giovedì 26 maggio 2016

Papa Luciani, il museo apre il 26 agosto

Canale d’Agordo. È stata scelta la data in cui è salito al soglio pontificio. Ultimi lavori nella struttura




CANALE D'AGORDO. Il nuovo museo dedicato a Papa Luciani sarà inaugurato il 26 agosto, nell'anniversario dell'elezione a pontefice dell'illustre 'compaesano'. Con ogni probabilità sarà il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, a presiedere la cerimonia, in occasione della solenne concelebrazione in piazza a Canale, con la partecipazione del nuovo vescovo Marangoni. Il Museo ha sede presso l'antica sede della Confraternita dei Battuti ed ex municipio, un palazzo storico risalente al 1600 e restaurato attraverso un intervento mirato, accanto alla parrocchia di San Giovanni Battista, nel centro del paese. Si sta per completare, in questi giorni, l'allestimento delle sale, quindi Loris Serafini, il direttore, e i suoi collaboratori procederanno alla collocazione dei materiali.

Una parte dell'esposizione verrà dedicata alla benefattrice tedesca Leni Wittke, che si impegnò a tener vivo il ricordo di Luciani, e alla benefattrice Lina Zandò, che donò al Comune gli stabili del Museo.

Un percorso culturale ricco e prezioso, alla scoperta di una figura religiosa entrata in soli 33 giorni nel cuore della gente. Luciani, nato il 17 ottobre 1912 a Forno di Canale, ora Canale d'Agordo, è salito al soglio pontificio il 26 agosto 1978, dopo essere stato vescovo di Vittorio Veneto e patriarca di Venezia. Il suo breve pontificato ha lasciato un segno indelebile nei fedeli che, ancora oggi, lo ricordano con grande affetto, come testimonia il flusso ininterrotto di pellegrini in visita al suo paese natale dal 28 settembre 1978 - data dell'improvvisa scomparsa - fino ai giorni nostri.

Per accogliere adeguatamente i fedeli, gestendo i gruppi durante il soggiorno con il sostegno di volontari, e per svolgere le numerose attività culturali, l'amministrazione comunale ha dunque dato vita nel 2008 alla Fondazione, che si occupa anche di creare e gestire il Museo, di costituire il più completo centro studi specializzato su Giovanni Paolo I grazie alla realizzazione e all'apertura al pubblico di una biblioteca dedicata che raccolga libri, rassegna stampa, testimonianze audiovisive, fotografie, e sia consultabile da tutti, e di offrire la possibilità di consultare in forma digitale documenti e rassegna stampa surelativi a papa Luciani. La fondazione gestisce anche i pellegrinaggi effettuati a Canale con servizi di assistenza ai gruppi che prenotano tramite essa.

Tra i suoi scopi anche la valorizzazione della Valle del Biois, dando vita a una rete di collaborazioni per sviluppare ed implementare un'economia etica. Dal 2010 la Fondazione pianifica un ricco calendario di appuntamenti estivi per promuovere la figura di Albino Luciani, la storia e le bellezze del territorio dove è nato e cresciuto. Tra questi, la presentazione di libri o l'organizzazione di mostre, concerti, letture, conferenze e incontri. Numerose le attività a scopo sociale e umanitario svolte negli anni passati, come l'accoglienza di profughi nell'ambito del progetto "Emergenza migranti dal Nord Africa" o la costituzione di un apposito centro diurno per gli anziani della Valle di Biois,
in collaborazione con gli enti locali che si occupano di servizi e volontariato. L'amministrazione della Fondazione è affidata a Chiara Fontanive affiancata da Loris Serafini, attuale curatore del museo, e da Laura Busin responsabile della biblioteca specializzata.

Francesco Dal Mas

30 aprile 2016


http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2016/04/30/news/papa-luciani-il-museo-apre-il-26-agosto-1.13391733

venerdì 28 agosto 2015

Luciani progressista? Nient'affatto!


Ho visto in rete qualche intervista di quasi mezz'ora dove Gesù è completamente assente dal discorso sulla personalità di Luciani...
Invece, era tutto centrato sul CVII. A sentire chi parlava, sembrava che Giovanni Paolo I aveva come priorità fondamentali l'applicazione del concilio, l'ecumenismo, la libertà religiosa, cioè tutti temi che, negli ultimi anni hanno sollevato non poche perplessità per come vengono interpretati. Forse anche l'implementazione delirante di una "nuova chiesa". A questo aggiungiamo un certo "aperturismo" che Luciani avrebbe impostato alla Chiesa, più o meno, in sintonia con l'attuale successore. Nulla di tutto ciò! Chi veramente si prende la briga di leggere i nove volumi dell'Opera Omnia, si farà un quadro di Luciani completamente diverso a quello che tentano di farci ingoiare certi mezzi di comunicazione che portano l'acqua verso i loro mulini del progressismo, dell'aperturismo, del pauperismo nella Chiesa. Chi parla, e scusatemi se devo usare dei toni un po' duri, è una che ha studiato Luciani per anni, che ha vissuto nei suoi luoghi, che ha condiviso con la sua famiglia tanti ricordi, che ha seguito da vicino la sua causa di beatificazione ed a contatto con chi di dovere.
Scusate, però questo dipinto di Luciani che ci vogliono far passare non corrisponde al vero! Forse mi sono sbagliata io che non ho capito nulla, dalla lettura dei suoi scritti, dalle sue prese di posizioni, qual'è il vero pensiero di Luciani sulla Chiesa?

Ho scelto questo articolo che mi sembra rifletta meglio chi era Luciani, trascurando però il paragrafo finale perché veramente, chi conosce Luciani e conosce Bergoglio, sa che tra lui e Bergoglio c'è un abisso!
Ad esempio, la chiarezza e fermezza dottrinale di Luciani! Ma non voglio approfondire perché sarebbe molto lungo il discorso.
Poi si fa cenno ad una Chiesa dal "volto umano" incarnata da Luciani ed, adesso, dal suo attuale successore. Perché? La Chiesa non era umana prima? Non esercitava la misericordia? E' una nuova scoperta questa?

Come ben dice l'autore dell'articolo: "In realtà la storia di Luciani, è la storia di un cardinale tutt’altro che progressista". Un vescovo, come Luciani, che ha preferito provocare un mini-scima anzicché consegnare la sua autorità episcopale alle pretese di un gruppo di parrocchiani disobbedienti, può farci immaginare quale impronta avrebbe dato alla Chiesa come Sommo Pontefice. Una mostra di come avrebbe esercitato la sua autorità pontificia è la sua lettera postuma indirizzata ai gesuiti: http://www.papaluciani.com/ita/insegnamenti/vaticano1978/discomelie.htm#AI%20GESUITI , dove, tra l'altro, invita loro a presentare "una dottrina solida e sicura, pienamente conforme all’ insegnamento della Chiesa" e gli esorta all'obbedienza. Ma la lettera merita di essere letta per intero!

Chi voglia intendere, intenda!

Gloria C. Molinari
Ioannes Paulus PP.I - Papa Luciani - Blog​
papaluciani.com


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La vera storia di Papa Luciani, in odore di santità
 
28 agosto 2015, Americo Mascarucci
 
 
La vera storia di Papa Luciani, in odore di santità
 
 
Altro che progressista, Papa Luciani era un conservatore nel vero senso della parola, un integerrimo difensore delle prerogative della Chiesa e delle sue gerarchie. Giovanni Paolo I sarà presto elevato agli onori dell’altare, il processo di beatificazione sembra ormai giunto alle fasi finali. 

Anche il Papa emerito Benedetto XVI ha deposto in favore della beatificazione del suo amico Albino Luciani ed è la prima volta nella storia della Chiesa che un papa testimonia in favore di un predecessore. Giovanni Paolo I fu papa per soli trentatrè giorni , eletto nell’agosto del 1978 dopo la morte di Paolo VI.  

Sulle cause del suo decesso, inatteso quanto improvviso, se ne sono raccontate e scritte tante, tesi e congetture hanno tenuto banco per anni, come quella più frequente di un complotto ordito dal potente presidente dello Ior Paul Marcinkus che Luciani, si disse, voleva licenziare. Altri sostengono che sarebbe stato avvelenato perché intenzionato a riformare la Curia, fare piazza pulita di tutti i potenti cardinali del “partito romano”; altri ancora riferiscono di un suo eccessivo progressismo che avrebbe rischiato di danneggiare la Chiesa aprendo a concessioni troppo rivoluzionarie. 

Quest’ultima tesi, quella del papa aperto al mondo, eccessivamente sensibile al tema dei diritti civili e dell’utilizzo dei contraccettivi, desideroso di modernizzare la Chiesa, è stata anche sposata dalla fiction che alcuni anni fa ha tentato di raccontare la vita del Pontefice. In realtà la storia di Luciani, è la storia di un cardinale tutt’altro che progressista. 

E’ la storia di un vescovo che a Vittorio Veneto arrivò a provocare uno scisma nella comunità di Montaner dove un gruppo nutrito di fedeli si era ribellato alla nomina di un parroco non gradito alla popolazione. I parrocchiani ribelli bloccarono l’ingresso della Chiesa ed impedirono di fatto al nuovo parroco di mettervi piede. Non solo, gli stessi fedeli scesi in piazza per chiedere a Luciani la nomina di un altro prete in sostituzione di quello scelto dal vescovo, arrivarono persino a minacciare l’adesione alla Chiesa ortodossa nel caso in cui non fosse tornato sui suoi passi. 

Il futuro pontefice non soltanto non indietreggiò, ma scortato dai carabinieri andò personalmente a Montaner dove sconsacrò la chiesa parrocchiale vietando a qualsiasi altro sacerdote di celebrarvi l’Eucaristia dietro la minaccia di provvedimenti canonici. Un gesto di forza rivolto a ristabilire l’autorità del vescovo diocesano messa in discussione dalla ribellione dei parrocchiani. Lo scisma ci fu veramente ma Luciani restò fermo sulle sue posizioni. 

La stessa fermezza la ebbe anni dopo da patriarca di Venezia quando la Fuci veneziana, la federazione degli universitari cattolici, si schierò in occasione del referendum sul divorzio del 1974 contro l’abrogazione della legge Fortuna-Basili seguendo le indicazioni dei cattolici progressisti in contrasto con le gerarchie. Di fronte all’indisponibilità degli studenti a rivedere le loro posizioni, Luciani sciolse l’organizzazione studentesca. Un uomo fermo, risoluto, anche autoritario sotto certi aspetti. 

Da vescovo proibì nelle sue diocesi i pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo perché, essendo vissuto al fianco del vescovo di Padova, il cappuccino Girolamo Bortignon grande nemico di Padre Pio non ha mai creduto alla sua santità. La sua elezione avvenne all’insegna della mediazione fra conservatori e progressisti, i primi decisi a sostenere l’arcivescovo di Genova Giuseppe Siri, i secondi orientati sull’ex segretario di stato di Paolo VI Giovanni Benelli. Alla fine fu scelto lui che sin da subito si mostrò per certi versi innovativo. 

Avrebbe voluto chiamarsi Pio XIII per dimostrare la sua continuità ideale con Pio XII ma fu sconsigliato dal farlo perché quel nome poteva suonare come un ritorno al passato, una sconfessione del Concilio Vaticano II. Scelse allora di chiamarsi Giovanni Paolo in onore ai suoi predecessori, Giovanni XIII e Paolo VI, il primo lo aveva voluto vescovo, il secondo cardinale. Avrebbe voluto parlare alla folla in piazza San Pietro il giorno dell’elezione ma gli fu spiegato che il protocollo non lo prevedeva (Giovanni Paolo II due mesi dopo avrebbe infranto questa regola che né Benedetto XVI, né Francesco hanno più rispettato); sostituì la cerimonia dell’incoronazione con una sobria celebrazione di inizio pontificato; abolì il pluralia maiestatis parlando in prima persona ai fedeli, rinunciò ai formalismi in favore di un linguaggio semplice, chiaro, anche schietto in certi momenti, scandalizzando i rigidi custodi del protocollo vaticano. Che non amasse Marcinkus è risaputo, già da vescovo e da cardinale ebbe a lamentarsi di lui e del suo modo di gestire lo Ior. 

Forse è anche vero che fosse sul punto di licenziarlo, ipotesi però che non ha mai trovato conferme ufficiali. Guidò la Chiesa per soli trentatre giorni ma seppur per poche settimane seppe conquistare il cuore della gente per la sua semplicità, la sua timidezza sbandierata e mai nascosta e per il suo straordinario sorriso. Voleva riformare la Chiesa? Voleva liberarla dall’eccesivo potere dei curiali? E’ stato tolto di mezzo per questo? Lasciamo queste teorie, per giunta mai dimostrate, agli appassionati di dietrologie, complotti e misteri. 

La beatificazione renderà onore ad un grande papa che, seppur per pochi giorni, ha saputo mostrare al mondo l’immagine di una Chiesa dal volto “umano”, la stessa che oggi è incarnata da papa Francesco, da quella sua semplicità forse riscontrabile soltanto in Albino Luciani.  Ma per favore, non dipingetelo per quello che non era, perché il patriarca che sciolse la Fuci veneziana perché favorevole al divorzio, non avrebbe potuto da papa comportarsi in maniera opposta. 
 
 
 


Mons. Bressan: “Albino Luciani maestro e fratello”




Molta gente a Canale d’Agordo per la cerimonia del  37mo anniversario dall’elezione al soglio pontificio. La causa di beatificazione alla fase conclusiva.




http://www.telebelluno.it/wp/28138

 

L'annuncio della conclusione della "Positio"




http://video.gelocal.it/corrierealpi/locale/papa-luciani-beatificazione-nella-fase-conclusiva/44118/44239?ref=search


Galleria fotografica della Santa Messa per il XXXVII anniversario dell'elezione



Benedetto XVI testimonia in favore di Papa Luciani



Canale d'Agordo

Giovanni Paolo I, passo verso gli altari 


Giuseppe Bratti


Il Papa emerito, Benedetto XVI, ha voluto inserire la sua testimonianza personale nella positio di papa Luciani: per la prima volta, nella storia della Chiesa, un Papa testimonia per la causa di beatificazione di un altro Papa. A dare la notizia ai fedeli, radunati ieri pomeriggio, mercoledì 26 agosto, in piazza a Canale d’Agordo nell’anniversario dell’elezione di papa Giovanni Paolo I, è stato il vescovo di Belluno-Feltre, Giuseppe Andrich, nel saluto iniziale della Messa presieduta quest’anno dall’arcivescovo di Trento, Luigi Bressan. Con la testimonianza di papa Ratzinger, la positio è ultimata.

«Annuncio quindi con gioia che la causa di beatificazione entra ora nella sua fase conclusiva – ha proseguito il vescovo Andrich – e preghiamo che si avvii a conclusione il riconoscimento della santità da parte della Chiesa».

Queste parole tanto attese sono giunte in una piazza, accarezzata da un sole estivo, nell’ottantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Albino Luciani. «Nel 1935 – ha ricordato l’arcivescovo Bressan nell’omelia – per alcuni mesi, fu vicario cooperatore in questa stessa parrocchia; a voi agordini grazie di averlo preparato per la Chiesa universale».

Il breve pontificato di Giovanni Paolo I è stato descritto da due prospettive: quella della Segreteria di Stato vaticana, dove Bressan era allora in servizio da due anni, e quella di Trento, con la gioia dell’arcivescovo di allora, Alessandro Maria Gottardi, legato da amicizia a Luciani fin dagli anni giovanili. Gottardi si recò la sera dell’elezione da Antonia Luciani, sorella del Papa, che abitava in Valsugana e tre giorni dopo celebrò nella cattedrale di Trento la Messa di ringraziamento.

In Segreteria di Stato, nel frattempo, ha raccontato Bressan, «ammiravamo un Papa innovativo, con capacità di pronta decisione, iniziando dall’adozione di un nome composito, come non era mai avvenuto nella storia della Chiesa».

E a Trento, nelle stesse ore, il vescovo Gottardi rendeva omaggio alla sapienza pastorale di Luciani descrivendolo, in Cattedrale, come «un umile figlio del popolo, un sacerdote semplice e retto, un pastore zelante e fedele». A Roma, ecco l’atteggiamento di Bressan e di quanti erano con lui in servizio nell’estate 1978. «Seguivamo con rispetto e ammirazione la vasta dedizione di Giovanni Paolo I per il mondo intero».

Una dedizione che portava il nuovo Papa «a curare subito i contatti con tutti, nel desiderio di raggiungere tutti; portava un’aria  nuova di comunicazione tra il Papa e il suo popolo e tutti eravamo nella gioia». «Arrivederci alla proclamazione a venerabile e a beato di Giovanni Paolo I», ha concluso, prima della benedizione, arcivescovo Bressan. Tra i fedeli presenti, anche i familiari di papa Luciani e il direttore di Avvenire,  Marco Tarquinio. 

domenica 10 maggio 2015

"Papa Albino Luciani non sarà beato subito"

L'intervista

Il vescovo Pizziolo: «Per me è già santo, diciamo che l’annuncio subisce un ritardo». «La diocesi è realtà viva, c’è sensibilità e fiducia per la tradizione cristiana»


INVIATO A VITTORIO VENETO. Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani, già vescovo di Vittorio Veneto, non sarà santo subito. Nemmeno beato: il miracolo non è stato riconosciuto dalla commissione di esperti. «Per me è santo, ma occorre attendere. Il cammino ha le sue regole». Il successore, monsignor Corrado Pizziolo, in questa intervista fa il punto della situazione religiosa e sociale nella diocesi che comprende anche parte di Sacile, Brugnera e Caneva.

Eccellenza, la gente attende l’annuncio della beatificazione di Albino Luciani, suo predecessore alla guida di questa diocesi.

«Il processo è bloccato in quanto quello che si riteneva un miracolo operato non è stato approvato dalla commissione per la beatificazione: si trattava di una guarigione attraverso l’invocazione del pontefice, che non è stata riconosciuta come tale. Questo, ad ogni modo, dimostra che la Chiesa si muove con scrupolo e serietà. Occorre, dunque, attendere un evento prodigioso e non spiegabile e da lì ripartire. Sono convinto della santità di papa Luciani, ma il cammino ha le sue regole. Al momento non è noto un nuovo miracolo. I tempi si sono allungati, quindi, allo stato, nulla è programmabile».


Articolo completo qua:  http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2015/04/26/news/l-intervista-parla-pizziolo-1.11309219


Via i rosari dalla statua del Papa

Spogliata l’effigie di Luciani, sconcerto a Ceneda: sospetti su una donna. Il parroco minimizza






VITTORIO VENETO. Spogliata dei rosari la statua di Papa Luciani. Incredulità ieri mattina in piazza Giovanni Paolo I a Ceneda per la scomparsa di decine di coroncine collocate sull’effigie del pontefice, già vescovo di Vittorio Veneto.
Il parroco don Silvano De Cal, minimizza: «Sarà stato qualcuno un po’ zelante che aveva desiderio di recitare il rosario nel mese di maggio nella propria casa». I rosari sono stati trovati ammucchiati all'interno della cripta della cattedrale vittoriese, davanti alla grotta della Madonna di Lourdes.
«Giovedì sera erano ancora attorcigliati tra le mani della scultura», raccontano alcuni testimoni. L’azione sarebbe stata compiuta, secondo alcune voci, ieri mattina da una donna che non è ancora stata identificata.
Le manifestazioni spontanee di devozione popolare erano iniziate tre anni fa quando un ignoto fedele sistemò per primo tra le mani della statua di Papa Luciani una corona del rosario. Un esempio presto seguito da altri. Nel tempo è divenuto un luogo di preghiera e di ex voto, una pellegrinaggio silenzioso e continuo per il Papa del sorriso, pregato da molti già come un santo.
Il quartiere vittoriese, intanto, si divide sull’opportunità o meno di lasciare i rosari esposti. «Li avrei visti meglio raccolti in una teca», sottolinea un sacerdote. C’é chi afferma di averne visto qualcuno a terra, c’è pure chi riferisce di altri gesti non proprio religiosi: qualche passante avrebbe tentato di portarsene uno a casa.


mercoledì 31 dicembre 2014

Trova in un garage e rimette a nuovo la vecchia auto di Papa Luciani

Canale d'agordo 
 
L’eccezionale scoperta di Antonio De Nardo: era in un’autorimessa di Codognè «Era come un ferro vecchio, ora può viaggiare: vorrei offrirla a Papa Francesco»


CANALE D’AGORDO Per anni era rimasta, come un ferro vecchio, abbandonata in un'autorimessa. È l'auto di Papa Luciani, una Fiat 1100, che utilizzava quando era vescovo di Vittorio Veneto. Il reperto unico e storico si trova a Codognè ed è stato esposto sabato al pubblico per la prima volta. L'eccezionale ritrovamento è stato fatto da un ristoratore, Antonio De Nardo. «Mi piacerebbe che qualcuno la valorizzi, chissà che Papa Francesco possa farci un pensierino», racconta il proprietario
. A svelare un segreto, rimasto celato per anni, è Pio Dal Cin, che ha raccolto la sua testimonianza nel libro «Codognè cuore Veneto». «L'ho trovata per caso in un'autorimessa, era ferma, tutta sporca di escrementi», racconta De Nardo, gestore della storica trattoria Campocervaro di Codognè e appassionato di vettura d'epoca, «non sapevo a chi era appartenuta, quando ho visto il libretto di circolazione mi è venuto quasi un colpo». Nella carta di circolazione appariva l'intestazione del primo proprietario: «S. E. Luciani Mons. Albino, nato a Forno di Canale il 17.10.1912» e la residenza, il castello di San Martino di Vittorio Veneto, la sede vescovile. La data d'immatricolazione è il 18 agosto 1960. Albino Luciani era alla guida della diocesi vittoriese da quasi due anni. La vettura, all'epoca un lusso, fu donata al vescovo dalla Cassamarca. Presumibilmente la utilizzò sino al 1969, quando divenne patriarca di Venezia. Nessuno sapeva che fine avesse fatto quella Fiat 1100, finchè Antonio De Nardo la ritrovò in uno stato di semi abbandono a San Michele di Ramera. Il precedente proprietario non sapeva cosa farsene. De Nardo invece, come molti ragazzi degli anni '50 e '60, aveva un ricordo personale legato a papa Luciani. «Monsignor Luciani mi aveva cresimato», ricorda il ristoratore di Codognè, che così l'ha acquistata e si è fatto promotore del restauro. Il lavoro di recupero è stato interamente «made in Codognè». «L'ho portata dal carrozziere di qui, Gianni Felet», spiega, «il motore l'ha sistemato Gaetano Rossi, l'artista delle auto di Codognè». La Fiat 1100 ha quasi 200 mila chilometri, «196 mila per l'esattezza», specifica il proprietario. Ma il restauro l'ha riportata allo splendore originale. «Era la macchina dei “siori”, è un po' invidiata da tutti», dice De Nardo con un pizzico di orgoglio, «facilissima da guidare e affidabile».

Antonio De Nardo sull'auto restaurata...
Antonio De Nardo sull'auto restaurata di Papa Luciani

La vettura è iscritta all'Asi, l'Automobil Club storico Italiano e ha partecipato a qualche raduno. Lui ha fatto solo pochi chilometri, la custodisce quasi come una reliquia e ha il sogno che qualcuno possa valorizzarla. «L'importante è che chi la compra sappia che è un'auto speciale, piuttosto che vada nelle mani sbagliate preferisco tenermela». Antonio De Nardo non vuole che la “papa mobile” diventi un oggetti di business. Il riferimento è ad una Golf appartenuta a Papa Ratzinger, prima della nomina a Pontefice. Una decina d'anni fa, la Golf di Ratzinger venne messa all'asta su Ebay e fu acquistata da un casinò online del Texas, ricoperta di loghi pubblicitari.

http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2014/12/09/news/trova-in-un-garage-e-rimette-a-nuovo-la-vecchia-auto-di-papa-luciani-1.10464062

domenica 5 ottobre 2014

La fede di Zambon «Io, guarito pregando papa Albino Luciani»

Il sindaco di Conegliano a Canale d’Agordo alle celebrazioni «Nei momenti duri io e i miei familiari ci siamo rivolti a lui»

di Francesco Dal Mas 
 
CONEGLIANO. La fede in papa Luciani ha dato una grossa mano a Floriano Zambon. Il sindaco di Conegliano lo crede, ma non lo ammette, tanto meno lo dice, per la prudenza che tutti gli riconoscono. Ogni anno, però, sale a Canale d’Agordo, il paese natale di Giovanni Paolo I, per rendergli omaggio con la preghiera e la testimonianza. Lo fa, in privato, il 26 agosto, il giorno anniversario dell’elezione a pontefice di colui che è stato vescovo di Vittorio Veneto per 10 anni, dal 1958 al 1968. Lo ha fatto anche quest’anno, insieme a numerosi pellegrini di Pieve di Soligo, che hanno accompagnato il parroco Giuseppe Nadal e il cardinale Beniamino Stella, che ha presieduto la solenne concelebrazione. E insieme ad altri fedeli di Farra, Conegliano, Vittorio Veneto, Sacile, Oderzo. Con Zambon anche Luigi Dorigo, un o amico, che al tempo della malattia lo ha convinto e accompagnato nel chiedere l’intercessione del “papa del sorriso”.
Zambon nel 2005 ha cominciato a guarire dal linfoma da cui era stato colpito nel 2004, con ricoveri prolungati prima a Castelfranco e poi a Verona. Nei primi 6 mesi di malattia i medici si era dimostrati tutt’altro che ottimisti. E molti coneglianesi, al termine di quel calvario, hanno parlato di “miracolo”. È una parola che Zambon non ha mai usato, per pudore. «È pur vero – ammette il sindaco – che ho pregato molto. E con me i famigliari, i parenti, tantissimi amici. Ed è anche vero che mi sono ripetutamente rivolto a Luciani, come al beato Tezza, perché intercedessero per la mia guarigione». Luciani, appunto. Zambon non lo ha conosciuto da vescovo, da patriarca di Venezia e da papa, sì. «L’ho sempre stimato ed apprezzato per la semplicità, anzi l’umiltà del tratto, e per la fermezza nei valori». Quando Luciani è salito al soglio pontificio, Zambon era ragazzo e per guadagnarsi i soldi per i libri scolastici faceva la stagione estiva al rifugio Pisciadù, sulle Dolomiti della Val Badia. «Ho ancora nella memoria quella fumata bianca, la sua prima benedizione dal balcone di San Pietro, il suo primo Angelus; ho registrato tutto. Anche in rifugio eravamo tutti eccitati per un papa di casa nostra. Ricordo la sua raccomandazione, al bambino che ha voluto accanto a sé ad un’udienza in sala Nervi, ad andare avanti con la scuola; è stato uno sprone anche per me, Con papa Luciani ho senz’altro un debito di riconoscenza».
Ed ecco il sindaco di Conegliano pellegrino a Canale d’Agordo; l’anno scorso aveva accompagnato gli amici del Piccolo Rifugio. Quest’anno si è fatto carico di un desiderio che vorrebbe mantenere segreto, ma per la caparbietà del cronista non ci riesce. «Spero vivamente che il processo di beatificazione possa procedere speditamente. Mi risulta che in ottobre verrà presentata alla congregazione per la causa dei santi la positio, cioè tutta la documentazione sulle virtù cristiane praticate eroicamente da Luciani. A seguire dovrebbe intervenire la commissione medica della stessa congregazione per l’accertamento del miracolo». Anche in questo caso una guarigione prodigiosa: da un linfoma che aveva colpito un pensionato pugliese.

30 agosto 2014
 











Morto nel sonno l’ex segretario di Luciani

Monsignor Taffarel è spirato come i “suoi” due vescovi, Albino e Cunial. È stato trovato dalla sorella suora. Aveva 77 anni




di Francesco Dal Mas 
 
TARZO. E’ morto, serenamente, nel sonno, come, 36 anni fa, il 28 settembre 1978, papa Luciani, di cui era stato segretario quand’era vescovo di Vittorio Veneto. E come mons. Antonio Cunial, di cui pure aveva retto la segretaria, deceduto a Lourdes il 10 agosto 1982. Mons. Francesco Taffarel, 77 anni, arciprete di Tarzo da 5, è stato trovato nella sua camera da letto ieri mattina, ormai senza vita, colpito da un infarto. «L’ho chiamato verso le 6,30, perché non si era ancora alzato – racconta la sorella Pasqua -. Non mi ha risposto, sono entrata e mi sembrava che dormisse profondamente. Ho cercato di svegliarlo, aveva il volto sereno. Ho subito realizzato che fosse morto, probabilmente da pochi minuti. Esattamente come era accaduto a Luciani e a Cunial. Eppure mio fratello non soffriva di disturbi». Pasqua ha chiamato il 118, ma all'arrivo dell'ambulanza per il parroco non c'era più nulla da fare. Coincidenze. Tante. La prima a trovare Giovanni Paolo I morto è stata la fedele suor Vincenza Taffarel. Si commuove, la sorella, ripercorrendo i corsi ed i ricorsi della storia del fratello e di chi ha servito. «Il Padre se l’è portato via all’improvviso, per fortuna senza soffrire». Nato a Sonego di Fregona il 3 dicembre 1936, don Francesco venne ordinato sacerdote a Serravalle il 29 giugno 1960. Tra i primi incarichi, quello di segretario dei vescovi Luciani e Cunial. Il sacerdote è stato in seguito parroco di Motta di Livenza, quindi a Tarzo. Dal 1999 era canonico onorario del Capitolo della Cattedrale. Il funerale verrà celebrato sabato 4 ottobre, giorno del suo onomastico, alle 10 dal vescovo Corrado Pizziolo nella chiesa di Tarzo. Solo una settimana, il 24 settembre, don Francesco aveva partecipato alle esequie del suo diretto dirimpettaio, don Angelo Lucchetta, parroco di Corbanese ed Arfanta. Domenica sera don Taffarel aveva preso parte alla solenne concelebrazione in cattedrale con il cardinale Beniamino Stella e col vescovo Pizziolo per l’anniversario della dedicazione dell’edificio di culto. Il sacerdote ha attraversato il duomo, in processione, con passo deciso, non palesava problemi fisici. Stella lo ha salutato con calore, nel comune ricordo appunto di Luciani. Dell’allora vescovo di Vittorio Veneto don Francesco è stato un cultore, oltre che segretario personale dal 1966 al 1970, quando lo stesso Luciani fu nominato patriarca di Venezia. Ne ha sempre coltivato la memoria viva, tra l’altro curando il volume “Papa Luciani. Un pensiero al giorno” (1990) e “Papa Luciani racconta. Esempi e aneddoti narrati da Giovanni Paolo I” (2005) in cui sono confluiti molti suoi ricordi personali. Ha raccontato recentemente: «Quando mi chiamò, nel 1967, Luciani mi disse: “Ho bisogno di te come segretario particolare, per qualche anno; poi ritornerai al servizio pastorale parrocchiale; non avrei piacere che ti abituassi a calpestare tappeti e corsie”». Come segretario don Francesco ricopiava a macchina gli scritti di Luciani, le lettere, gli interventi, sempre “tormentati” da molte correzioni. Don Francesco lo aiutava nella ricerca bibliografica, di documenti, di libri, accoglieva le persone che chiedevano di incontrare il vescovo. Gli faceva da autista e da cerimoniere nelle celebrazioni. "Luciani diceva: «Sono un montanaro, figlio di povera gente… a vivere in un castello mi sembra di essere "arlecchin finto principe”…», e infatti fece togliere lo stemma vescovile dall'ingresso. Sempre gentile e premuroso, ringraziava dei servizi, salutava ed augurava il buon giorno e la buona notte". Si alzava verso le 5 del mattino; era abituato a trovare un tazza di caffè. E don Francesco si affacciava all’alba. Ma succedeva che partendo presto per la visita pastorale, Luciani si alzasse per primo, preparava il caffè e a volte bussava alla porta della camera del segretario. «Era povero di denaro, che non teneva mai in tasca», ricordava ancora Taffarel. Nel 2003 il sacerdote trevigiano partecipò all’apertura del processo di beatificazione di Luciani a Belluno. Venne ascoltato anche come testimone e aspettava con trepidazione la consegna della “positio”, ossia la documentazione sulle virtù eroiche di Luciani, che avverrà nei prossimi giorni in Vaticano.

02 ottobre 2014
 








venerdì 29 agosto 2014

La nipote: «Rispettiamo i tempi della chiesa»



Pia Luciani interviene sul processo di beatificazione di Giovanni Paolo I e sui dubbi attorno al miracolo: «Tutte superficialità, occorre pazienza»
















CANALE D’AGORDO. Papa Luciani ‘santo subito’? Così in centinaia l’hanno pregato nel giorno anniversario della sua elezione, quando in piazza a Canale il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero, ha presieduto una solenne concelebrazione.
Tra i presenti anche la nipote del ‘papa del sorriso’, Pia Luciani, che per quanto riguarda il processo di beatificazione smentisce presunti ritardi ed invita "soprattutto i media" ad avere "pazienza".
«Come vede, signora, è il popolo che lo prega come fosse già sugli altari», proviamo ad obiettare, incrociandola fuori dalla chiesa. «Il popolo, il popolo… Capisco, ma bisogna rispettare i tempi della Chiesa. Che sono i tempi della saggezza. Il processo va avanti. È stato impostato puntualmente. Sarà quel che Dio vorrà» sospira Pia.
Ma lei – insistiamo – è fiduciosa? «Io mi rimetto alla volontà della Chiesa». E le difficoltà di cui si parla circa il miracolo? Il pugliese Giuseppe Denora che sarebbe guarito da un linfoma in modo inspiegabile per la Chiesa è considerato un miracolato dalla sua diocesi, che ha concluso positivamente la propria fase processuale. Si dice che qualche dubbio sia intervenuto a Roma. «Tutte superficialità», secondo Pia Luciani. «La Commissione medica della congregazione per le cause dei santi non ha ancora preso in considerazione l’approfondimento del presunto miracolo perché prima dev’essere presentata la ‘posizio’», il che avverrà in ottobre.
Il colloquio tra il cronista e la nipote del “papa del sorriso” s’interrompe perché arriva il cardinale Beniamino Stella, prefetto della congregazione per il clero. Il porporato saluta cordialmente Pia e poi guarda in alto, alla facciata della chiesa con l’immagine dello zio eletto papa 26 anni fa. «Lo preghiamo» sorride Stella. «Sì, lo preghiamo», fa lei. «Lo prega come un santo?» insiste il cronista. «Io prego il Signore» glissa Pia. A Canale e nella valle del Bios, comunque, proprio questo è il sentimento popolare. Aleggia, per aspetti, un’atmosfera di serenità, di “serena santità” ebbe a dire, a suo tempo, mons. Vicenzo Savio.
Se ne rende conto anche Pierantonio Zanchetta, dirigente del Servizio Forestale del Veneto. «Qui a Canale, come lassù a Lorenzago, si avverte il profumo di un’aria diversa. È per questo che abbiamo allo studio, in questo paese, un’iniziativa analoga a quella realizzata nel bosco di Lorenzago, con il santuario all’aperto».
Zanchetta non ci vuol dire se sarà un altro santuario e se questo verrà dedicato al prossimo beato, Luciani appunto. «È un progetto singolare, che unirà i due paesi in modo originale, e che speriamo di poter materializzare per la prossima estate, quando sarà pronto anche il museo dedicato a Luciani».
In piazza a Lorenzago, intanto, campeggia l’altare confezionato e in parte scolpito nel legno dagli uomini di Zanchetta. «A questo Paese, tra l’altro, sono legato da storici vincoli. Mio bisnonno trasportava la birra nel locale che si trova dietro la chiesa. Era la prima, vera birra di Pedavena». Ed eccolo, l’avo di Zanchetta, ritratto in una storica foto vicino al bancone dell’attuale birreria. Transita in piazza Dario Bond, consigliere regionale di FI. 

Francesco Dal Mas 

28 agosto 2014
 






 








A Canale il 36mo dell’elezione di Albino Luciani


Celebrata la ricorrenza con una messa presieduta dal card. Stella. Ricordata la figura di don Filippo Carli.




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mercoledì 27 agosto 2014

Stella: «Papa Luciani? Un sacerdote trasparente, senza ipocrisia»

Il Prefetto della Congregazione del Clero ha presieduto una Messa nel 36° anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo I. «Il sorriso di Francesco ce lo fa ricordare»
 
 
LAPRESSE


26/08/2014


«Il sorriso, la semplicità, l'umanità e il suo non risparmiarsi per il servizio alla Chiesa di papa Francesco ci fa ricordare con profondo affetto il nostro Papa Luciani». Lo ha detto oggi il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il Clero, celebrando a Canale d'Agordo una Funzione solenne in occasione dell'anniversario dell'elezione a pontefice di Albino Luciani, originario del paese bellunese, il 26 agosto 1978.

«Un sacerdote trasparente, zelante e senza ipocrisia». Giovanni Paolo I viene definito innanzitutto così da Stella, che con Luciani condivide «le radici in questa terra veneta; l’ho conosciuto da vicino anche come mio Vescovo, per 11 anni, dopo aver partecipato in Roma alla sua consacrazione episcopale».

Giovanni Paolo I «sarà ricordato soprattutto come un modello di vita sacerdotale», ha affermato il Prefetto. Un sacerdote «con una vita tutta volta a rendere visibile e credibile la sostanza del Vangelo - nell’umiltà, nella carità e nella povertà - con una stupenda coincidenza tra quanto insegnava e quanto praticava e viveva, nella fedeltà quotidiana alla sua vocazione, in tutto il suo percorso, da giovane prete fino alla Cattedra di Pietro».

Prete «esemplare, dunque! Che ha speso le sue energie, prima come docente e Vicerettore del Seminario, poi come Vicario generale a Belluno e come Vescovo a Vittorio Veneto, nella cura delle vocazioni e dei sacerdoti. Ha voluto un gran bene ai suoi preti – ha rammentato il Porporato - anche a quelli che lo hanno fatto soffrire».

E poi il Cardinale ha continuato: «Nel ricordino della prima Messa don Albino aveva fatto scrivere: “Il sacrificio che oggi ti offro, ti sia grato, o Signore, e sia di conforto e di consolazione a quanti lo hanno preparato e atteso”. Ma chi l’aveva preparato e atteso? Certamente gli sarà passata davanti agli occhi la barba di quel frate cappuccino che nella primavera del 1923 gli aveva fatto scoccare la scintilla della vocazione; la maestria nell’uso della fionda di frate Remigio, predicatore quaresimale a Canale d’Agordo, conquistò Albino e gli fece cogliere il fascino di una vita spesa per il Signore». E sicuramente al futuro Papa sarà tornata alla mente anche la lettera «del papà suo Giovanni, allora emigrante in Germania per mantenere la famiglia, che lo aveva autorizzato a entrare in Seminario, come vivamente desiderava».

Ma in particolare «ricordò don Filippo Carli, il caro pievano che solamente pochi mesi prima dell’ordinazione di don Albino, nel 1934, aveva chiuso gli occhi alla scena di questo mondo: in quella giornata era il suo parroco il grande assente, ma molto presente nello spirito». Stella ha spiegato: «Una volta scoperto il “pacco regalo” posto nel cuore di Albino dal Signore, il ragazzo venne aiutato a scoprirne il contenuto proprio dalla bella figura sacerdotale del suo parroco, don Carli, che provvide a indirizzarlo al Seminario, orientando la sua famiglia e predisponendo l’ambiente e le circostanze. Attraverso la guida e l’esempio di questo sacerdote, l’intuizione iniziale divenne una scelta definitiva di vita nel sacerdozio».

Sono molteplici «le linee e di continuità che uniscono don Filippo e don Albino: per esempio, nella strenua volontà di essere semplice ed efficace nella predicazione e nella catechesi; nell’attenzione agli umili e ai poveri; nell’obbedienza e nella lealtà verso la Chiesa».

Don Carli «voleva farsi capire dalla gente nella sua predicazione e questo fu il pregio del sermo humilis, del dire umile di Papa Luciani. Don Filippo avviò con intelligenza, qui a Canale d’Agordo, la pubblicazione di un bollettino parrocchiale e il Patriarca Luciani – ha raccontato Stella - incurante delle critiche dei benpensanti che avrebbero preferito un magistero più cattedratico, chiedeva posto nel Gazzettino e nel Messaggero di Sant’Antonio, per pubblicare le sue celebri lettere agli Illustrissimi, certo del passato, ma per attrarre l’attenzione dei vivi e dei presenti, su temi importanti, formulati nella semplicità, ma saporosi nel contenuto». Dunque, profondità di concetti espressa in un linguaggio familiare, quotidiano.

E ancora: «Don Filippo fu il prete dei poveri, don Albino non lasciava mai andare via un questuante che bussava alla porta dell’Episcopio. “Miei fratelli, diceva, non possiamo dire di amare Cristo, se non condividiamo questa passione per la povera gente”. (Omelia per la Festa di San Marco del 25 Aprile del 1974)».

Poi: «Don Filippo visitava con delicatezza gli ammalati; don Albino non trascurò mai quest’opera di misericordia».
Inoltre, don Carli «sentenziava spesso: “Obbedire bisogna”! Monsignor Luciani fece della lealtà verso i superiori la stella del suo cammino, partendo dall’umile servizio di Vicerettore nel Seminario a Belluno, fino alla più coraggiosa ed esemplare lealtà verso Paolo VI, nei momenti più drammatici della contestazione degli anni Settanta». E con lo stesso spirito di ubbidienza «accettò anche la chiamata al soglio pontificio».  



I ladini commemorano papa Luciani

Canale, affideranno alla protezione del futuro beato il progetto di un monumento alla pace da realizzare a Fuciade







di Francesco Dal Mas 

 


CANALE D’AGORDO. Ancora una volta i ladini in pellegrinaggio dal “papa ladino”. Oggi, infatti, saranno a Canale d’Agordo per ricordare Albino Luciani, alla cui protezione affideranno anche il loro progetto per la pace, a memoria dei caduti della prima guerra mondiale, e le vittime delle altre guerre. «Si tratta di un monumento che realizzeremo al confine tra i Comuni di Falcade e Soraga, in località Fuciade, in val di Tasca», spiega Danilo Marmolada, presidente della Federazione delle diverse comunità ladine delle province di Belluno, Trento e Bolzano. «Rappresenteremo il cappello degli alpini e dei Kaiser jager, con la scritta 1915-2015. Significheremo, in questo modo, l’unità dei popoli ladini, che non per loro decisione si trovarono a combattere, nel primo conflitto mondiale, gli uni contro gli altri».
Verso il monumento convergeranno i sentieri della guerra, trasformati in percorsi di pace, a partire da quelli della valle del Biois, che saranno attrezzati anche di particolare cartellonistica. L’Unione dei ladini collaborerà, per questo, con l’associazione degli alpini.
Alle 10 di questa mattina, nell’auditorium pubblico, l’incontro delle diverse Unioni, che nel pomeriggio saranno presenti, con i loro costumi, alla solenne concelebrazione in piazza a Canale per la memoria di Albino Luciani, nell’anniversario dell’elezione al soglio pontificio, il 26 agosto 1978.
«Noi ladini lo consideriamo un nostro protettore, per cui ne auspichiamo la rapida beatificazione, e poniamo sotto la sua protezione – puntualizza Marmolada – quel valore della pace di cui tante parti del mondo hanno oggi bisogno».
Ne parlerà con ogni probabilità anche il cardinale Beniamino Stella, prefetto della congregazione per il clero (quindi uno dei più stretti collaboratori di papa Francesco), che a Canale è già stato, in incognito, lo scorso mese di luglio, perché devoto del “papa del sorriso”.
È stato infatti Luciani a consacrarlo sacerdote e a inviarlo a Roma per gli studi accademici. Stella prega Luciani come fosse già santo e, quindi, ne auspica la rapida conclusione del processo di beatificazione. Processo che al momento pare sospeso, anche se don Davide Fiocco si sta adoperando, per conto della diocesi di Belluno-Feltre, a completare la documentazione da sottoporre alla Congregazione per le cause dei santi.
La celebrazione della messa è in programma alle 16.30 sulla piazza del paese, davanti alla chiesa arcipretale. Verso le 16 sarà rappresentata, a cura della parrocchia, la nascita di Albino, in uno sceneggiato davanti alla casa natale del futuro pontefice. A dare il benvenuto a Stella saranno il vescovo Andrich e il sindaco De Rocco. Il quale sindaco anticipa di augurarsi di poter completare il sospirato centro sociale con l’annesso museo dedicato a Luciani entro l’anno, per allestire gli ambienti entro la primavera e poter inaugurare l’opera prima dell’estate 2015. «Speriamo che per allora si sappia anche qualcosa di più sulla conclusione del processo di beatificazione», afferma il sindaco, interpretando l’attesa di gran parte della popolazione.
Intanto continuano i pellegrinaggi di devoti, anche se in misura più contenuta del passato, complice la crisi e la recente beatificazione di Wojtyla e Roncalli, che ha dirottato a Roma numerosi fedeli. «Ci prepariamo comunque ai grandi flussi che sicuramente registreremo a partire dall’annuncio che il nostro don Albino potrà essere venerato sugli altari», confida Loris Serafini, l’anima della Fondazione Luciani. 

26 agosto 2014
 
http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2014/08/26/news/i-ladini-commemorano-papa-luciani-1.9824267







giovedì 21 agosto 2014

In Uganda il cappello del Papa

Baldovin si occupa dell’edificio espositivo su Giovanni Paolo I ma molto è sparito








CANALE D'AGORDO. «Dopo i 33 giorni la roba di Luciani è stata mandata a Venezia e da lì nessuno l'ha mai più recuperata. Non si sa più che fine abbiano fatto un sacco di cose».
Se l'architetto Marino Baldin dovrà dare forma al museo papa Luciani, Loris Serafini è colui che in questi anni ha cercato il materiale e ora dovrà fare le scelte più opportune. Reperire oggetti, documenti ecc. non è però stata impresa facile stando a quanto detto dallo stesso Serafini giovedì sera a Canale. «In questi due anni ho cercato di recuperare quel poco che è rimasto di Luciani» ha spiegato «ma è stato difficilissimo. Un po' era a Vittorio Veneto, un po' a Venezia, un po' a New York. In Uganda c'era, fino a pochi anni fa, il cappello con cui è entrato in conclave».
Situazioni che destano alcuni interrogativi. Possibile che la Chiesa abbia dedicato così poco interesse a uno dei successori di Pietro? La ricerca di Serafini, comunque, continua. Oggi è sulle tracce di una collanina che la madre di Luciani aveva venduto per poter pagare gli studi ai figli. Ma come e dove verranno sistemati questo e gli altri reperti? Prima è giusto capire come sarà il contenitore. L'opera, che costerà circa 3 milioni di euro finanziati con fondi della Regione, dell'Odi e della Cariverona, ha preso forma con le progettazioni del 2008. Verrà inaugurata sette anni dopo. Un tempo lungo, pieno di complicazioni, su tutte quella che nell'autunno 2013 ha portato alla risoluzione del contratto con l'azienda cui erano stati appaltati i lavori nel 2010 (con un ribasso d'asta del 33%!) e a una nuova assegnazione. A spiegare al pubblico gli interventi realizzati e quelli in corso sono stati gli architetti Antonio Pollazzon e Willi Guidolin, con il sindaco Rinaldo De Rocco.
Per quanto riguarda l'ex albergo Cavallino i piani saranno così distribuiti: al piano -2 i servizi igienici, gli spogliatoi; al piano -1 il centro diurno anziani gestito dall'Auser che servirà anche come ristoro per i pellegrini; al piano 0 una sala comunale polivalente e il centro studi; al piano +1 l'ufficio della Fondazione Papa Luciani. Il museo vero e proprio sarà nell'edificio storico dell'ex municipio. Nei seminterrati verrà ricostruita la storia della Pieve di Canale per far capire la realtà da cui è uscito Luciani, al piano 0 la reception con guardaroba, bagni, biglietteria, nella parte opposta il bookshop (libri, cartoline, souvenir); al primo piano il racconto degli aspetti socio-economici di Canale tra fine '800 e inizi '900, la famiglia di Luciani, la parrocchia, il seminario e la città di Feltre e di Belluno; al secondo piano spazio al periodo di Vittorio Veneto, di Venezia e di Roma con computer per gli approfondimenti e angoli per il gioco dei bambini. Attenzione sarà rivolta anche ai disabili e agli anziani. (g.san.) 

26 luglio 2014



http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2014/07/26/news/in-uganda-il-cappello-del-papa-1.9665038
   





«A Venezia molte cose di papa Luciani»

La nipote Pia ricostruisce la vicenda degli oggetti appartenuti al pontefice e che si fatica a riportare al paese natale






di Gianni Santomaso 

 


CANALE D'AGORDO. «Le cose personali sono arrivate a noi, assieme ad altri quattro scatoloni, il resto è rimasto a Venezia e non so se oggi sia stato riordinato».
Pia Luciani, la nipote di papa Giovanni Paolo I, racconta quello che sa circa la fine che hanno fatto gli oggetti appartenuti allo zio.
Lo fa dopo che il direttore della Fondazione Papa Luciani, Loris Serafini, aveva spiegato le difficoltà riscontrate nel ritrovare i reperti sparsi in tutto il mondo, intervenendo durante l’assemblea dell’altra sera convocata dall’amministrazione comunale per fare il punto sullo stato dell’arte del museo e della Fondazione.
«Intanto – dice Pia Luciani – devo dire che le cose personalissime (occhiali, orologio, catenina, fotografie) ci sono state consegnate direttamente da suor Vincenza. Le altre sono state inscatolate e mandate a Venezia con l'incarico di darle a noi. Infatti non hanno trovato il testamento dello zio. Probabilmente era un foglio molto semplice in cui lui, come aveva sempre fatto in precedenza, avrebbe lasciato tutto alla diocesi o ai poveri. Gli eredi pertanto erano mio papà e mia zia. Mio papà è stato chiamato a Venezia e gli è stato detto di scegliersi qualcosa anche se l'amministratore aveva detto che in realtà doveva essere il contrario e cioè che la famiglia avrebbe dovuto decidere cosa lasciare a Venezia».
«Insomma – prosegue Pia Luciani – mio papà si è preso due scatole con vestiti, libri e anche gioielli e due scatole sono andare alla zia. Poi ha chiamato tutti i preti della diocesi i quali hanno scelto qualche oggetto. Il resto è stato consegnato a don Mario Senigaglia (segretario di Luciani quando era patriarca) perché facesse un'asta benefica. Certe cose è stato mio papà stesso a darle alle persone, per esempio il cappello finito in Uganda che aveva consegnato a un cardinale di quel paese».
Molte cose però sono rimaste a Venezia e la cosa è nota nell'ambiente se anche monsignor Giorgio Lise, dal 2003 al 2006 vicepostulatore diocesano della causa di beatificazione di Luciani, dice che «anche allora ci si lamentava che molte cose si erano fermate a Venezia e non erano mai arrivate a Canale».
«Sì – dice Pia Luciani – una parte è andata al museo e i libri e i documenti sono stati messi in un angolo. Quando siamo andati a vedere siamo rimasti male nel vederli così, li abbiamo chiesti con una lettera a Scola, ma non ce li hanno dati».
La nipote del papa interviene anche sul processo di beatificazione e sui dubbi emersi giovedì sera a Canale durante l’assemblea.
«Stefania Falasca – dice Pia Luciani – sta facendo un lavoro eccelso che mette in evidenza la figura di mio zio. È un lavoro complesso, scientifico. Io personalmente voglio che ci mettano un anno in più e non che facciano le cose in fretta con aneddoti, fioretti e testimonianze di gente che parla per sentito dire».
«Don Davide Fiocco collabora materialmente con Stefania Falasca – continua Luciani – ma non ha la sua visione complessiva. L'ultima volta che ho parlato con lei non mi ha detto niente né in un senso né in un altro. Mi ha semplicemente detto che stavano andando avanti con la seconda parte della positio che dovrà dimostrare attraverso gli scritti le virtù umane e teologali di mio zio. Poi si esamineranno i miracoli. La gente non deve avere fretta».
È un po' anche il pensiero di don Giorgio Lise. «Nel 2003 dicevo che sarebbero serviti 15 anni – sottolinea l’attuale arcidiacono di Agordo – adesso dobbiamo aspettare la seconda parte della positio che dicono arriverà a settembre, quindi occorrerà che Luciani venga dichiarato venerabile e poi si passerà all'esame del miracolo o dei miracoli».
E qui, però, anche monsignor Lise, che parla a titolo personale, ha il sentore che qualche intoppo ci sia. «L'anno scorso – dice infatti – erano usciti dei dubbi nella commissione sul fatto che quello riguardante Giuseppe Denora fosse un miracolo. Perché lo sia servono la gravità della situazione, la guarigione improvvisa e inspiegabile. Lui aveva fatto un ciclo di chemio, devono capire se questo ha inciso sull'inspiegabilità della guarigione».

27 luglio 2014