lunedì 25 luglio 2016

Papa Luciani santo? Spunta miracolo per causa beatificazione

Pubblicato il 8 luglio 2016

di Redazione Blitz



ROMA – Papa Luciani santo? Spunta miracolo per causa beatificazione. La causa di beatificazione per stabilire la santità di Papa Giovanni Paolo I, il predecessore di Wojtyla al soglio pontificio che durò solo un mese, aggiunge alla corposa documentazione un miracolo che sarebbe avvenuto in Centro America quando Albino Luciani era ancora patriarca di Venezia.
Un altro miracolo non convinse. Miracolo sul quale si mantiene il più stretto riserbo. Il nuovo postulatore della causa di Papa Luciani  – altra novità – è il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero, che ha sostituito il cardinale Del Covolo. Il motivo di tanta prudenza sta soprattutto nella delusione per un altro presunto miracolo attribuito all’amato e sfortunato pontefice morto a 66 anni il 29 settembre 1978 dopo appena 33 giorni di pontificato.
La presunta guarigione miracolosa, attribuita all’intercessione di Giovanni Paolo I, di Giuseppe Denora, un fedele pugliese della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, che si ristabilì in pieno da un tumore maligno allo stomaco apparentemente senza spiegazioni scientifiche, non ha convinto la commissione medica vaticana.
Per Ratzinger Papa Luciani è già santo. E’ emerso che tra le numerose testimonianze raccolte nell’istruttoria coordinata dal precedente postulatore, il salesiano monsignor Enrico Dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense, ce n’è una anche del Papa emerito Benedetto XVI. Una circostanza mai accaduta prima d’ora nella storia della Chiesa: Joseph Ratzinger, depositando una sua testimonianza scritta a inchiesta diocesana già conclusa, l’ha potuto fare proprio in quanto Pontefice emerito, quindi non coinvolto direttamente nel giudizio finale sulla causa.
Già nel 2004, tra l’altro, l’allora cardinale Ratzinger, giunto a Belluno per una conferenza in veste di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, disse ai cronisti che lui pregava Giovanni Paolo I come fosse già santo.

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/papa-luciani-santo-spunta-miracolo-per-causa-beatificazione-2505617/


Un Museo per Papa Luciani

16/07/2016 13:33

Inaugurerà il prossimo 26 agosto a Canale d'Agordo, in provincia di Belluno


Giovanni Paolo I: quei 33 giorni di Pontificato che hanno lasciato un segno indelebile

Arriva nel cuore delle Dolomiti, a Canale d'Agordo, in provincia di Belluno, il Museo dedicato a Papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani: un Pontificato, il suo, che durò solo 33 giorni. Trentatre, come gli anni di Nostro Signore Gesù su questa terra. Un Papa che è stato amato, rispettato, e che ancora oggi è ricordato nonostante la sua troppo breve permanenza sul trono di Pietro. Il progetto del Museo reca la firma degli Architetti Antonio Pollazzon e Willi Guidolin, che hanno curato la ristrutturazione dell'edificio. L'allestimento interno viene invece da uno studio dell'Architetto Marino Baldin, affiancato dal curatore del Museo Loris Serafini. Un tempo in quei locali c'era il Municipio, proprio sulla piazza, il palazzo è sottoposto a vincolo ambientale, paesaggistico e storico: quattro piani, 380 mq per la mostra e 600 per il Centro Studi. Poi, in un corpo edilizio adiacente, l'ex albergo Cavallino, è previsto lo spazio per le varie attività logistiche al Museo: l'obiettivo è quello di creare un polo culturale per cittadini e turisti. Il buon Papa Luciani ne sarebbe contento. Recita infatti un passo del comunicato stampa che annunciò il progetto del Museo: "Il complesso, dall’atmosfera arcaica e maestosa, ma al contempo calda e accogliente, appare dunque perfettamente adatto ad inquadrare Albino Luciani, quasi come si trattasse di una 'grande casa' costruita apposta per accogliere lui e i suoi fedeli, esaltando il valore iconico della figura del Santo Padre". L'Agordino è il territorio che diede i natali a Giovanni Paolo I il 17 ottobre 1912, un luogo che lo rappresenta dunque simbolicamente anche perché costituì per lui il posto dove formò la sua personalità sia dal punto di vista culturale che spirituale. Vi tornò anche da vescovo, e da cardinale, a testimoniare così il suo legame con quella terra. E nacque proprio a Canale d'Agordo, Albino Luciani. All'epoca era Forno di canale, in mezzo alla Valle del Biois. Una terra che dalla morte del Santo Padre, avvenuta il 28 settembre 1978, è diventata meta di pellegrinaggio. Nessun luogo d'Italia, insomma, avrebbe avuto maggiore significato che questo spicchio di mondo incastonato nelle Dolomiti, per celebrare degnamente la figura di questo Papa scomparso troppo presto e che ha saputo lasciare un segno indelebile nella comunità cristiana pur nel brevissimo tempo che gli venne concesso. Si chiama MUSAL, Museo Albino Luciani, ed è stato voluto fortemente dal Comune di Canale d'Agordo e dalla Fondazione Papa Luciani. Quest'ultima venne istituita nel 2009, è un ente senza scopo di lucro creato per far conoscere al meglio la figura di Papa Luciani. A dare cita alla Fondazione la stessa amministrazione comunale, con la volontà precisa proprio di dare il via al Museo che sta per essere inaugurato e al centro studi, ma anche per gestire i tantissimi fedeli che si recano in pellegrinaggio nei luoghi simbolo di Papa Albino Luciani. Un lavoro, quello della Fondazione, che prende il via nel 2010, e da allora ha lavorato instancabilmente per arrivare ai traguardi di oggi. Nel frattempo, nel corso degli anni, essa si è occupata di organizzare eventi, presentazioni di libri, conferenze, incentrati sulla figura del Pontefice, ma si è anche impegnata su tematiche di solidarietà sociale a vari livelli. Insomma ha cercato, negli anni, di portare avanti proprio la missione di Luciani, quella pastorale.

La data del 26 agosto, prevista per l'inaugurazione del Museo,non è casuale: fu in quel giorno del 1978 che Albino Luciani salì al Soglio Pontificio.

I pellegrini avranno così una nuova meta per ricordare la bella figura di questo Pontefice, e riflettere sulla sua semplicità, sul suo donarsi ai bisognosi, sulla sua umiltà. Un Museo che si inquadra in un territorio ricco di bellezze artistiche, storiche, paesaggistiche, naturalistiche, il territorio di Agordo, centro della valle del Cordevole e dell'Agordino.

L'amministrazione della Fondazione è affidata a Chiara Fontanive, affiancata dal curatore del Museo Serafini e da Laura Busin, responsabile della biblioteca specializzata. Figure che operano di concerto con il sindaco Rinaldo de Rocco, con il vicesindaco Marco Arcieri e con il consigliere comunale Paola Binotto.

Quattro piani per raccontare la pastoralità e l'umiltà di un Pontefice ancora molto amato e per illustrare le bellezze paesaggistiche locali


"Trasmettere i valori e le opere"

 Filmati originali e contributi audio coinvolgeranno i fedeli, saranno esposti oggetti, musiche, scenografie

Quanto al Museo, una parte dell'esposizione sarà dedicata alla benefattrice tedesca Leni Wittke, che si impegnò a tener vivo il ricordo di Albino Luciani, e alla benefattrice Lina Zandò che donò al Comune gli stabili del Museo.

“Per riuscire a raccontare la vita, il percorso culturale e religioso del Santo Padre e per trasmettere i valori e le opere che lo hanno reso profondamente amato da tutti - dicono Baldin e Serafini - abbiamo voluto creare un’atmosfera calda e coinvolgente, grazie allo studio di un percorso che non fosse esclusivamente scientifico e didattico con documenti ed oggetti di vario genere, ma che fosse anche emotivamente coinvolgente con filmati e audio che ripropongono la voce di Albino Luciani”.

Un percorso quindi anche sensoriale, che lascerà emergere la personalità di Albino Luciani insieme ai luoghi in cui egli nacque e visse e dove maturò la sua vocazione. Oggetti, musiche, scenografie disposti lungo i quattro piani del Museo: due stanze nel seminterrato per raccontare la storia e il tessuto sociale della Valle del Biois, la storia della Pieve di Canale nel primo locale, i personaggi illustri del territorio, in ambito artistico, culturale e religioso nel secondo. Al primo piano troveremo tre ambienti, con la storia di Canale d'Agordo e la vita di Albino Luciani in questo paese che gli diede i natali e in cui visse l'infanzia e la giovinezza, fino all'ordinazione pastorale. Sarà raccontata anche l'opera dei parroci don Antonio Della Lucia e don Filippo Carli, che per il giovane Albino furono importanti punti di riferimento. E poi il periodo degli studi del giovane fino alla sua consacrazione e al periodo che trascorse nella diocesi di Belluno. Al secondo piano saranno raccontati gli undici anni di episcopato nella diocesi di Vittorio Venero, l'esperienza del Concilio Vaticano II e i nove anni del patriarcato di Venezia, quindi la nomina a Cardinale del 1973. C'è anche un piccolo locale che ospita la ricostruzione ambientale del Conclave del 1978, quello in cui Albino Luciani divenne Pontefice. L'ultima stanza di questo piano di esposizione ci trascina quindi a quei 33 giorni di Pontificato, che in fondo nel cuore dei fedeli durano fino alla contemporaneità: e infatti proprio alle testimonianze dei fedeli è dedicato un settore del Museo.

emoriconi@ilgiornaleditalia.org

Emma Moriconi

http://www.ilgiornaleditalia.org/news/la-nostra-storia/879251/Un-Museo-per-Papa-Luciani.html

venerdì 10 giugno 2016

PAPA GIOVANNI PAOLO I: 33 GIORNI DI PONTIFICATO CHE HANNO LASCIATO IL SEGNO

Una Fondazione e un Museo dedicati a Papa Giovanni Paolo I per far conoscere la figura di Albino Luciani, la storia e la bellezza dei territori dove è cresciuto.

 

http://www.fondazionepapaluciani.it  
Milano,
 
La Fondazione Papa Luciani Giovanni Paolo I di Canale d’Agordo (Belluno), istituita nel 2009, è un ente senza scopo di lucro creato per far conoscere la figura di Albino Luciani (futuro papa Giovanni Paolo I), nato il 17 ottobre 1912 a Forno di Canale, ora Canale d’Agordo, e salito al Soglio Pontificio il 26 agosto 1978, dopo essere stato vescovo di Vittorio Veneto e patriarca di Venezia.
Il suo pontificato di soli 33 giorni ha lasciato un segno indelebile nei fedeli che, ancora oggi, lo ricordano con grande affetto, come testimonia il flusso ininterrotto di pellegrini giunti in visita al suo paese natale dal 28 settembre 1978 - data dell’improvvisa e prematura scomparsa - fino ai giorni nostri.
Per accogliere adeguatamente i fedeli, gestendo i gruppi durante il soggiorno con il sostegno di volontari, e per svolgere le numerose attività culturali, l’amministrazione comunale ha dunque dato vita alla Fondazione, che si occupa anche di:
- creare e gestire un nuovo Museo, di prossima apertura, sulla figura, l’opera e il pensiero di Albino Luciani;
- costituire il più completo centro studi specializzato su Giovanni Paolo I grazie alla realizzazione e all’apertura al pubblico di una biblioteca dedicata che raccolga libri, rassegna stampa, testimonianze audiovisive, fotografie e sia consultabile da tutti gli interessati.

PAPA GIOVANNI PAOLO I: 33 GIORNI DI PONTIFICATO CHE HANNO LASCIATO IL SEGNO

- offrire la possibilità di consultare in forma digitale documenti e rassegna stampa relativi a papa Luciani;
- gestire i pellegrinaggi effettuati a Canale d’Agordo con servizi di assistenza ai gruppi che prenotano tramite la Fondazione;
- instaurare e coltivare rapporti con Enti culturali, Fondazioni o Istituzioni accomunati da medesimi scopi, per far nascere collegamenti tra luoghi e realtà diverse;
- valorizzare la Valle del Biois, dando vita a una rete di collaborazioni per sviluppare ed implementare un’economia etica.

Dal 2010 la Fondazione pianifica un ricco calendario di appuntamenti estivi per promuovere la figura di Albino Luciani, la storia e le bellezze del territorio dove è nato e cresciuto. Tra questi ci sono la presentazione di libri o l’organizzazione di mostre, concerti, letture, conferenze e incontri.
Inoltre, nel 2012 è stato celebrato il centenario della nascita del Pontefice con un programma di iniziative ed eventi dedicati, racchiusi sotto un unico logo realizzato per l’occasione.
Da ricordare, infine, le numerose attività a scopo sociale e umanitario svolte negli anni passati, come l’accoglienza di profughi nell’ambito del progetto “Emergenza migranti dal Nord Africa” o l’importante iniziativa relativa alla costituzione di un apposito centro diurno per gli anziani abitanti della Valle di Biois, in collaborazione con gli enti locali che si occupano di servizi e volontariato.
L'amministrazione della Fondazione è affidata a Chiara Fontanive affiancata da Loris Serafini, attuale curatore del museo, e da Laura Busin responsabile della biblioteca specializzata. L'organo amministrativo opera in concerto con il consiglio di indirizzo formato dal Sindaco Pro tempore di Canale d'Agordo Rinaldo de Rocco, dal Vicesindaco Marco Arcieri - ideatori questi ultimi già dal 2008 di una nuova proposta di turismo religioso - e da Paola Binotto consigliere comunale.

Il Museo avrà sede presso l’antica sede della Confraternita dei Battuti ed ex municipio, un palazzo storico risalente al 1600 e restaurato attraverso un intervento mirato, situato accanto alla parrocchia di San Giovanni Battista nel centro del paese.
Una parte dell’esposizione verrà dedicata alla benefattrice tedesca Leni Wittke, che si impegnò a tener vivo il ricordo del Santo Padre, e alla benefattrice Lina Zandò, che donò al Comune di Canale d’Agordo gli stabili del Museo.
Un percorso culturale ricco e prezioso, alla scoperta di una figura religiosa entrata in soli 33 giorni nel cuore della gente.

Per maggiori informazioni visitare il sito www.fondazionepapaluciani.it

http://www.informazione.it/c/B0783603-936A-4D0D-91AC-12AC681357DB/PAPA-GIOVANNI-PAOLO-I-33-GIORNI-DI-PONTIFICATO-CHE-HANNO-LASCIATO-IL-SEGNO

giovedì 26 maggio 2016

Papa Luciani, il museo apre il 26 agosto

Canale d’Agordo. È stata scelta la data in cui è salito al soglio pontificio. Ultimi lavori nella struttura




CANALE D'AGORDO. Il nuovo museo dedicato a Papa Luciani sarà inaugurato il 26 agosto, nell'anniversario dell'elezione a pontefice dell'illustre 'compaesano'. Con ogni probabilità sarà il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, a presiedere la cerimonia, in occasione della solenne concelebrazione in piazza a Canale, con la partecipazione del nuovo vescovo Marangoni. Il Museo ha sede presso l'antica sede della Confraternita dei Battuti ed ex municipio, un palazzo storico risalente al 1600 e restaurato attraverso un intervento mirato, accanto alla parrocchia di San Giovanni Battista, nel centro del paese. Si sta per completare, in questi giorni, l'allestimento delle sale, quindi Loris Serafini, il direttore, e i suoi collaboratori procederanno alla collocazione dei materiali.

Una parte dell'esposizione verrà dedicata alla benefattrice tedesca Leni Wittke, che si impegnò a tener vivo il ricordo di Luciani, e alla benefattrice Lina Zandò, che donò al Comune gli stabili del Museo.

Un percorso culturale ricco e prezioso, alla scoperta di una figura religiosa entrata in soli 33 giorni nel cuore della gente. Luciani, nato il 17 ottobre 1912 a Forno di Canale, ora Canale d'Agordo, è salito al soglio pontificio il 26 agosto 1978, dopo essere stato vescovo di Vittorio Veneto e patriarca di Venezia. Il suo breve pontificato ha lasciato un segno indelebile nei fedeli che, ancora oggi, lo ricordano con grande affetto, come testimonia il flusso ininterrotto di pellegrini in visita al suo paese natale dal 28 settembre 1978 - data dell'improvvisa scomparsa - fino ai giorni nostri.

Per accogliere adeguatamente i fedeli, gestendo i gruppi durante il soggiorno con il sostegno di volontari, e per svolgere le numerose attività culturali, l'amministrazione comunale ha dunque dato vita nel 2008 alla Fondazione, che si occupa anche di creare e gestire il Museo, di costituire il più completo centro studi specializzato su Giovanni Paolo I grazie alla realizzazione e all'apertura al pubblico di una biblioteca dedicata che raccolga libri, rassegna stampa, testimonianze audiovisive, fotografie, e sia consultabile da tutti, e di offrire la possibilità di consultare in forma digitale documenti e rassegna stampa surelativi a papa Luciani. La fondazione gestisce anche i pellegrinaggi effettuati a Canale con servizi di assistenza ai gruppi che prenotano tramite essa.

Tra i suoi scopi anche la valorizzazione della Valle del Biois, dando vita a una rete di collaborazioni per sviluppare ed implementare un'economia etica. Dal 2010 la Fondazione pianifica un ricco calendario di appuntamenti estivi per promuovere la figura di Albino Luciani, la storia e le bellezze del territorio dove è nato e cresciuto. Tra questi, la presentazione di libri o l'organizzazione di mostre, concerti, letture, conferenze e incontri. Numerose le attività a scopo sociale e umanitario svolte negli anni passati, come l'accoglienza di profughi nell'ambito del progetto "Emergenza migranti dal Nord Africa" o la costituzione di un apposito centro diurno per gli anziani della Valle di Biois,
in collaborazione con gli enti locali che si occupano di servizi e volontariato. L'amministrazione della Fondazione è affidata a Chiara Fontanive affiancata da Loris Serafini, attuale curatore del museo, e da Laura Busin responsabile della biblioteca specializzata.

Francesco Dal Mas

30 aprile 2016


http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2016/04/30/news/papa-luciani-il-museo-apre-il-26-agosto-1.13391733

venerdì 28 agosto 2015

Luciani progressista? Nient'affatto!


Ho visto in rete qualche intervista di quasi mezz'ora dove Gesù è completamente assente dal discorso sulla personalità di Luciani...
Invece, era tutto centrato sul CVII. A sentire chi parlava, sembrava che Giovanni Paolo I aveva come priorità fondamentali l'applicazione del concilio, l'ecumenismo, la libertà religiosa, cioè tutti temi che, negli ultimi anni hanno sollevato non poche perplessità per come vengono interpretati. Forse anche l'implementazione delirante di una "nuova chiesa". A questo aggiungiamo un certo "aperturismo" che Luciani avrebbe impostato alla Chiesa, più o meno, in sintonia con l'attuale successore. Nulla di tutto ciò! Chi veramente si prende la briga di leggere i nove volumi dell'Opera Omnia, si farà un quadro di Luciani completamente diverso a quello che tentano di farci ingoiare certi mezzi di comunicazione che portano l'acqua verso i loro mulini del progressismo, dell'aperturismo, del pauperismo nella Chiesa. Chi parla, e scusatemi se devo usare dei toni un po' duri, è una che ha studiato Luciani per anni, che ha vissuto nei suoi luoghi, che ha condiviso con la sua famiglia tanti ricordi, che ha seguito da vicino la sua causa di beatificazione ed a contatto con chi di dovere.
Scusate, però questo dipinto di Luciani che ci vogliono far passare non corrisponde al vero! Forse mi sono sbagliata io che non ho capito nulla, dalla lettura dei suoi scritti, dalle sue prese di posizioni, qual'è il vero pensiero di Luciani sulla Chiesa?

Ho scelto questo articolo che mi sembra rifletta meglio chi era Luciani, trascurando però il paragrafo finale perché veramente, chi conosce Luciani e conosce Bergoglio, sa che tra lui e Bergoglio c'è un abisso!
Ad esempio, la chiarezza e fermezza dottrinale di Luciani! Ma non voglio approfondire perché sarebbe molto lungo il discorso.
Poi si fa cenno ad una Chiesa dal "volto umano" incarnata da Luciani ed, adesso, dal suo attuale successore. Perché? La Chiesa non era umana prima? Non esercitava la misericordia? E' una nuova scoperta questa?

Come ben dice l'autore dell'articolo: "In realtà la storia di Luciani, è la storia di un cardinale tutt’altro che progressista". Un vescovo, come Luciani, che ha preferito provocare un mini-scima anzicché consegnare la sua autorità episcopale alle pretese di un gruppo di parrocchiani disobbedienti, può farci immaginare quale impronta avrebbe dato alla Chiesa come Sommo Pontefice. Una mostra di come avrebbe esercitato la sua autorità pontificia è la sua lettera postuma indirizzata ai gesuiti: http://www.papaluciani.com/ita/insegnamenti/vaticano1978/discomelie.htm#AI%20GESUITI , dove, tra l'altro, invita loro a presentare "una dottrina solida e sicura, pienamente conforme all’ insegnamento della Chiesa" e gli esorta all'obbedienza. Ma la lettera merita di essere letta per intero!

Chi voglia intendere, intenda!

Gloria C. Molinari
Ioannes Paulus PP.I - Papa Luciani - Blog​
papaluciani.com


------------------------------

La vera storia di Papa Luciani, in odore di santità
 
28 agosto 2015, Americo Mascarucci
 
 
La vera storia di Papa Luciani, in odore di santità
 
 
Altro che progressista, Papa Luciani era un conservatore nel vero senso della parola, un integerrimo difensore delle prerogative della Chiesa e delle sue gerarchie. Giovanni Paolo I sarà presto elevato agli onori dell’altare, il processo di beatificazione sembra ormai giunto alle fasi finali. 

Anche il Papa emerito Benedetto XVI ha deposto in favore della beatificazione del suo amico Albino Luciani ed è la prima volta nella storia della Chiesa che un papa testimonia in favore di un predecessore. Giovanni Paolo I fu papa per soli trentatrè giorni , eletto nell’agosto del 1978 dopo la morte di Paolo VI.  

Sulle cause del suo decesso, inatteso quanto improvviso, se ne sono raccontate e scritte tante, tesi e congetture hanno tenuto banco per anni, come quella più frequente di un complotto ordito dal potente presidente dello Ior Paul Marcinkus che Luciani, si disse, voleva licenziare. Altri sostengono che sarebbe stato avvelenato perché intenzionato a riformare la Curia, fare piazza pulita di tutti i potenti cardinali del “partito romano”; altri ancora riferiscono di un suo eccessivo progressismo che avrebbe rischiato di danneggiare la Chiesa aprendo a concessioni troppo rivoluzionarie. 

Quest’ultima tesi, quella del papa aperto al mondo, eccessivamente sensibile al tema dei diritti civili e dell’utilizzo dei contraccettivi, desideroso di modernizzare la Chiesa, è stata anche sposata dalla fiction che alcuni anni fa ha tentato di raccontare la vita del Pontefice. In realtà la storia di Luciani, è la storia di un cardinale tutt’altro che progressista. 

E’ la storia di un vescovo che a Vittorio Veneto arrivò a provocare uno scisma nella comunità di Montaner dove un gruppo nutrito di fedeli si era ribellato alla nomina di un parroco non gradito alla popolazione. I parrocchiani ribelli bloccarono l’ingresso della Chiesa ed impedirono di fatto al nuovo parroco di mettervi piede. Non solo, gli stessi fedeli scesi in piazza per chiedere a Luciani la nomina di un altro prete in sostituzione di quello scelto dal vescovo, arrivarono persino a minacciare l’adesione alla Chiesa ortodossa nel caso in cui non fosse tornato sui suoi passi. 

Il futuro pontefice non soltanto non indietreggiò, ma scortato dai carabinieri andò personalmente a Montaner dove sconsacrò la chiesa parrocchiale vietando a qualsiasi altro sacerdote di celebrarvi l’Eucaristia dietro la minaccia di provvedimenti canonici. Un gesto di forza rivolto a ristabilire l’autorità del vescovo diocesano messa in discussione dalla ribellione dei parrocchiani. Lo scisma ci fu veramente ma Luciani restò fermo sulle sue posizioni. 

La stessa fermezza la ebbe anni dopo da patriarca di Venezia quando la Fuci veneziana, la federazione degli universitari cattolici, si schierò in occasione del referendum sul divorzio del 1974 contro l’abrogazione della legge Fortuna-Basili seguendo le indicazioni dei cattolici progressisti in contrasto con le gerarchie. Di fronte all’indisponibilità degli studenti a rivedere le loro posizioni, Luciani sciolse l’organizzazione studentesca. Un uomo fermo, risoluto, anche autoritario sotto certi aspetti. 

Da vescovo proibì nelle sue diocesi i pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo perché, essendo vissuto al fianco del vescovo di Padova, il cappuccino Girolamo Bortignon grande nemico di Padre Pio non ha mai creduto alla sua santità. La sua elezione avvenne all’insegna della mediazione fra conservatori e progressisti, i primi decisi a sostenere l’arcivescovo di Genova Giuseppe Siri, i secondi orientati sull’ex segretario di stato di Paolo VI Giovanni Benelli. Alla fine fu scelto lui che sin da subito si mostrò per certi versi innovativo. 

Avrebbe voluto chiamarsi Pio XIII per dimostrare la sua continuità ideale con Pio XII ma fu sconsigliato dal farlo perché quel nome poteva suonare come un ritorno al passato, una sconfessione del Concilio Vaticano II. Scelse allora di chiamarsi Giovanni Paolo in onore ai suoi predecessori, Giovanni XIII e Paolo VI, il primo lo aveva voluto vescovo, il secondo cardinale. Avrebbe voluto parlare alla folla in piazza San Pietro il giorno dell’elezione ma gli fu spiegato che il protocollo non lo prevedeva (Giovanni Paolo II due mesi dopo avrebbe infranto questa regola che né Benedetto XVI, né Francesco hanno più rispettato); sostituì la cerimonia dell’incoronazione con una sobria celebrazione di inizio pontificato; abolì il pluralia maiestatis parlando in prima persona ai fedeli, rinunciò ai formalismi in favore di un linguaggio semplice, chiaro, anche schietto in certi momenti, scandalizzando i rigidi custodi del protocollo vaticano. Che non amasse Marcinkus è risaputo, già da vescovo e da cardinale ebbe a lamentarsi di lui e del suo modo di gestire lo Ior. 

Forse è anche vero che fosse sul punto di licenziarlo, ipotesi però che non ha mai trovato conferme ufficiali. Guidò la Chiesa per soli trentatre giorni ma seppur per poche settimane seppe conquistare il cuore della gente per la sua semplicità, la sua timidezza sbandierata e mai nascosta e per il suo straordinario sorriso. Voleva riformare la Chiesa? Voleva liberarla dall’eccesivo potere dei curiali? E’ stato tolto di mezzo per questo? Lasciamo queste teorie, per giunta mai dimostrate, agli appassionati di dietrologie, complotti e misteri. 

La beatificazione renderà onore ad un grande papa che, seppur per pochi giorni, ha saputo mostrare al mondo l’immagine di una Chiesa dal volto “umano”, la stessa che oggi è incarnata da papa Francesco, da quella sua semplicità forse riscontrabile soltanto in Albino Luciani.  Ma per favore, non dipingetelo per quello che non era, perché il patriarca che sciolse la Fuci veneziana perché favorevole al divorzio, non avrebbe potuto da papa comportarsi in maniera opposta. 
 
 
 


Mons. Bressan: “Albino Luciani maestro e fratello”

Molta gente a Canale d’Agordo per la cerimonia del  37mo anniversario dall’elezione al soglio pontificio. La causa di beatificazione alla fase conclusiva.




http://www.telebelluno.it/wp/28138

 

L'annuncio della conclusione della "Positio"


video


http://video.gelocal.it/corrierealpi/locale/papa-luciani-beatificazione-nella-fase-conclusiva/44118/44239?ref=search


Galleria fotografica della Santa Messa per il XXXVII anniversario dell'elezione



Benedetto XVI testimonia in favore di Papa Luciani



Canale d'Agordo

Giovanni Paolo I, passo verso gli altari 


Giuseppe Bratti


Il Papa emerito, Benedetto XVI, ha voluto inserire la sua testimonianza personale nella positio di papa Luciani: per la prima volta, nella storia della Chiesa, un Papa testimonia per la causa di beatificazione di un altro Papa. A dare la notizia ai fedeli, radunati ieri pomeriggio, mercoledì 26 agosto, in piazza a Canale d’Agordo nell’anniversario dell’elezione di papa Giovanni Paolo I, è stato il vescovo di Belluno-Feltre, Giuseppe Andrich, nel saluto iniziale della Messa presieduta quest’anno dall’arcivescovo di Trento, Luigi Bressan. Con la testimonianza di papa Ratzinger, la positio è ultimata.

«Annuncio quindi con gioia che la causa di beatificazione entra ora nella sua fase conclusiva – ha proseguito il vescovo Andrich – e preghiamo che si avvii a conclusione il riconoscimento della santità da parte della Chiesa».

Queste parole tanto attese sono giunte in una piazza, accarezzata da un sole estivo, nell’ottantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Albino Luciani. «Nel 1935 – ha ricordato l’arcivescovo Bressan nell’omelia – per alcuni mesi, fu vicario cooperatore in questa stessa parrocchia; a voi agordini grazie di averlo preparato per la Chiesa universale».

Il breve pontificato di Giovanni Paolo I è stato descritto da due prospettive: quella della Segreteria di Stato vaticana, dove Bressan era allora in servizio da due anni, e quella di Trento, con la gioia dell’arcivescovo di allora, Alessandro Maria Gottardi, legato da amicizia a Luciani fin dagli anni giovanili. Gottardi si recò la sera dell’elezione da Antonia Luciani, sorella del Papa, che abitava in Valsugana e tre giorni dopo celebrò nella cattedrale di Trento la Messa di ringraziamento.

In Segreteria di Stato, nel frattempo, ha raccontato Bressan, «ammiravamo un Papa innovativo, con capacità di pronta decisione, iniziando dall’adozione di un nome composito, come non era mai avvenuto nella storia della Chiesa».

E a Trento, nelle stesse ore, il vescovo Gottardi rendeva omaggio alla sapienza pastorale di Luciani descrivendolo, in Cattedrale, come «un umile figlio del popolo, un sacerdote semplice e retto, un pastore zelante e fedele». A Roma, ecco l’atteggiamento di Bressan e di quanti erano con lui in servizio nell’estate 1978. «Seguivamo con rispetto e ammirazione la vasta dedizione di Giovanni Paolo I per il mondo intero».

Una dedizione che portava il nuovo Papa «a curare subito i contatti con tutti, nel desiderio di raggiungere tutti; portava un’aria  nuova di comunicazione tra il Papa e il suo popolo e tutti eravamo nella gioia». «Arrivederci alla proclamazione a venerabile e a beato di Giovanni Paolo I», ha concluso, prima della benedizione, arcivescovo Bressan. Tra i fedeli presenti, anche i familiari di papa Luciani e il direttore di Avvenire,  Marco Tarquinio. 

domenica 10 maggio 2015

"Papa Albino Luciani non sarà beato subito"

L'intervista

Il vescovo Pizziolo: «Per me è già santo, diciamo che l’annuncio subisce un ritardo». «La diocesi è realtà viva, c’è sensibilità e fiducia per la tradizione cristiana»


INVIATO A VITTORIO VENETO. Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani, già vescovo di Vittorio Veneto, non sarà santo subito. Nemmeno beato: il miracolo non è stato riconosciuto dalla commissione di esperti. «Per me è santo, ma occorre attendere. Il cammino ha le sue regole». Il successore, monsignor Corrado Pizziolo, in questa intervista fa il punto della situazione religiosa e sociale nella diocesi che comprende anche parte di Sacile, Brugnera e Caneva.

Eccellenza, la gente attende l’annuncio della beatificazione di Albino Luciani, suo predecessore alla guida di questa diocesi.

«Il processo è bloccato in quanto quello che si riteneva un miracolo operato non è stato approvato dalla commissione per la beatificazione: si trattava di una guarigione attraverso l’invocazione del pontefice, che non è stata riconosciuta come tale. Questo, ad ogni modo, dimostra che la Chiesa si muove con scrupolo e serietà. Occorre, dunque, attendere un evento prodigioso e non spiegabile e da lì ripartire. Sono convinto della santità di papa Luciani, ma il cammino ha le sue regole. Al momento non è noto un nuovo miracolo. I tempi si sono allungati, quindi, allo stato, nulla è programmabile».


Articolo completo qua:  http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2015/04/26/news/l-intervista-parla-pizziolo-1.11309219


Via i rosari dalla statua del Papa

Spogliata l’effigie di Luciani, sconcerto a Ceneda: sospetti su una donna. Il parroco minimizza






VITTORIO VENETO. Spogliata dei rosari la statua di Papa Luciani. Incredulità ieri mattina in piazza Giovanni Paolo I a Ceneda per la scomparsa di decine di coroncine collocate sull’effigie del pontefice, già vescovo di Vittorio Veneto.
Il parroco don Silvano De Cal, minimizza: «Sarà stato qualcuno un po’ zelante che aveva desiderio di recitare il rosario nel mese di maggio nella propria casa». I rosari sono stati trovati ammucchiati all'interno della cripta della cattedrale vittoriese, davanti alla grotta della Madonna di Lourdes.
«Giovedì sera erano ancora attorcigliati tra le mani della scultura», raccontano alcuni testimoni. L’azione sarebbe stata compiuta, secondo alcune voci, ieri mattina da una donna che non è ancora stata identificata.
Le manifestazioni spontanee di devozione popolare erano iniziate tre anni fa quando un ignoto fedele sistemò per primo tra le mani della statua di Papa Luciani una corona del rosario. Un esempio presto seguito da altri. Nel tempo è divenuto un luogo di preghiera e di ex voto, una pellegrinaggio silenzioso e continuo per il Papa del sorriso, pregato da molti già come un santo.
Il quartiere vittoriese, intanto, si divide sull’opportunità o meno di lasciare i rosari esposti. «Li avrei visti meglio raccolti in una teca», sottolinea un sacerdote. C’é chi afferma di averne visto qualcuno a terra, c’è pure chi riferisce di altri gesti non proprio religiosi: qualche passante avrebbe tentato di portarsene uno a casa.


mercoledì 31 dicembre 2014

Trova in un garage e rimette a nuovo la vecchia auto di Papa Luciani

Canale d'agordo 
 
L’eccezionale scoperta di Antonio De Nardo: era in un’autorimessa di Codognè «Era come un ferro vecchio, ora può viaggiare: vorrei offrirla a Papa Francesco»


CANALE D’AGORDO Per anni era rimasta, come un ferro vecchio, abbandonata in un'autorimessa. È l'auto di Papa Luciani, una Fiat 1100, che utilizzava quando era vescovo di Vittorio Veneto. Il reperto unico e storico si trova a Codognè ed è stato esposto sabato al pubblico per la prima volta. L'eccezionale ritrovamento è stato fatto da un ristoratore, Antonio De Nardo. «Mi piacerebbe che qualcuno la valorizzi, chissà che Papa Francesco possa farci un pensierino», racconta il proprietario
. A svelare un segreto, rimasto celato per anni, è Pio Dal Cin, che ha raccolto la sua testimonianza nel libro «Codognè cuore Veneto». «L'ho trovata per caso in un'autorimessa, era ferma, tutta sporca di escrementi», racconta De Nardo, gestore della storica trattoria Campocervaro di Codognè e appassionato di vettura d'epoca, «non sapevo a chi era appartenuta, quando ho visto il libretto di circolazione mi è venuto quasi un colpo». Nella carta di circolazione appariva l'intestazione del primo proprietario: «S. E. Luciani Mons. Albino, nato a Forno di Canale il 17.10.1912» e la residenza, il castello di San Martino di Vittorio Veneto, la sede vescovile. La data d'immatricolazione è il 18 agosto 1960. Albino Luciani era alla guida della diocesi vittoriese da quasi due anni. La vettura, all'epoca un lusso, fu donata al vescovo dalla Cassamarca. Presumibilmente la utilizzò sino al 1969, quando divenne patriarca di Venezia. Nessuno sapeva che fine avesse fatto quella Fiat 1100, finchè Antonio De Nardo la ritrovò in uno stato di semi abbandono a San Michele di Ramera. Il precedente proprietario non sapeva cosa farsene. De Nardo invece, come molti ragazzi degli anni '50 e '60, aveva un ricordo personale legato a papa Luciani. «Monsignor Luciani mi aveva cresimato», ricorda il ristoratore di Codognè, che così l'ha acquistata e si è fatto promotore del restauro. Il lavoro di recupero è stato interamente «made in Codognè». «L'ho portata dal carrozziere di qui, Gianni Felet», spiega, «il motore l'ha sistemato Gaetano Rossi, l'artista delle auto di Codognè». La Fiat 1100 ha quasi 200 mila chilometri, «196 mila per l'esattezza», specifica il proprietario. Ma il restauro l'ha riportata allo splendore originale. «Era la macchina dei “siori”, è un po' invidiata da tutti», dice De Nardo con un pizzico di orgoglio, «facilissima da guidare e affidabile».

Antonio De Nardo sull'auto restaurata...
Antonio De Nardo sull'auto restaurata di Papa Luciani

La vettura è iscritta all'Asi, l'Automobil Club storico Italiano e ha partecipato a qualche raduno. Lui ha fatto solo pochi chilometri, la custodisce quasi come una reliquia e ha il sogno che qualcuno possa valorizzarla. «L'importante è che chi la compra sappia che è un'auto speciale, piuttosto che vada nelle mani sbagliate preferisco tenermela». Antonio De Nardo non vuole che la “papa mobile” diventi un oggetti di business. Il riferimento è ad una Golf appartenuta a Papa Ratzinger, prima della nomina a Pontefice. Una decina d'anni fa, la Golf di Ratzinger venne messa all'asta su Ebay e fu acquistata da un casinò online del Texas, ricoperta di loghi pubblicitari.

http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2014/12/09/news/trova-in-un-garage-e-rimette-a-nuovo-la-vecchia-auto-di-papa-luciani-1.10464062

domenica 5 ottobre 2014

La fede di Zambon «Io, guarito pregando papa Albino Luciani»

Il sindaco di Conegliano a Canale d’Agordo alle celebrazioni «Nei momenti duri io e i miei familiari ci siamo rivolti a lui»

di Francesco Dal Mas 
 
CONEGLIANO. La fede in papa Luciani ha dato una grossa mano a Floriano Zambon. Il sindaco di Conegliano lo crede, ma non lo ammette, tanto meno lo dice, per la prudenza che tutti gli riconoscono. Ogni anno, però, sale a Canale d’Agordo, il paese natale di Giovanni Paolo I, per rendergli omaggio con la preghiera e la testimonianza. Lo fa, in privato, il 26 agosto, il giorno anniversario dell’elezione a pontefice di colui che è stato vescovo di Vittorio Veneto per 10 anni, dal 1958 al 1968. Lo ha fatto anche quest’anno, insieme a numerosi pellegrini di Pieve di Soligo, che hanno accompagnato il parroco Giuseppe Nadal e il cardinale Beniamino Stella, che ha presieduto la solenne concelebrazione. E insieme ad altri fedeli di Farra, Conegliano, Vittorio Veneto, Sacile, Oderzo. Con Zambon anche Luigi Dorigo, un o amico, che al tempo della malattia lo ha convinto e accompagnato nel chiedere l’intercessione del “papa del sorriso”.
Zambon nel 2005 ha cominciato a guarire dal linfoma da cui era stato colpito nel 2004, con ricoveri prolungati prima a Castelfranco e poi a Verona. Nei primi 6 mesi di malattia i medici si era dimostrati tutt’altro che ottimisti. E molti coneglianesi, al termine di quel calvario, hanno parlato di “miracolo”. È una parola che Zambon non ha mai usato, per pudore. «È pur vero – ammette il sindaco – che ho pregato molto. E con me i famigliari, i parenti, tantissimi amici. Ed è anche vero che mi sono ripetutamente rivolto a Luciani, come al beato Tezza, perché intercedessero per la mia guarigione». Luciani, appunto. Zambon non lo ha conosciuto da vescovo, da patriarca di Venezia e da papa, sì. «L’ho sempre stimato ed apprezzato per la semplicità, anzi l’umiltà del tratto, e per la fermezza nei valori». Quando Luciani è salito al soglio pontificio, Zambon era ragazzo e per guadagnarsi i soldi per i libri scolastici faceva la stagione estiva al rifugio Pisciadù, sulle Dolomiti della Val Badia. «Ho ancora nella memoria quella fumata bianca, la sua prima benedizione dal balcone di San Pietro, il suo primo Angelus; ho registrato tutto. Anche in rifugio eravamo tutti eccitati per un papa di casa nostra. Ricordo la sua raccomandazione, al bambino che ha voluto accanto a sé ad un’udienza in sala Nervi, ad andare avanti con la scuola; è stato uno sprone anche per me, Con papa Luciani ho senz’altro un debito di riconoscenza».
Ed ecco il sindaco di Conegliano pellegrino a Canale d’Agordo; l’anno scorso aveva accompagnato gli amici del Piccolo Rifugio. Quest’anno si è fatto carico di un desiderio che vorrebbe mantenere segreto, ma per la caparbietà del cronista non ci riesce. «Spero vivamente che il processo di beatificazione possa procedere speditamente. Mi risulta che in ottobre verrà presentata alla congregazione per la causa dei santi la positio, cioè tutta la documentazione sulle virtù cristiane praticate eroicamente da Luciani. A seguire dovrebbe intervenire la commissione medica della stessa congregazione per l’accertamento del miracolo». Anche in questo caso una guarigione prodigiosa: da un linfoma che aveva colpito un pensionato pugliese.

30 agosto 2014
 











Morto nel sonno l’ex segretario di Luciani

Monsignor Taffarel è spirato come i “suoi” due vescovi, Albino e Cunial. È stato trovato dalla sorella suora. Aveva 77 anni




di Francesco Dal Mas 
 
TARZO. E’ morto, serenamente, nel sonno, come, 36 anni fa, il 28 settembre 1978, papa Luciani, di cui era stato segretario quand’era vescovo di Vittorio Veneto. E come mons. Antonio Cunial, di cui pure aveva retto la segretaria, deceduto a Lourdes il 10 agosto 1982. Mons. Francesco Taffarel, 77 anni, arciprete di Tarzo da 5, è stato trovato nella sua camera da letto ieri mattina, ormai senza vita, colpito da un infarto. «L’ho chiamato verso le 6,30, perché non si era ancora alzato – racconta la sorella Pasqua -. Non mi ha risposto, sono entrata e mi sembrava che dormisse profondamente. Ho cercato di svegliarlo, aveva il volto sereno. Ho subito realizzato che fosse morto, probabilmente da pochi minuti. Esattamente come era accaduto a Luciani e a Cunial. Eppure mio fratello non soffriva di disturbi». Pasqua ha chiamato il 118, ma all'arrivo dell'ambulanza per il parroco non c'era più nulla da fare. Coincidenze. Tante. La prima a trovare Giovanni Paolo I morto è stata la fedele suor Vincenza Taffarel. Si commuove, la sorella, ripercorrendo i corsi ed i ricorsi della storia del fratello e di chi ha servito. «Il Padre se l’è portato via all’improvviso, per fortuna senza soffrire». Nato a Sonego di Fregona il 3 dicembre 1936, don Francesco venne ordinato sacerdote a Serravalle il 29 giugno 1960. Tra i primi incarichi, quello di segretario dei vescovi Luciani e Cunial. Il sacerdote è stato in seguito parroco di Motta di Livenza, quindi a Tarzo. Dal 1999 era canonico onorario del Capitolo della Cattedrale. Il funerale verrà celebrato sabato 4 ottobre, giorno del suo onomastico, alle 10 dal vescovo Corrado Pizziolo nella chiesa di Tarzo. Solo una settimana, il 24 settembre, don Francesco aveva partecipato alle esequie del suo diretto dirimpettaio, don Angelo Lucchetta, parroco di Corbanese ed Arfanta. Domenica sera don Taffarel aveva preso parte alla solenne concelebrazione in cattedrale con il cardinale Beniamino Stella e col vescovo Pizziolo per l’anniversario della dedicazione dell’edificio di culto. Il sacerdote ha attraversato il duomo, in processione, con passo deciso, non palesava problemi fisici. Stella lo ha salutato con calore, nel comune ricordo appunto di Luciani. Dell’allora vescovo di Vittorio Veneto don Francesco è stato un cultore, oltre che segretario personale dal 1966 al 1970, quando lo stesso Luciani fu nominato patriarca di Venezia. Ne ha sempre coltivato la memoria viva, tra l’altro curando il volume “Papa Luciani. Un pensiero al giorno” (1990) e “Papa Luciani racconta. Esempi e aneddoti narrati da Giovanni Paolo I” (2005) in cui sono confluiti molti suoi ricordi personali. Ha raccontato recentemente: «Quando mi chiamò, nel 1967, Luciani mi disse: “Ho bisogno di te come segretario particolare, per qualche anno; poi ritornerai al servizio pastorale parrocchiale; non avrei piacere che ti abituassi a calpestare tappeti e corsie”». Come segretario don Francesco ricopiava a macchina gli scritti di Luciani, le lettere, gli interventi, sempre “tormentati” da molte correzioni. Don Francesco lo aiutava nella ricerca bibliografica, di documenti, di libri, accoglieva le persone che chiedevano di incontrare il vescovo. Gli faceva da autista e da cerimoniere nelle celebrazioni. "Luciani diceva: «Sono un montanaro, figlio di povera gente… a vivere in un castello mi sembra di essere "arlecchin finto principe”…», e infatti fece togliere lo stemma vescovile dall'ingresso. Sempre gentile e premuroso, ringraziava dei servizi, salutava ed augurava il buon giorno e la buona notte". Si alzava verso le 5 del mattino; era abituato a trovare un tazza di caffè. E don Francesco si affacciava all’alba. Ma succedeva che partendo presto per la visita pastorale, Luciani si alzasse per primo, preparava il caffè e a volte bussava alla porta della camera del segretario. «Era povero di denaro, che non teneva mai in tasca», ricordava ancora Taffarel. Nel 2003 il sacerdote trevigiano partecipò all’apertura del processo di beatificazione di Luciani a Belluno. Venne ascoltato anche come testimone e aspettava con trepidazione la consegna della “positio”, ossia la documentazione sulle virtù eroiche di Luciani, che avverrà nei prossimi giorni in Vaticano.

02 ottobre 2014
 








venerdì 29 agosto 2014

La nipote: «Rispettiamo i tempi della chiesa»



Pia Luciani interviene sul processo di beatificazione di Giovanni Paolo I e sui dubbi attorno al miracolo: «Tutte superficialità, occorre pazienza»
















CANALE D’AGORDO. Papa Luciani ‘santo subito’? Così in centinaia l’hanno pregato nel giorno anniversario della sua elezione, quando in piazza a Canale il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero, ha presieduto una solenne concelebrazione.
Tra i presenti anche la nipote del ‘papa del sorriso’, Pia Luciani, che per quanto riguarda il processo di beatificazione smentisce presunti ritardi ed invita "soprattutto i media" ad avere "pazienza".
«Come vede, signora, è il popolo che lo prega come fosse già sugli altari», proviamo ad obiettare, incrociandola fuori dalla chiesa. «Il popolo, il popolo… Capisco, ma bisogna rispettare i tempi della Chiesa. Che sono i tempi della saggezza. Il processo va avanti. È stato impostato puntualmente. Sarà quel che Dio vorrà» sospira Pia.
Ma lei – insistiamo – è fiduciosa? «Io mi rimetto alla volontà della Chiesa». E le difficoltà di cui si parla circa il miracolo? Il pugliese Giuseppe Denora che sarebbe guarito da un linfoma in modo inspiegabile per la Chiesa è considerato un miracolato dalla sua diocesi, che ha concluso positivamente la propria fase processuale. Si dice che qualche dubbio sia intervenuto a Roma. «Tutte superficialità», secondo Pia Luciani. «La Commissione medica della congregazione per le cause dei santi non ha ancora preso in considerazione l’approfondimento del presunto miracolo perché prima dev’essere presentata la ‘posizio’», il che avverrà in ottobre.
Il colloquio tra il cronista e la nipote del “papa del sorriso” s’interrompe perché arriva il cardinale Beniamino Stella, prefetto della congregazione per il clero. Il porporato saluta cordialmente Pia e poi guarda in alto, alla facciata della chiesa con l’immagine dello zio eletto papa 26 anni fa. «Lo preghiamo» sorride Stella. «Sì, lo preghiamo», fa lei. «Lo prega come un santo?» insiste il cronista. «Io prego il Signore» glissa Pia. A Canale e nella valle del Bios, comunque, proprio questo è il sentimento popolare. Aleggia, per aspetti, un’atmosfera di serenità, di “serena santità” ebbe a dire, a suo tempo, mons. Vicenzo Savio.
Se ne rende conto anche Pierantonio Zanchetta, dirigente del Servizio Forestale del Veneto. «Qui a Canale, come lassù a Lorenzago, si avverte il profumo di un’aria diversa. È per questo che abbiamo allo studio, in questo paese, un’iniziativa analoga a quella realizzata nel bosco di Lorenzago, con il santuario all’aperto».
Zanchetta non ci vuol dire se sarà un altro santuario e se questo verrà dedicato al prossimo beato, Luciani appunto. «È un progetto singolare, che unirà i due paesi in modo originale, e che speriamo di poter materializzare per la prossima estate, quando sarà pronto anche il museo dedicato a Luciani».
In piazza a Lorenzago, intanto, campeggia l’altare confezionato e in parte scolpito nel legno dagli uomini di Zanchetta. «A questo Paese, tra l’altro, sono legato da storici vincoli. Mio bisnonno trasportava la birra nel locale che si trova dietro la chiesa. Era la prima, vera birra di Pedavena». Ed eccolo, l’avo di Zanchetta, ritratto in una storica foto vicino al bancone dell’attuale birreria. Transita in piazza Dario Bond, consigliere regionale di FI. 

Francesco Dal Mas 

28 agosto 2014
 






 








A Canale il 36mo dell’elezione di Albino Luciani


Celebrata la ricorrenza con una messa presieduta dal card. Stella. Ricordata la figura di don Filippo Carli.


video


http://www.telebelluno.it/wp/wp-content/uploads/2014/08/270814A3LUCIANI.mp4
 
 

mercoledì 27 agosto 2014

Stella: «Papa Luciani? Un sacerdote trasparente, senza ipocrisia»

Il Prefetto della Congregazione del Clero ha presieduto una Messa nel 36° anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo I. «Il sorriso di Francesco ce lo fa ricordare»
 
 
LAPRESSE


26/08/2014


«Il sorriso, la semplicità, l'umanità e il suo non risparmiarsi per il servizio alla Chiesa di papa Francesco ci fa ricordare con profondo affetto il nostro Papa Luciani». Lo ha detto oggi il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il Clero, celebrando a Canale d'Agordo una Funzione solenne in occasione dell'anniversario dell'elezione a pontefice di Albino Luciani, originario del paese bellunese, il 26 agosto 1978.

«Un sacerdote trasparente, zelante e senza ipocrisia». Giovanni Paolo I viene definito innanzitutto così da Stella, che con Luciani condivide «le radici in questa terra veneta; l’ho conosciuto da vicino anche come mio Vescovo, per 11 anni, dopo aver partecipato in Roma alla sua consacrazione episcopale».

Giovanni Paolo I «sarà ricordato soprattutto come un modello di vita sacerdotale», ha affermato il Prefetto. Un sacerdote «con una vita tutta volta a rendere visibile e credibile la sostanza del Vangelo - nell’umiltà, nella carità e nella povertà - con una stupenda coincidenza tra quanto insegnava e quanto praticava e viveva, nella fedeltà quotidiana alla sua vocazione, in tutto il suo percorso, da giovane prete fino alla Cattedra di Pietro».

Prete «esemplare, dunque! Che ha speso le sue energie, prima come docente e Vicerettore del Seminario, poi come Vicario generale a Belluno e come Vescovo a Vittorio Veneto, nella cura delle vocazioni e dei sacerdoti. Ha voluto un gran bene ai suoi preti – ha rammentato il Porporato - anche a quelli che lo hanno fatto soffrire».

E poi il Cardinale ha continuato: «Nel ricordino della prima Messa don Albino aveva fatto scrivere: “Il sacrificio che oggi ti offro, ti sia grato, o Signore, e sia di conforto e di consolazione a quanti lo hanno preparato e atteso”. Ma chi l’aveva preparato e atteso? Certamente gli sarà passata davanti agli occhi la barba di quel frate cappuccino che nella primavera del 1923 gli aveva fatto scoccare la scintilla della vocazione; la maestria nell’uso della fionda di frate Remigio, predicatore quaresimale a Canale d’Agordo, conquistò Albino e gli fece cogliere il fascino di una vita spesa per il Signore». E sicuramente al futuro Papa sarà tornata alla mente anche la lettera «del papà suo Giovanni, allora emigrante in Germania per mantenere la famiglia, che lo aveva autorizzato a entrare in Seminario, come vivamente desiderava».

Ma in particolare «ricordò don Filippo Carli, il caro pievano che solamente pochi mesi prima dell’ordinazione di don Albino, nel 1934, aveva chiuso gli occhi alla scena di questo mondo: in quella giornata era il suo parroco il grande assente, ma molto presente nello spirito». Stella ha spiegato: «Una volta scoperto il “pacco regalo” posto nel cuore di Albino dal Signore, il ragazzo venne aiutato a scoprirne il contenuto proprio dalla bella figura sacerdotale del suo parroco, don Carli, che provvide a indirizzarlo al Seminario, orientando la sua famiglia e predisponendo l’ambiente e le circostanze. Attraverso la guida e l’esempio di questo sacerdote, l’intuizione iniziale divenne una scelta definitiva di vita nel sacerdozio».

Sono molteplici «le linee e di continuità che uniscono don Filippo e don Albino: per esempio, nella strenua volontà di essere semplice ed efficace nella predicazione e nella catechesi; nell’attenzione agli umili e ai poveri; nell’obbedienza e nella lealtà verso la Chiesa».

Don Carli «voleva farsi capire dalla gente nella sua predicazione e questo fu il pregio del sermo humilis, del dire umile di Papa Luciani. Don Filippo avviò con intelligenza, qui a Canale d’Agordo, la pubblicazione di un bollettino parrocchiale e il Patriarca Luciani – ha raccontato Stella - incurante delle critiche dei benpensanti che avrebbero preferito un magistero più cattedratico, chiedeva posto nel Gazzettino e nel Messaggero di Sant’Antonio, per pubblicare le sue celebri lettere agli Illustrissimi, certo del passato, ma per attrarre l’attenzione dei vivi e dei presenti, su temi importanti, formulati nella semplicità, ma saporosi nel contenuto». Dunque, profondità di concetti espressa in un linguaggio familiare, quotidiano.

E ancora: «Don Filippo fu il prete dei poveri, don Albino non lasciava mai andare via un questuante che bussava alla porta dell’Episcopio. “Miei fratelli, diceva, non possiamo dire di amare Cristo, se non condividiamo questa passione per la povera gente”. (Omelia per la Festa di San Marco del 25 Aprile del 1974)».

Poi: «Don Filippo visitava con delicatezza gli ammalati; don Albino non trascurò mai quest’opera di misericordia».
Inoltre, don Carli «sentenziava spesso: “Obbedire bisogna”! Monsignor Luciani fece della lealtà verso i superiori la stella del suo cammino, partendo dall’umile servizio di Vicerettore nel Seminario a Belluno, fino alla più coraggiosa ed esemplare lealtà verso Paolo VI, nei momenti più drammatici della contestazione degli anni Settanta». E con lo stesso spirito di ubbidienza «accettò anche la chiamata al soglio pontificio».