglia, che lo aveva autorizzato a entrare in Seminario, come vivamente desiderava».

Ma in particolare «ricordò don Filippo Carli, il caro pievano che solamente pochi mesi prima dell’ordinazione di don Albino, nel 1934, aveva chiuso gli occhi alla scena di questo mondo: in quella giornata era il suo parroco il grande assente, ma molto presente nello spirito». Stella ha spiegato: «Una volta scoperto il “pacco regalo” posto nel cuore di Albino dal Signore, il ragazzo venne aiutato a scoprirne il contenuto proprio dalla bella figura sacerdotale del suo parroco, don Carli, che provvide a indirizzarlo al Seminario, orientando la sua famiglia e predisponendo l’ambiente e le circostanze. Attraverso la guida e l’esempio di questo sacerdote, l’intuizione iniziale divenne una scelta definitiva di vita nel sacerdozio».

Sono molteplici «le linee e di continuità che uniscono don Filippo e don Albino: per esempio, nella strenua volontà di essere semplice ed efficace nella predicazione e nella catechesi; nell’attenzione agli umili e ai poveri; nell’obbedienza e nella lealtà verso la Chiesa».

Don Carli «voleva farsi capire dalla gente nella sua predicazione e questo fu il pregio del sermo humilis, del dire umile di Papa Luciani. Don Filippo avviò con intelligenza, qui a Canale d’Agordo, la pubblicazione di un bollettino parrocchiale e il Patriarca Luciani – ha raccontato Stella - incurante delle critiche dei benpensanti che avrebbero preferito un magistero più cattedratico, chiedeva posto nel Gazzettino e nel Messaggero di Sant’Antonio, per pubblicare le sue celebri lettere agli Illustrissimi, certo del passato, ma per attrarre l’attenzione dei vivi e dei presenti, su temi importanti, formulati nella semplicità, ma saporosi nel contenuto». Dunque, profondità di concetti espressa in un linguaggio familiare, quotidiano.

E ancora: «Don Filippo fu il prete dei poveri, don Albino non lasciava mai andare via un questuante che bussava alla porta dell’Episcopio. “Miei fratelli, diceva, non possiamo dire di amare Cristo, se non condividiamo questa passione per la povera gente”. (Omelia per la Festa di San Marco del 25 Aprile del 1974)».

Poi: «Don Filippo visitava con delicatezza gli ammalati; don Albino non trascurò mai quest’opera di misericordia».
Inoltre, don Carli «sentenziava spesso: “Obbedire bisogna”! Monsignor Luciani fece della lealtà verso i superiori la stella del suo cammino, partendo dall’umile servizio di Vicerettore nel Seminario a Belluno, fino alla più coraggiosa ed esemplare lealtà verso Paolo VI, nei momenti più drammatici della contestazione degli anni Settanta». E con lo stesso spirito di ubbidienza «accettò anche la chiamata al soglio pontificio».  



I ladini commemorano papa Luciani

Canale, affideranno alla protezione del futuro beato il progetto di un monumento alla pace da realizzare a Fuciade







di Francesco Dal Mas 

 


CANALE D’AGORDO. Ancora una volta i ladini in pellegrinaggio dal “papa ladino”. Oggi, infatti, saranno a Canale d’Agordo per ricordare Albino Luciani, alla cui protezione affideranno anche il loro progetto per la pace, a memoria dei caduti della prima guerra mondiale, e le vittime delle altre guerre. «Si tratta di un monumento che realizzeremo al confine tra i Comuni di Falcade e Soraga, in località Fuciade, in val di Tasca», spiega Danilo Marmolada, presidente della Federazione delle diverse comunità ladine delle province di Belluno, Trento e Bolzano. «Rappresenteremo il cappello degli alpini e dei Kaiser jager, con la scritta 1915-2015. Significheremo, in questo modo, l’unità dei popoli ladini, che non per loro decisione si trovarono a combattere, nel primo conflitto mondiale, gli uni contro gli altri».
Verso il monumento convergeranno i sentieri della guerra, trasformati in percorsi di pace, a partire da quelli della valle del Biois, che saranno attrezzati anche di particolare cartellonistica. L’Unione dei ladini collaborerà, per questo, con l’associazione degli alpini.
Alle 10 di questa mattina, nell’auditorium pubblico, l’incontro delle diverse Unioni, che nel pomeriggio saranno presenti, con i loro costumi, alla solenne concelebrazione in piazza a Canale per la memoria di Albino Luciani, nell’anniversario dell’elezione al soglio pontificio, il 26 agosto 1978.
«Noi ladini lo consideriamo un nostro protettore, per cui ne auspichiamo la rapida beatificazione, e poniamo sotto la sua protezione – puntualizza Marmolada – quel valore della pace di cui tante parti del mondo hanno oggi bisogno».
Ne parlerà con ogni probabilità anche il cardinale Beniamino Stella, prefetto della congregazione per il clero (quindi uno dei più stretti collaboratori di papa Francesco), che a Canale è già stato, in incognito, lo scorso mese di luglio, perché devoto del “papa del sorriso”.
È stato infatti Luciani a consacrarlo sacerdote e a inviarlo a Roma per gli studi accademici. Stella prega Luciani come fosse già santo e, quindi, ne auspica la rapida conclusione del processo di beatificazione. Processo che al momento pare sospeso, anche se don Davide Fiocco si sta adoperando, per conto della diocesi di Belluno-Feltre, a completare la documentazione da sottoporre alla Congregazione per le cause dei santi.
La celebrazione della messa è in programma alle 16.30 sulla piazza del paese, davanti alla chiesa arcipretale. Verso le 16 sarà rappresentata, a cura della parrocchia, la nascita di Albino, in uno sceneggiato davanti alla casa natale del futuro pontefice. A dare il benvenuto a Stella saranno il vescovo Andrich e il sindaco De Rocco. Il quale sindaco anticipa di augurarsi di poter completare il sospirato centro sociale con l’annesso museo dedicato a Luciani entro l’anno, per allestire gli ambienti entro la primavera e poter inaugurare l’opera prima dell’estate 2015. «Speriamo che per allora si sappia anche qualcosa di più sulla conclusione del processo di beatificazione», afferma il sindaco, interpretando l’attesa di gran parte della popolazione.
Intanto continuano i pellegrinaggi di devoti, anche se in misura più contenuta del passato, complice la crisi e la recente beatificazione di Wojtyla e Roncalli, che ha dirottato a Roma numerosi fedeli. «Ci prepariamo comunque ai grandi flussi che sicuramente registreremo a partire dall’annuncio che il nostro don Albino potrà essere venerato sugli altari», confida Loris Serafini, l’anima della Fondazione Luciani. 

26 agosto 2014
 
http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2014/08/26/news/i-ladini-commemorano-papa-luciani-1.9824267







giovedì 21 agosto 2014

In Uganda il cappello del Papa

Baldovin si occupa dell’edificio espositivo su Giovanni Paolo I ma molto è sparito








CANALE D'AGORDO. «Dopo i 33 giorni la roba di Luciani è stata mandata a Venezia e da lì nessuno l'ha mai più recuperata. Non si sa più che fine abbiano fatto un sacco di cose».
Se l'architetto Marino Baldin dovrà dare forma al museo papa Luciani, Loris Serafini è colui che in questi anni ha cercato il materiale e ora dovrà fare le scelte più opportune. Reperire oggetti, documenti ecc. non è però stata impresa facile stando a quanto detto dallo stesso Serafini giovedì sera a Canale. «In questi due anni ho cercato di recuperare quel poco che è rimasto di Luciani» ha spiegato «ma è stato difficilissimo. Un po' era a Vittorio Veneto, un po' a Venezia, un po' a New York. In Uganda c'era, fino a pochi anni fa, il cappello con cui è entrato in conclave».
Situazioni che destano alcuni interrogativi. Possibile che la Chiesa abbia dedicato così poco interesse a uno dei successori di Pietro? La ricerca di Serafini, comunque, continua. Oggi è sulle tracce di una collanina che la madre di Luciani aveva venduto per poter pagare gli studi ai figli. Ma come e dove verranno sistemati questo e gli altri reperti? Prima è giusto capire come sarà il contenitore. L'opera, che costerà circa 3 milioni di euro finanziati con fondi della Regione, dell'Odi e della Cariverona, ha preso forma con le progettazioni del 2008. Verrà inaugurata sette anni dopo. Un tempo lungo, pieno di complicazioni, su tutte quella che nell'autunno 2013 ha portato alla risoluzione del contratto con l'azienda cui erano stati appaltati i lavori nel 2010 (con un ribasso d'asta del 33%!) e a una nuova assegnazione. A spiegare al pubblico gli interventi realizzati e quelli in corso sono stati gli architetti Antonio Pollazzon e Willi Guidolin, con il sindaco Rinaldo De Rocco.
Per quanto riguarda l'ex albergo Cavallino i piani saranno così distribuiti: al piano -2 i servizi igienici, gli spogliatoi; al piano -1 il centro diurno anziani gestito dall'Auser che servirà anche come ristoro per i pellegrini; al piano 0 una sala comunale polivalente e il centro studi; al piano +1 l'ufficio della Fondazione Papa Luciani. Il museo vero e proprio sarà nell'edificio storico dell'ex municipio. Nei seminterrati verrà ricostruita la storia della Pieve di Canale per far capire la realtà da cui è uscito Luciani, al piano 0 la reception con guardaroba, bagni, biglietteria, nella parte opposta il bookshop (libri, cartoline, souvenir); al primo piano il racconto degli aspetti socio-economici di Canale tra fine '800 e inizi '900, la famiglia di Luciani, la parrocchia, il seminario e la città di Feltre e di Belluno; al secondo piano spazio al periodo di Vittorio Veneto, di Venezia e di Roma con computer per gli approfondimenti e angoli per il gioco dei bambini. Attenzione sarà rivolta anche ai disabili e agli anziani. (g.san.) 

26 luglio 2014



http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2014/07/26/news/in-uganda-il-cappello-del-papa-1.9665038
   





«A Venezia molte cose di papa Luciani»

La nipote Pia ricostruisce la vicenda degli oggetti appartenuti al pontefice e che si fatica a riportare al paese natale






di Gianni Santomaso 

 


CANALE D'AGORDO. «Le cose personali sono arrivate a noi, assieme ad altri quattro scatoloni, il resto è rimasto a Venezia e non so se oggi sia stato riordinato».
Pia Luciani, la nipote di papa Giovanni Paolo I, racconta quello che sa circa la fine che hanno fatto gli oggetti appartenuti allo zio.
Lo fa dopo che il direttore della Fondazione Papa Luciani, Loris Serafini, aveva spiegato le difficoltà riscontrate nel ritrovare i reperti sparsi in tutto il mondo, intervenendo durante l’assemblea dell’altra sera convocata dall’amministrazione comunale per fare il punto sullo stato dell’arte del museo e della Fondazione.
«Intanto – dice Pia Luciani – devo dire che le cose personalissime (occhiali, orologio, catenina, fotografie) ci sono state consegnate direttamente da suor Vincenza. Le altre sono state inscatolate e mandate a Venezia con l'incarico di darle a noi. Infatti non hanno trovato il testamento dello zio. Probabilmente era un foglio molto semplice in cui lui, come aveva sempre fatto in precedenza, avrebbe lasciato tutto alla diocesi o ai poveri. Gli eredi pertanto erano mio papà e mia zia. Mio papà è stato chiamato a Venezia e gli è stato detto di scegliersi qualcosa anche se l'amministratore aveva detto che in realtà doveva essere il contrario e cioè che la famiglia avrebbe dovuto decidere cosa lasciare a Venezia».
«Insomma – prosegue Pia Luciani – mio papà si è preso due scatole con vestiti, libri e anche gioielli e due scatole sono andare alla zia. Poi ha chiamato tutti i preti della diocesi i quali hanno scelto qualche oggetto. Il resto è stato consegnato a don Mario Senigaglia (segretario di Luciani quando era patriarca) perché facesse un'asta benefica. Certe cose è stato mio papà stesso a darle alle persone, per esempio il cappello finito in Uganda che aveva consegnato a un cardinale di quel paese».
Molte cose però sono rimaste a Venezia e la cosa è nota nell'ambiente se anche monsignor Giorgio Lise, dal 2003 al 2006 vicepostulatore diocesano della causa di beatificazione di Luciani, dice che «anche allora ci si lamentava che molte cose si erano fermate a Venezia e non erano mai arrivate a Canale».
«Sì – dice Pia Luciani – una parte è andata al museo e i libri e i documenti sono stati messi in un angolo. Quando siamo andati a vedere siamo rimasti male nel vederli così, li abbiamo chiesti con una lettera a Scola, ma non ce li hanno dati».
La nipote del papa interviene anche sul processo di beatificazione e sui dubbi emersi giovedì sera a Canale durante l’assemblea.
«Stefania Falasca – dice Pia Luciani – sta facendo un lavoro eccelso che mette in evidenza la figura di mio zio. È un lavoro complesso, scientifico. Io personalmente voglio che ci mettano un anno in più e non che facciano le cose in fretta con aneddoti, fioretti e testimonianze di gente che parla per sentito dire».
«Don Davide Fiocco collabora materialmente con Stefania Falasca – continua Luciani – ma non ha la sua visione complessiva. L'ultima volta che ho parlato con lei non mi ha detto niente né in un senso né in un altro. Mi ha semplicemente detto che stavano andando avanti con la seconda parte della positio che dovrà dimostrare attraverso gli scritti le virtù umane e teologali di mio zio. Poi si esamineranno i miracoli. La gente non deve avere fretta».
È un po' anche il pensiero di don Giorgio Lise. «Nel 2003 dicevo che sarebbero serviti 15 anni – sottolinea l’attuale arcidiacono di Agordo – adesso dobbiamo aspettare la seconda parte della positio che dicono arriverà a settembre, quindi occorrerà che Luciani venga dichiarato venerabile e poi si passerà all'esame del miracolo o dei miracoli».
E qui, però, anche monsignor Lise, che parla a titolo personale, ha il sentore che qualche intoppo ci sia. «L'anno scorso – dice infatti – erano usciti dei dubbi nella commissione sul fatto che quello riguardante Giuseppe Denora fosse un miracolo. Perché lo sia servono la gravità della situazione, la guarigione improvvisa e inspiegabile. Lui aveva fatto un ciclo di chemio, devono capire se questo ha inciso sull'inspiegabilità della guarigione».

27 luglio 2014
 









Il cardinale Stella il 26 a Canale

Il “capo” dei preti celebrerà la messa per l’anniversario dell’elezione di Luciani








CANALE D’AGORDO. Sarà il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero, quindi a capo di tutti i preti del mondo e in quanto tale uno dei più stretti collaboratori di Papa Francesco, a presiedere la concelebrazione del 26 agosto in piazza a Canale per ricordare l’anniversario dell’elezione di Albino al soglio pontificio.
Stella, originario di Pieve di Soligo, è molto devoto di Luciani e in cuor suo auspica che possa quanto prima concludersi il processo di beatificazione. Stella, infatti, è stato ordinato prete da Luciani, quand’era vescovo di Vittorio Veneto. Ed è stato sempre Luciani ad avviarlo al servizio diplomatico. Recentemente il cardinale è stato a Canale in incognito, accompagnato da mons. Giuseppe Nadal, arciprete di Pieve di Soligo. A Canale si sono intrattenuti con un ex nunzio vaticano in Colombia, sostando in preghiera nella chiesa di Canale.
Negli anni scorsi era intervenuto anche Giuseppe Denora, il miracolato di Altamura, la cui vicenda è al centro del dossier presentato dalla sua diocesi alla congregazione per le cause dei santi: lui è convinto che la sua guarigione da un linfoma sia attribuibile all’intercessione di Luciani; i medici stanno verificando l’attendibilità del prodigio.
Continuano, intanto, i pellegrinaggi a Canale, però in misura più contenuta del passato, a causa del maltempo e della crisi. Per l’estate del prossimo anno sarà pronto il nuovo museo dedicato al Papa del sorriso e a Canale si è convinti che vi sarà una ripresa anche del flusso.(f.d.m.)

14 agosto 2014
 
 










sabato 26 luglio 2014

Positio di Luciani depositata a settembre

L’annuncio del Cardinale Tarcisio Bertone durante l’omelia in Cattedrale. Ha ricordato anche Savio e padre Cappello     



BELLUNO. «Papa Luciani è bene incamminato sulla via della beatificazione. Ho saputo da qualche giorno che la sua positio è pronta per essere depositata nel mese di settembre».

Lo ha detto in Cattedrale il Cardinale Bertone, quasi alla fine dell’omelia nella messa di ieri mattina. Una prima parte di omelia incentrata sulle letture appena ascoltate, una seconda parte più legata al territorio bellunese.

Ha ricordato alcuni personaggi della chiesa bellunese e italiana, Tarcisio Bertone, da padre Felice Cappello, allo stesso Luciani, all’amato vescovo di Belluno e Feltre Vincenzo Savio.

Ha dedicato molte parole al vescovo Savio, scomparso prematuramente dieci anni fa: «Ho conosciuto Savio da quando era studente, lo ho accompagnato nel suo servizio, a Firenze e a Livorno e poi qui, in questo territorio benedetto. Mons. Savio ha maturato una carità e un genere di vita, di educatore, di pastore diocesano di alta qualità che rivela la santità». A molti è parso un invito all’apertura di un processo diocesano a favore di Vincenzo Savio.

Ma importantissime sono state soprattutto le parole su Papa Luciani. Dopo un paio di anni di silenzio attorno alla causa di beatificazione di Giovanni Paolo I, ecco l’annuncio che la positio, cioè la documentazione sulla causa, sta per essere depositata.

Ed ha aggiunto: «Tra le tante grazie preghiamo per il miracolo». Finora era stata consegnata solo una parte della positio, ora a quanto pare la documentazione si è completata.

Nella sua omelia, il cardinale Bertone ha citato anche padre Felice Cappello, nato a Caviola, grande confessore a Roma. Alla fine di giugno era giunta a conclusione la fase diocesana romana della causa di beatificazione, che ha avuto luogo nella Basilica di San Giovanni in Laterano (il processo era stato aperto il 13 giugno 1990 dal cardinale Ugo Poletti, vicario di papa Giovanni Paolo II). Dopo la conclusione dell'attività della Congregazione dei Gesuiti ed in particolare dei postulatori padre Anton Witwer e padre Marc Lindejer tutta la copiosa documentazione su Felice Maria Cappello è stata trasmessa alla Congregazione per le cause dei santi per verificare e valutare le virtù eroiche di padre Capello e poterlo quindi invocare come venerabile.

Il Cardinale Bertone ha concluso ieri a Belluno la due giorni trascorsa in provincia, che aveva avuto una parte pubblica anche sabato sera a Col Cumano di Santa Giustina, dove alla presenza di molte autorità ha parlato della sua attività nella diplomazia vaticana ma ha anche risposto a domande o affrontato altri temi come quello della accoglienza, riferita sia ai profughi in continuo arrivo, che alla storia bellunese di emigrazione altrettanto dolorosa e difficile in tutto il mondo.

21 luglio 2014

Luciani beato: ora ci sono dubbi


Il papà di don Davide Fiocco spiega perchè non è così certo. Quanto al museo, dipenderà dai numeri
papa


CANALE D'AGORDO. «In Cattedrale a Belluno Bertone dava già Luciani per santo, ma mio figlio, che da tre mesi sta lavorando a Roma alla causa di beatificazione, ha molti dubbi se sì o se no».

Se le recenti affermazioni del cardinal Bertone avevano infuso ottimismo circa il processo di beatificazione di papa Luciani, quelle di Dante Fiocco, padre di don Davide Fiocco, espresse giovedì sera a Canale, fanno tornare tutti con i piedi per terra. Fiocco è infatti intervenuto nell'ambito dell'incontro convocato dall'amministrazione comunale per fare il punto sulla situazione del museo e della fondazione papa Luciani, come richiesto espressamente da alcuni cittadini. Un iter piuttosto complesso quello relativo alla realizzazione del museo (e le richieste di chiarimenti sul ruolo della Soprintendenza e sulle varianti che hanno interessato i progetti nel corso del tempo non mancati) che comunque dovrebbe arrivare in porto nella prossima primavera.

E poi cosa succederà? È questo infatti uno dei dubbi di alcuni cittadini, che vedono il successo del museo legato a quello della causa di beatificazione. «Se non viene beatificato» ha detto Dante Fiocco «che numeri ci sono per portare avanti una struttura del genere? Se non viene beatificato quella è una debita perpetua».

Chi vivrà vedrà. Tuttavia è chiaro che il futuro del museo (che sarà gestito dalla Fondazione Papa Luciani) dipenderà proprio dai numeri. Quelli che giovedì sera sono stati spiegati dal curatore scientifico del museo e attuale direttore della Fondazione, Loris Serafini, sono incoraggianti, ma non ci si deve adagiare. «Abbiamo avuto risultati ottimi» ha detto Serafini «anche grazie alla pubblicità che abbiamo fatto. È un sistema che servirà per mantenere in piedi autonomamente il museo. Il Comune dovrà farsi carico di alcune spese, ma l'obiettivo è che lentamente la struttura possa diventare autosufficiente. Come? Nel 2013 sono entrati nella mostra 14 mila visitatori, se riusciamo a raddoppiarli si arriva a 30 mila visitatori. Con un biglietto da 5 euro arriviamo a 150 mila euro l'anno utili per coprire una parte delle spese di gestione. Dobbiamo far venire la gente che però è stufa di vedere la solita mostra da 36 anni, ma se c'è un museo nuovo, un centro studi con 1097 volumi... Ripeto: dobbiamo investire, il turismo religioso è in crescita. Quest'anno, per esempio, non abbiamo potuto operare e abbiamo avuto un notevole calo dei visitatori».

La domanda sul tavolo, però, è sempre quella di Fiocco: e se Luciani non verrà fatto santo? Per Laura Busin, collaboratrice della fondazione dal 2010, questo sarebbe indubbiamente un problema, ma non vorrebbe dire che il museo non costituirebbe comunque un richiamo per i pellegrini. «Lunedì col brutto tempo sono venute 137 persone, martedì 139» ha detto «vedo con i miei occhi che la gente è affezionata a Luciani. Lo ritiene già un santo e viene qui non solo per una questione religiosa. Luciani, con la sua coerenza di vita, ha trasmesso al mondo intero valori universali, importantissimi per i ragazzi di oggi. Questo museo potrà essere utile anche per l'educazione di questi ragazzi».

Gianni Santomaso

http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2014/07/26/news/luciani-beato-ora-ci-sono-dubbi-1.9655910

sabato 28 settembre 2013

«Messa anticipata per avere tutti i parroci»

Canale, per la prima volta la funzione in ricordo della morte di papa Luciani cambia data



CANALE D'AGORDO. «Abbiamo voluto favorire la partecipazione dei preti locali e dei catechisti». Sia il parroco di Canale, don Mariano Baldovin, che il vicario foraneo, monsignor Giorgio Lise, spiegano così il motivo dell'anticipazione della messa per celebrare il 35° anniversario della morte di Papa Luciani da sabato 28 a venerdì 27. Una decisione “storica” che a Canale ha lasciato aperto qualche interrogativo, visto anche che sui volantini e le locandine delle manifestazioni diffusi in estate la messa era stata indicata per il 28, come da 35 anni a questa parte.
Chi viene da fuori provincia saprà che la messa è stata spostata di un giorno o arriverà il 28? «Ormai da tre anni», spiega don Mariano Baldovin, «in corrispondenza con la messa per l'anniversario della morte di Luciani (avvenuta il 28 settembre 1978, ndr) svolgiamo la riunione dei catechisti e dei sacerdoti di tutta la forania. Un momento significativo anche perché è bello vedere i catechisti riuniti attorno ad Albino Luciani, il catechista per eccellenza».
Il problema di quest'anno è che il 28 cade di sabato e che la messa fissata per le 18 si sovrapporrebbe a quelle prefestive celebrate nelle altre parrocchie. «Se l'avessimo lasciata di sabato», spiega don Baldovin, «non avremmo avuto i sacerdoti impegnati nelle altre messe e neanche i catechisti. Quelli che vengono da fuori? Di solito la chiesa è sempre piena, ma ci sono soprattutto persone locali, non è come alla messa in ricordo dell'elezione a pontefice».
Dello stesso avviso anche monsignor Giorgio Lise: «Di solito non c'è un grande afflusso di gente da fuori, noi volevamo favorire la partecipazione locale». La messa, dunque, si svolgerà venerdì alle 18 nella chiesa arcipretale di Canale d'Agordo, preceduta alle 17 dall'incontro per i catechisti. (g.san.)

25 settembre 2013

A 35 anni dalla morte di Papa Luciani

Benedetto XVI così ricordava Papa Luciani all'Angelus del 28-09-2008:



BENEDETTO XVI

ANGELUS

Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Domenica, 28 settembre 2008

Cari fratelli e sorelle!

Oggi la liturgia ci propone la parabola evangelica dei due figli inviati dal padre a lavorare nella sua vigna. Di questi, uno dice subito sì, ma poi non va; l’altro invece sul momento rifiuta, poi però, pentitosi, asseconda il desiderio paterno. Con questa parabola Gesù ribadisce la sua predilezione per i peccatori che si convertono, e ci insegna che ci vuole umiltà per accogliere il dono della salvezza. Anche san Paolo, nel brano della Lettera ai Filippesi che quest’oggi meditiamo, ci esorta all’umiltà. "Non fate nulla per rivalità o vanagloria - egli scrive -, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso" (Fil 2,3). Sono questi gli stessi sentimenti di Cristo, che, spogliatosi della gloria divina per amore nostro, si è fatto uomo e si è abbassato fino a morire crocifisso (cfr Fil 2,5-8). Il verbo utilizzato - ekenôsen - significa letteralmente che Egli "svuotò se stesso" e pone in chiara luce l’umiltà profonda e l’amore infinito di Gesù, il Servo umile per eccellenza.

Riflettendo su questi testi biblici, ho pensato subito a Papa Giovanni Paolo I, di cui proprio oggi ricorre il trentesimo anniversario della morte. Egli scelse come motto episcopale lo stesso di san Carlo Borromeo: Humilitas. Una sola parola che sintetizza l’essenziale della vita cristiana e indica l’indispensabile virtù di chi, nella Chiesa, è chiamato al servizio dell’autorità. In una delle quattro Udienze generali tenute durante il suo brevissimo pontificato disse tra l’altro, con quel tono familiare che lo contraddistingueva: "Mi limito a raccomandare una virtù, tanto cara al Signore: ha detto: imparate da me che sono mite e umile di cuore … Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili". E osservò: "Invece la tendenza, in noi tutti, è piuttosto al contrario: mettersi in mostra" (Insegnamenti di Giovanni Paolo I, p. 51-52). L’umiltà può essere considerata il suo testamento spirituale.

Grazie proprio a questa sua virtù, bastarono 33 giorni perché Papa Luciani entrasse nel cuore della gente. Nei discorsi usava esempi tratti da fatti di vita concreta, dai suoi ricordi di famiglia e dalla saggezza popolare. La sua semplicità era veicolo di un insegnamento solido e ricco, che, grazie al dono di una memoria eccezionale e di una vasta cultura, egli impreziosiva con numerose citazioni di scrittori ecclesiastici e profani. E’ stato così un impareggiabile catechista, sulle orme di san Pio X, suo conterraneo e predecessore prima sulla cattedra di san Marco e poi su quella di san Pietro. "Dobbiamo sentirci piccoli davanti a Dio", disse in quella medesima Udienza. E aggiunse: "Non mi vergogno di sentirmi come un bambino davanti alla mamma: si crede alla mamma, io credo al Signore, a quello che Egli mi ha rivelato" (ivi, p. 49). Queste parole mostrano tutto lo spessore della sua fede. Mentre ringraziamo Dio per averlo donato alla Chiesa e al mondo, facciamo tesoro del suo esempio, impegnandoci a coltivare la sua stessa umiltà, che lo rese capace di parlare a tutti, specialmente ai piccoli e ai cosiddetti lontani. Invochiamo per questo Maria Santissima, umile Serva del Signore.

mercoledì 28 agosto 2013

Commozione e ricordi per papa Luciani

Canale d’Agordo celebra il 35esimo anniversario dell’elezione al soglio pontificio, in attesa di una svolta

di Francesco Dal Mas

CANALE D’AGORDO. La chiesa di Canale d’Agordo, un grande arco verde all’ingresso, e la facciata che racconta Luciani (“io sono il piccolo di una volta”), non riesce a raccogliere tutti i fedeli. Si trasforma in aula liturgica, pertanto, anche la piazza, mentre le nuvole incappucciano le cime. E le campane si sciolgono come nella sera di quell’indimenticabile 26 agosto 1978, quando Albino Luciani venne eletto al soglio pontificio.

Monsignor Luigi Del Favero, vicario generale, si commuove al ricordo. Lo fa introducendo il vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol, che in occasione del 35esimo anniversario dell’elezione a pontefice dell’umile figlio di queste valli, presiede la solenne concelebrazione con numerosi sacerdoti e l’arcivescovo monsignor Oscar Rizzato, elemosiniere emerito del Papa.

Nei primi banchi ci sono i sindaci della zona, il viceprefetto, le altre autorità, anche i familiari del “papa del sorriso”, il sindaco ed una delegazione del paese natale di Benedetto XVI, Marktl am Inn, in Baviera. Il veneziano Pizziol è stato ordinato prete dall’allora patriarca di Venezia, Luciani appunto. E lo ripropone al popolo del “papa del sorriso” nei termini che gli sono più confacenti.

«La liberazione, che Gesù porta, è destinata in particolar modo ai poveri, agli oppressi, ai prigionieri, ai ciechi, perché costoro sono aperti più degli altri all’annuncio di salvezza e all’azione dello Spirito». Gli anni di vita di Luciani sono stati attraversati da eventi complessi e sofferti, portatori di profondi cambiamenti sociali ed ecclesiali, ricorda Pizziol: è sufficiente ricordare la povertà e l’emigrazione, che coinvolsero anche la sua famiglia, le due guerre mondiali, gli anni affascinanti ed inquieti del concilio Vaticano II, il periodo della contestazione studentesca, operaia, ecclesiale ed il terrorismo.

Ma Luciani non era solo questo, è stato anche un testimone dei passaggi più critici della storia del secolo scorso. E’ stato soprattutto un grande evangelizzatori, “lungo tutto il corso della sua vita come sacerdote, vescovo e papa”. E l’ha fatto: «Secondo il carisma singolare della semplicità e dell’impronta catechetico-pastorale».

Una vita, quella del futuro Giovanni Paolo I, contrassegnata dalle virtù dell’umiltà e al tempo stesso e della fortezza. «Alla virtù dell’umiltà – ha spiegato Pizziol – in Luciani si unì la virtù della fortezza nel difendere la dottrina della fede e nella dedizione totale alla Chiesa di Cristo».

Tutti, qui a Canale, pregano il loro “don Albino” – così ancora lo chiamano, a cominciare dal sindaco Rinaldo De Rocco – come fosse già santo. In cuor suo lo fa anche il vescovo Pizziol, che, in ogni caso, si augura: «Spero che Luciani possa salire al più presto agli onori degli altari».

E il sindaco al riguardo aggiunge: «Ho la sensazione, tutta mia, che fra due anni papa Francesco lo proclamerà beato insieme al suo predecessore Paolo VI». Uno di coloro che non hanno mai perso un anniversario a Canale è il sindaco di Conegliano, Floriano Zambon, che alle preghiere di Luciani deve molto: per la guarigione da un brutto male.

27 agosto 2013






La T-shirt «Santo subito» e la sua Lancia Flavia 1800



CANALE D’AGORDO. «Ringrazio per l’aiuto a mio marito», Raffaella. «Papa Luciani, ti chiedo aiuto per mio fratello», Sara. E Matteo: «Caro papa, ti chiedo di avere un fratello o una sorellina nella pancia di mia mamma». Silvia: «Aiuta mia mamma». «Se riesci, fammi ritrovare il lavoro» gli scrive Mario.

C’è un nuovo libro delle grazie accanto alla statua bronzea di papa Luciani, all’ingresso della chiesa di Canale d’Agordo. Il libro ha 58 pagine già piene di scritte, di richieste, di ringraziamenti e di pensieri carichi di speranza. E la prima è del 16 agosto.

Una decina di giorni sono bastati a riempire tanto spazio. E’ la certificazione che qui Luciani è pregato già come un beato, anzi come un santo.

Sono pure i disabili del Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto a testimoniarlo. Sono saliti fin quassù con una T-shirt con questa scritta: “Papa Luciani santo subito. Papa del sorriso proteggici. Gli amici di Papa Luciani”. Sono così gioiosi che con loro posa, per una foto, anche il sindaco di Conegliano, Floriano Zambon. La devozione è davvero popolare.

Alle 16.30 è in programma la messa dell’anniversario. Già alle 15 non si trovava posto. I primi fedeli sono arrivati alle 14. Tanti gli anziani, ma numerosi sono anche i giovani, che magari non hanno neppure conosciuto Giovanni Paolo I.

In piazza fa bella mostra di sé la Lancia Flavia 1800 che l’allora patriarca di Venezia utilizzava nei primi anni Sessanta. Il veneziano monsignor Pizziol se la ricorda ancora quella macchina.

Luigi Dorigo, dopo esser arrivato fin quassù da Motta di Livenza, in tre tappe a piedi, ha ancora la forza di saltellare tra la chiesa e la piazza; è anche lui un devoto di Luciani, dal quale ha ricevuto la cresima. (f.d.m.)

27 agosto 2013


martedì 27 agosto 2013

Canale, oggi celebrazioni in ricordo di papa Luciani


CANALE D’AGORDO. «Caro don Albino, aiutami a trovare lavoro, sono un disoccupato ed ho famiglia da mantenere».

Tra le nuove grazie, nella supplica a papa Luciani, sono sempre più numerose anche quelle di tanti disoccupati, capifamiglia in particolare, che gli chiedono il miracolo di ritrovare il lavoro perso.

Trentacinque anni fa l’elezione al soglio pontificio di colui che a Canale d’Agordo continuano a chiamare “don Albino”, papa Giovanni Paolo I.

Oggi, alle 16.30, la concelebrazione sarà presieduta da monsignor Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza, mentre già ieri sera c’è stato un momento musicale in ricordo, in chiesa. Era il 1978 quando don Albino Luciani diventò pontefice, prendendo il posto di Paolo VI. Dopo soltanto 33 giorni morì e venne eletto Giovanni Paolo II. In queste ore si fa osservare che Wojtyla sta per essere canonizzato, essendo già beato, che Paolo VI è venerabile, quindi prossimo agli altari, mentre Luciani è indietro, servo di Dio.

Si riteneva che dopo la certificazione di un miracolo a lui attribuito, da parte della diocesi di Altamura, in Puglia, la conclusione del processo di beatificazione fosse questione di pochissimi anni.

Il Vaticano, invece, prima deve approvare le virtù eroiche del “papa del sorriso” e, soltanto successivamente, passare alla valutazione del presunto miracolo. Giuseppe Dinora, che quel miracolo l’ha ricevuto, sarà a Canale d’Agordo anche quest’anno. Il percorso è, dunque, ancora di qualche anno. A Canale, però, tutti i pellegrini che arrivano alla sua casa e in chiesa, dove all’ingresso c’è una statua bronzea, pregano Luciani come fosse già santo, non solo beato. Se ne ha testimonianza soprattutto in questi giorni, quelli che precedono le celebrazioni dell’anniversario.

La piazza di Canale è stata trasformata in una chiesa a cielo aperto, dove è in programma la messa del vescovo Pizziol. «Ma se ci sarà maltempo ci stiperemo tutti in chiesa», fa sapere il sindaco Rinaldo De Rocco.

Anche lui ha una grazia da sollecitare a Luciani: la conclusione rapida del cantiere del museo e del centro diurno, che porterà il suo nome. I lavori riprenderanno in settembre, con una nuova impresa, e auspicabilmente, come sottolinea De Rocco, saranno conclusi nella primavera del prossimo anno, «con l’augurio che all’inaugurazione possa intervenire il “nostro’ ministro”, Flavio Zanonato». L’invito gli sarà passato stamattina, ad Agordo, durante il previsto incontro del ministro con i sindaci dell’Agordino nella sede della Comunità montana.

Francesco Dal Mas

26 agosto 2013

lunedì 26 agosto 2013

A 35 anni dall'elezione

Il 26 agosto 1978 veniva eletto Papa il cardinale patriarca di Venezia

Briciole per quattro settimane

Il 26 agosto 1978, eletto in ventiquattro ore al secondo giorno di conclave, Albino Luciani, patriarca di Venezia, sceglie di chiamarsi Giovanni Paolo, accomunando nel nome Giovanni XXIII e Paolo VI. Dio lo chiamerà a sé poche settimane dopo, il 28 settembre. Dell’intenso e indimenticato settembre di Papa Luciani, vanno soprattutto ricordati i momenti bellissimi delle udienze generali del mercoledì, nelle quali sembra riprendere, in qualche modo, la sua Catechetica in briciole.
 Nell’opera edita nel dicembre 1949, il giovane prete raccomandava al catechista l’entusiasmo, la convinzione, l’amore, e non soltanto la scienza e la conoscenza, ma soprattutto la capacità di essere comunicatore. Un trentennio più tardi, appena eletto Pontefice, sulla scia del suo predecessore, avrebbe voluto fare delle sue udienze — come disse il 6 settembre — «una vera catechesi adatta al mondo moderno»: quella di un Papa catechista, appunto.
 Quasi trasformando quegli incontri partecipatissimi in quattro stazioni di accostamento al nucleo centrale del cristianesimo, la prima volta chiamò accanto a sé un chierichetto. Il «catechista si preoccupa non solo di fare e parlare lui, ma soprattutto di far fare agli alunni e di farli parlare», recitava infatti la sua Catechetica(4, 6).
 La settimana dopo, la tonalità emotiva ed esistenziale dell’atto di fede, sulla base di Trilussa, di san Paolo e di sant’Agostino, fu efficacemente da lui descritta come un «arrendersi a Dio, ma trasformando la propria vita», sapendo cioè che Dio ha «più tenerezza ancora di quella che ha una mamma verso i suoi figlioli». Il 20 settembre, mentre a Friburgo un consesso internazionale discuteva sul “futuro della speranza”, fu la volta appunto della speranza, da lui assimilata alla iucunditas di Tommaso d’Aquino e alla hilaritas di Agostino. Infine, il 27 settembre, riprendendo testualmente l’Atto di carità insegnatogli dalla mamma quando era piccolo (in veneto, un bocia), parlò dell’amore, che non solo rimane nella memoria e nella mente come un qualunque dato dell’apprendimento, ma che attrae ogni volta che ci si pensa, come un «correre con il cuore verso l’oggetto amato».
 Quattro udienze generali, caratterizzate sempre da un’atmosfera di fraternità palpabile, con citazioni non soltanto dei Padri e dei teologi, ma anche di pensatori e letterati: la seconda volta fu il turno di Ozanam e Lacordaire; la terza di Saint-Beuve e dello scozzese non cattolico Andrea Carnegie; la quarta di un suo imprecisato professore di filosofia e di Jules Verne. Momenti quasi di contatto diretto con i propri confratelli nell’episcopato e con tanti laici. Un momento di famiglia, percepito come se si fosse alla presenza, nel modo più tenero, del Signore, come capita a un bambino quando sta di fronte alla mamma: «Come un bambino davanti alla mamma crede alla mamma, io credo al Signore».
  Vincenzo Bertolone
25 agosto 2013


martedì 20 agosto 2013

Eventi a Canale d'Agordo per Papa Luciani

  
AGOSTO

Sabato 24 ore 20.45                                                                  
sala via Lotta di Canale d’Agordo

Un libro con Papa Luciani: presentazione del libro di Paul Spackman “God’s Candidate”, unica biografia completa in lingua inglese sulla vita di Papa Luciani con la presenza dell’autore

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Domenica 25 ore 20.45                                                                             
chiesa della Beata Vergine della Salute di Caviola (Falcade)

Concerto di musica sacra del quartetto “Gli Archi del Friuli e del Veneto”: “Le ultime sette parole di  Cristo in Croce” con brani di Haydn

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Lunedì 26 ore 16.30                                                                                 
piazza Papa Luciani di Canale d’Agordo

S.Messa in occasione del 35° Anniversario dell’elezione di Papa Luciani presieduta dal vescovo di Vicenza Mons. Beniamino Pizziol


SETTEMBRE

Sabato 28 ore 18.00                                                                              
chiesa della Pieve di Canale d’Agordo

S.Messa in occasione del 35° Anniversario della morte di Papa Luciani

domenica 30 giugno 2013

Cinque personalità per ricordare la figura di Giovanni Paolo I

Premiati il cardinale Herranz Casado, Joaquin Navarro Valls, l’ex calciatore Tommasi e i musicisti Ruini e Mainetti


di Anna Apollonia

SANTA GIUSTINA. La serata di consegna dei premi dedicati al ricordo di Papa Giovanni Paolo I è stata occasione per scoprire dei lati privati di Papa Luciani e del suo successore, Giovanni Paolo II. Ad accomunare questi due pontefici, una ricorrenza, i 25 anni dalla visita di Papa Wojtila al Centro di Santa Giustina, a dieci anni dalla morte del suo predecessore.
È’ stato il cardinale Julian Herranz Casado, presidente della commissione d’inchiesta sulla fuga di notizie in Vaticano, a raccontare la venerazione di Luciani per Josèmaria Escrivà, il fondatore dell’Opus Dei, movimento con cui Herranz ha lavorato per molti anni. «Veniva spesso nella casa di Roma a pregare sulla tomba del fondatore», ha raccontato, «e mi piace pensare che in cielo si siano trovati due santi: Escrivà, che è già stato dichiarato tale dalla Chiesa, e Luciani, che per me lo è sempre stato».
Il cardinale ha ricordato la grande capacità comunicativa di Giovanni Paolo I, capace di affrontare l’azzardo di chiamare vicino a se un bambino senza averlo concordato prima, affrontando apertamente la sua spontaneità.
Sulla necessità di imparare dai bambini, ha messo l’accento anche Damiano Tommasi, ex calciatore di serie A, oggi presidente dell’associazione Calciatori e padre di cinque figli: «Ai bambini non serve l’arbitro», ha raccontato, «sanno quali sono le regole del gioco e del fair play e le rispettano da soli. Sono i genitori a bordo campo, spesso, a metterli in confusione». Il premio a Tommasi è stato assegnato per aver vissuto apertamente la sua fede nel mondo del calcio, una scelta che non è stata semplice, come ha raccontato, perché è molto facile diventare una macchietta, essere fraintesi, perché viene visto come un modo per mettersi in mostra.
Joaquin Navarro Valls, portavoce per oltre vent’anni di Giovanni Paolo II, ha regalato ai presenti una sua riflessione su come l’allora cardinale Karol Wojtila visse la morte di Luciani e il conclave che lo elesse Papa. «Luciani e Wojtila si conobbero nel conclave di agosto, ma nacque subito una sintonia, come mostra bene la celebre foto dell’abbraccio durante la messa di inizio pontificato», ha raccontato. «Durante un soggiorno qui in Cadore mi raccontò che la morte di Giovanni Paolo I lo lasciò sconvolto e confuso. Io credo, ma non gli ho mai chiesto la conferma, che avesse ricevuto voti già durante il conclave di agosto, e si sentisse di poter essere eletto».
Da giornalista Navarro Valls ha ricordato come entrambi i pontefici fossero grandi comunicatori, in particolare Luciani, che «in soli 30 giorni ha spiegato al mondo la teologia dell’allegria, lo stare bene con se stessi, nonostante quello che succede, che viene dalla convinzione di essere fatti a immagine di Dio».
La soprano Rossella Ruini, che collabora con molte produzioni religiose e si è esibita in molti eventi del Giubileo anche alla presenza del Papa, eventi da lei definiti di grande emozione, ha proposto alcuni brani religiosi molto celebri.
Per la musica è stato premiato anche Stefano Mainetti, compositore di colonne sonore molto noto anche in America. Da alcuni anni, è stato coinvolto in progetti come “Tu es Christus” dove la musica accompagna frasi celebri di papa Wojtyla prese dai suoi discorsi. Mainetti ha definito queste esperienze un’occasione per riscoprire la sua fede.

domenica 9 giugno 2013

Papa Roncalli a Luciani: «Il vescovo parli semplice»

INEDITO

«Non è qui il luogo di enunciare tutto ciò che papa Giovanni ha fatto per il bene non solo della Chiesa, ma dell’umanità; vorrei solo sottolineare lo spirito con cui l’ha fatto». Sono le parole pronunciate da Albino Luciani, allora vescovo di Vittorio Veneto, il 6 giugno 1963 nella liturgia in suffragio per la morte di Giovanni XXIII. «Questo spirito – continuava Luciani in quell’omelia – l’ho appreso dalle sue auguste labbra, seduto di fronte al suo scrittoio, in un’udienza privata, per me indimenticabile, cinque giorni prima che mi consacrasse vescovo». 

Tra le carte manoscritte di Papa Luciani non ancora conosciute, e che grazie all’introduzione della sua Causa di canonizzazione è stato possibile recuperare, si trova anche il diario di quell’udienza privata che egli ebbe con Giovanni XXIII nell’imminenza della sua consacrazione episcopale. Luciani fu consacrato vescovo il 28 dicembre 1958, l’incontro privato con papa Roncalli è segnato il 21 dicembre. L’appunto di quella circostanza stilato da Luciani con dovizia di particolari è riportato in uno dei quaderni a quadretti autografi degli anni Cinquanta provenienti dal suo archivio privato. Si tratta di pagine preziose quanto rare non solo perché il futuro Giovanni Paolo I, a differenza di Roncalli, risulta pressoché estraneo al genere della diaristica – e solo in questa circostanza reputandola di grande significato per sé, egli volle fare uno strappo alla regola – ma anche perché quell’incontro cade nell’imminenza dell’annuncio del Concilio che di lì a breve papa Roncalli avrebbe fatto.

Le pagine del diario personale recano le date e scandiscono le ore di tutta la permanenza di Luciani a Roma nel periodo compreso tra il 15 e il 29 dicembre. Sono scritte con la sua tipica grafia minuta, in stile telegrafico, caratterizzato da parole abbreviate, siglate, volte solo a trattenere l’essenziale per sé nella propria memoria. Da queste apprendiamo che egli dal 19 dicembre si stabilisce al Celio per frequentare gli esercizi spirituali ai Santi Giovanni e Paolo. Il giorno 21 annota: «Domenica (interrompo il ritiro). Ore 10.30 in Vaticano per l’udienza privata». Prima di incontrare il Papa, Luciani s’intrattiene in conversazione con il suo segretario monsignor Loris Capovilla e annota: «Mons. Capovilla intrattiene il segretario e me parlandoci dell’amabilità e semplicità del S. Padre che rifugge dall’esteriorità e si preoccupa soprattutto di fare la volontà di Dio», e aggiunge, riportando ancora le parole di Capovilla: «Fratellanza, mitezza (non gli piace [a Giovanni XXIII, ndr] la parola "crociata". Dice Roncalli questa è contraria alla storia della Chiesa e alla mitezza con cui ha operato Cristo)». 

Alle 11.35 annota il momento dell’udienza e appunta: «Dal Papa (genuflessione, l’anello, bacio fraterno). Poi a sedere: "Reverendo lei pregherà per me e io pregherò per lei"». «Mi conosceva – scrive Luciani – mi aveva scelto lui stesso dopo aver sentito parlare di me da parte di S.E. Bortignon e Muccin: sperava che sarei riuscito bene a V.V. Anche lui non aspettava di essere fatto Papa, ma aveva accettato con semplicità quello che gli appariva volontà di Dio. La Provvidenza lo aveva innalzato continuamente, nonostante che egli non avesse né desiderato né cercato. E questo in seguito a una provvidenziale meditazione che era stata decisiva e orientativa per la sua vita. 

Nel 1904, poco dopo essere ordinato prete, dovendo predicare in seminario ai compagni, la Provvidenza l’aveva fatto imbattere in un capitolo dell’Imitazione: le 4 cose più importanti per avere una grande pace. "Vada a vedersela, dice, è al libro terzo, cap. 3", intanto recita a memoria: "Quattro cose arrecano grande pace. Prima: studiati di fare la volontà altrui piuttosto che la tua. Seconda: preferisci sempre di possedere meno piuttosto che molto. Terza: cerca sempre l’ultimo posto. Quarta: desidera sempre e prega che in te si faccia integralmente la volontà di Dio. Ho cercato da allora di mettere in pratica questi quattro punti e mi sono trovato bene tanto nella gioia che nei dolori; il Signore mi ha aiutato e benedetto». «Da allora – conclude Luciani appuntando le parole del Papa – "con una vera grazia c’era riuscito ed il Signore l’aveva benedetto con un continuo salire"». 

Tornando a ripensare alla vita di papa Giovanni, rileggendo le sue lettere e i suoi discorsi, Luciani dirà in seguito: «Ho trovato che egli mi aveva detto il vero. Egli si è veramente lasciato guidare dalla volontà di Dio, non ha cercato il successo e la grandezza, ha avuto molta dolcezza e pazienza». Nel riportare i momenti salienti dell’incontro Luciani sottolinea anche una particolare nota esortativa rivoltagli da Giovanni XXIII nel corso del colloquio. Trascritta letteralmente, conservando la frammentarietà dell’appunto, la nota è la seguente: «+ chi fa capire che la gran scienza, le parole difficili lasciano il tempo che trovano + efficaci le parole semplici - limitarsi non solo a credere... ma a essere uniti con Cristo». «"Parlare semplice, dunque, parlare chiaro, poche cose sentite: illuminare, illuminare" dice il Papa», riprenderà poi in una lettera al clero del 1960. Ma l’insistenza di Giovanni XXII sulla comprensibilità della parola, nella circostanza dell’udienza, appare un imperativo nel quale vi si legge quasi una sorta di <+corsivo>traditio lampadis<+tondo>, una consegna di papa Roncalli nei confronti di Luciani, tanto più significativa alla luce dell’imminenza del Concilio che avrebbe sollecitato la riforma liturgica, ossia con il recupero della lingua parlata, di quell’oralità che sembrava essere stata esiliata dalla Chiesa. 

Luciani nei suoi resoconti conciliari nota con ammirazione che il Papa aveva sottoscritto la propria professione di fede firmandosi come «Giovanni, vescovo della Chiesa cattolica», usando con semplicità solo il titolo «che lo unisce ai suoi fratelli, i vescovi della Chiesa di Dio». Uno dei suoi tre interventi scritti nel corso dell’assise conciliare riguarderà proprio la collegialità dei vescovi. Lo colpisce inoltre il fatto che all’apertura del Concilio il Papa abbia evitato «tutte le sentenze solo negative» e abbia chiamato la Chiesa a utilizzare al loro posto «la medicina della misericordia» nei rapporti con la modernità. Scrive: «L’idea di papa Giovanni, che più ha colpito il mio spirito, è questa: Ecclesia Christi lumen gentium! Anche nel famoso discorso di apertura del Concilio egli pensava al mondo: «Mi raccomando – aveva l’aria di dire nel suo latino ben curato – non desidero un Concilio-museo, che si limita a raccogliere e catalogare pezzi antichi; il Concilio deve essere fucina, che sforni dottrine immutate, ma in forme nuove, con spirito nuovo, in vista di nuovi bisogni. Oggi la Chiesa deve essere madre di tutti, benigna, paziente, piena di misericordia, anche verso i figli separati; la gran medicina di oggi deve essere la misericordia"». 

Nell’omelia in suffragio di Giovanni XIII osserverà infine: «Compiuta la sua missione, quaggiù resta il bene che ha fatto, resta, incitatore e consolante, il suo luminoso esempio. Resta anche l’alto insegnamento, questo: "Allargate l’area della Chiesa! La verità da sola non basta, occorre la carità! Guardate in alto e lontano!"». Quindi concluse Luciani: «Accogliamo il monito... non si dica di noi che il passaggio di papa Giovanni ci ha appena sfiorato il cuore. Si dica: "Quel papa grande e buono li ha impressionati, li ha trasformati nelle idee e nella vita"».

Stefania Falasca        

http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/papa-roncalli-a-luciani-il-vescovo-parli-semplice.aspx